Changing Channels, quando la televisione diventa arte

 
Micol Di Veroli
5 marzo 2010
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La televisione è il nuovo oppio dei popoli. Dalla sua nascita ad oggi il tubo catodico ha cambiato la storia della società moderna organizzando il pensiero comune e dettando stili, linguaggio e comportamenti dello spettatore medio. Nella sua pur breve vita la Tv è riuscita ad anestetizzare le masse, a riscrivere le immagini della storia ed a confondere e mistificare gli eventi politici e sociali ma è innegabile che questa moderna scatola dei sogni ha fornito anche incredibili spunti all’arte contemporanea.

Il rapporto tra televisione ed arte è il tema principale di una nuova mostra dal titolo Changing Channels, Art and Television 1963-1987 che sarà ospitata dal Mumok, Museum Moderner Kunst di Vienna dal 5 marzo al 6 giugno 2010. Dalla metà degli anni ’60, artisti del movimento Fluxus come Nam June Paik, Stan Vanderbeek o Wolf Vostell hanno utilizzato il potere manipolativo e le trasformazioni estetiche dell’immagine elettronica. Grazie agli interventi audiovisivi sull’apparecchio televisivo, tali maestri del contemporaneo hanno creato nuove strutture di comunicazione e forme di partecipazione legate all’arte. Altri collettivi artistici come Ant Farm e Raindance hanno invece mostrato, tramite le loro performance che prevedevano l’uso di videocamere, il lato oscuro del processo di creazione dell’immagine televisiva. Artisti come Andy Warhol hanno preso spunto dalla Tv e dalla sua realtà irreale all’interno della quale anche il più drammatico fatto di cronaca diviene uno spettacolo piatto ed anemico che nel continuo ripetersi perde ogni significato.

Yoko Ono e John Lennon hanno invece utilizzato la Tv per amplificare la loro presenza e distribuire alle masse il loro messaggio artistico/politico. Infine artisti come Judith Barry, Michael Smith ed Ilene Segalove hanno utilizzato il tubo catodico per amplificare il paradosse del consumo e del divertimento di massa, paragonando tali manifestazioni ad una società sempre più schiava dello schermo.

Insomma, tra le tante proposte in mostra ci si trova davanti ad un vero e proprio zapping artistico ma, a differenza del vuoto automatismo da telecomando, ci troviamo di fronte a capolavori che svegliano le nostre percezioni.

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