Damien Hirst: Royal Academy, no grazie

 
Micol Di Veroli
9 luglio 2009
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Ogni settore ha il suo fuoriclasse, il genio sregolato che puntualmente infrange le regole in maniera plateale infischiandosene di quello che pensa il pubblico e finendo puntualmente sulle prime pagine di giornali e riviste. Damien Hirst, senza star troppo a discutere sulle sue presunte o reali doti artistiche, può essere tranquillamente definito il fuoriclasse dell’arte.

La star britannica al pari di un Jim Morrison furbetto o di un George Best analcolico riesce sempre a fare notizia e molto spesso non per le sue opere ma per le sue chiacchierate decisioni. La notizia del giorno arriva fresca da Londra,  secondo quanto afferma il quotidiano Evening Standard il capo esecutivo della Royal Academy Dr Charles Saumarez Smith, avrebbe ultimamente chiesto a Damien Hirst di diventare membro della Royal Academy of Arts ma questi avrebbe prontamente rifiutato senza addurre spiegazioni plausibili.

Questa non è la prima volta che un artista si rifiuta di entrare a far parte della prestigiosa istituzione, prima di Hirst infatti anche Lucian Freud, Howard Hodgkin e Paula Rego declinarono l’importante offerta. La Royal Academy è un’istituzione privata ed indipendente fondata dal 1768 da Re Giorgio III, essa è devota alla promozione, alla creazione ed alla diffusione delle arti visive attraverso mostre, dibattiti ed altre forme didattiche. La membership dell’istituzione è formata da 80 artisti, ognuno dei quali selezionati ed eletti. I membri possono partecipare alla Summer Exhibition annuale presentando fino a 6 opere ed inoltre hanno l’opportunità di partecipare ad altri eventi collaterali e piccole mostre ed occasionalmente in grandi eventi alla Sackler Gallery.

Molti membri inoltre sono coinvolti nell’insegnamento durante il programma scolastico della Royal Academy. Mentre il nostro Damien Hirst non è interessato a divenire membro dell’istituzione, Tracey Emin non sembra essere dello stesso avviso. L’artista che ha accettato la membership nel 2007 ha così commentato la sua scelta: “Far parte della Royal Academy non significa trasformarsi in dei conformisti anzi significa che la Royal Academy è divenuta nel corso degli anni più aperta e brillante”. Che dire, a caval donato non si guarda in bocca.

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