La “Biennale diffusa” di Vittorio Sgarbi e la risposta di Gino De Dominicis

di Redazione Commenta

Massimo Cacciari, Alberto Arbasino, Tahar Ben Jelloun, Bernard-Henri Levy, Umberto Eco, Furio Colombo, Guido Ceronetti, Aldo Busi, Roberto Capucci, Emanuele Severino, Roberto Calasso, Roberto Saviano, Giorgio Pressburger, Giorgio Reale, Raffaele La Capria, Paolo Mieli. Questi sono gli intellettuali scelti da Vittorio Sgarbi, le figure “dall’intelligenza manifesta” che sotto la sua supervisione saranno chiamate a selezionare i 150 artisti provenienti da tutte le regioni d’Italia i quali a loro volta occuperanno lo spazio dell’Arsenale alla Biennale di Venezia 2011.

Ma nella Biennale Diffusa di Sgarbi ci sarà anche Oliviero Toscani in una sezione speciale a Forte Marghera più tante altre sorprese in tutta Venezia. Insomma chissà cosa ci aspetterà alla prossima edizione della celebre kermesse. Intanto scatta subito la polemica con un Vittorione Nazionale che dalle pagine del Corriere del Veneto apostrofa Francesco Bonami e Achille Bonito Oliva come fautori dell'”arte curatoriale che sa di ospedale”, oltraggiando due figure che hanno praticamente e fattivamente scritto la storia della curatela e della critica contemporanea nazionale (e non). Noi di Globartmag ci sentiamo in diritto di commentare le scelte di Vittorio Sgarbi ma è pur vero che non avendo mai operato all’interno di una Biennale saremmo privi di quell’esperienza necessaria per commentare il lavoro altrui. La nostra risposta sarà quindi materializzata dalle parole del grande artista  Gino De Dominicis. Ecco quindi cosa pensava il genio “invisibile immortale” di quella Biennale del 1995 curata da Jean Clair (articolo apparso su Repubblica del 1995):

“Pensi, ne ho contate ben quindici di categorie presenti tra gli espositori alla penultima Biennale di Venezia: musicisti, registi, poeti, giornalisti, fotografi, ballerini, ecologisti, attori, critici, galleristi, sociologi, commediografi, performer, filosofi e videoartisti. Cosa c’ entrano con una mostra d’ arte?

Oggi i critici vogliono assurgere a protagonisti. Quando Clair dà il titolo alla mostra portante della Biennale, ‘ Identità e alterità’ , vuole in realtà fare un’ operazione culturale che interessa soltanto a lui. L’ opera d’ arte si riduce così a semplice illustrazione del suo tema“.

Photo Copyright: Panorama.it

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