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  • 11
  • mar
  • 2011

Exibart licenzia Exibart: fuori Tonelli e Sighele

Di Micol Di Veroli, in Art Gossip, Editoria.

Sembrava un banale intervento di routine, quelli che costringono ogni tanto i siti internet con tanti contenuti a fermarsi per aggiornare un software obsoleto o quanto alto. Dopo un paio di giorni di silenzio però, l’immobilità delle speed news di Exibart ci ha fatto pensare a qualcosa di serio. Ebbene dietro quel breve comunicato che addossava le colpe ad un non specificato problema tecnico si nasconde qualcosa di ben più grave, una vera e propria tragedia che rischia di minare le basi dell’informazione artistica su internet. Nel ribadire la nostra solidarietà, vi forniamo il comunicato che in queste ore sta girando su Facebook:

Exibart, testata d’arte tra le più popolari in Italia, ha licenziato nei giorni scorsi sia il direttore editoriale Massimiliano Tonelli, sia il direttore responsabile Giovanni Sighele, entrambi fondatori – alla fine degli anni novanta- di un vero e proprio caso dell’editoria culturale italiana degli ultimi anni. “Exibart è un organismo scaturito da oltre dieci anni di massacrante lavoro” afferma Massimiliano Tonelli. “Il dispiacere per scelte immotivate, scellerate e dannose per la testata non è tanto personale, quanto per un intero settore culturale ed economico del nostro paese. Da oggi il mondo dell’arte italiano non avrà più il suo megafono, la sua piazza, il suo punto di riferimento aperto a tutte le voci. Niente paura”, conclude Tonelli “sono già a lavoro per fondarne un altro ancor più efficace, ancor più ficcante, ancor più vivace, impeccabile e… antipatico! Nel più breve tempo possibile e con l’aiuto di tutti coloro che mi hanno sempre seguito, sostenuto e stimato”.

Fondato nel 1996 da Giovanni Sighele e diretto dal 1999 da Massimiliano Tonelli, Exibart è la più diffusa, popolare, capillare testata d’arte in Italia, come accessi la seconda al mondo. Exibart ha avuto il merito, durante tutto il corso degli Anni Zero, di cambiare il linguaggio in un settore allora imbalsamato come quello dell’arte. Il pionieristico sito web, lanciato nel 1996, è stato seguito dal periodico cartaceo nel 2002, una novità dirompente che ha fondato il concetto stesso di freepress culturale e che vanta a tutt’oggi decine di tentativi di imitazione in tutta Italia.

Nel 2007 è arrivata poi la tv web, ad oggi in Italia l’unica importante emittente televisiva digitale per l’arte, capace di eguagliare, per contenuti, tempestività e qualità, la grandi web tv internazionali. Sempre centrata, poi, la presa sulle novità tecnologiche: primi sul wap all’epoca del wap e primi sull’iPhone appena arrivato l’iPhone con una app scaricata da migliaia di utenti. 30mila i visitatori quotidiani al sito, 60mila le copie stampate della rivista cartacea, 55mila gli iscritti alle mailing list: una storia editoriale di successo interrotta senza alcuna reale motivazione.

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Commenti:

Sono stati scritti 4 commenti su "Exibart licenzia Exibart: fuori Tonelli e Sighele"

  1. Marcus Junius Brutus Caepio

    Sic semper tyrannis! Perché è stato licenziato Tonelli
    Forse non tutti sanno che Massimiliano Tonelli, oltre a frequentare le inaugurazioni di tutte le gallerie dei propri amici romani (raramente si sposta dalla capitale) di giorno lavora in banca; si è un impiegato di banca per otto ore al giorno.
    Massimiliano Tonelli non è neppure giornalista, si esatto, non ha neppure fatto l’esame per diventare giornalista, eppure dice di dirigere il giornale che il realtà dovrebbe essere stato diretto da altra figura, Giovanni Sighele (che nel colophon di Exibart è sempre apparso quale Direttore Responsabile), ma che a quanto pare ha solo lasciato che Tonelli facesse un po’ come gli sembrava opportuno.
    Tonelli quindi, con l’assenso di Sighele, si è divertito per anni a scorrazzare nel mondo dell’arte, senza regole, esprimendo per lo più quello che gli passava per la sua arrogante testolina di impiegato. Forse la protratta e forzata contemplazione del soffitto del suo posto di lavoro gli ha fatto immaginare di poter essere un novello Sgarbi, sì da poter emettere giudizi tranchants su tutto e su tutti, e anche di poter giocare con un progetto editoriale del quale non doveva rispondere nè economicamente (tanto c’era l’editore che pagava per tutti i suoi insulti a ruota libera), nè giornalisticamente (non assumendosi la responsabilità di ricoprire il ruolo di direttore responsabile).
    Ma di Sgarbi, con i suoi pregi e con i suoi difetti, ce n’è uno ed è effettivamente uno che i suoi titoli se li è meritati sul campo, uno che effettivamente ha letto e studiato, che ha passato la sua vita a conoscere ed interpretare l’arte e non a fare i conti in banca.
    Comunque l’iniziativa Exibart può dirsi che si sia sviluppata in questo modo: Giovanni Sighele, professionista di certo geniale e rispettabile, ma con una mente votata più all’informatica che all’arte, ha creato un sito web veramente innovativo, con meccanismi tali da consentirgli di essere un punto di riferimento per quanto attiene agli avvenimenti nel campo dell’arte (facendo peraltro lo stesso per quanto attiene al sito della squadra di calcio della Fiorentina). Tonelli ha riempito il sito web di contenuti, assolutamente discutibili e di certo sempre troppo parziali e esageratamente taglienti, magari affascinando taluni, ma scontentando parecchi.
    Basti considerare la polemica con l’arcigay per l’assurdo articolo apparso su altro sito (degradoesquilno), sempre infarcito di pesanti e ingiustificate invettive.
    Il risultato al 2010 è stato il seguente: un sito con milioni di contatti, certamente un punto di riferimento nel mondo dell’arte, ma riteniamo più per le notizie che metteva a disposizione che per i commenti critici del Tonelli, e soprattutto con un mare di debiti e sull’orlo del fallimento.
    I bilanci di Emmi, l’editore di Exibart, sono pubblici e sono un elemento indiscutibile. Tutto il resto e soprattutto le polemiche (compresa questa) sono “fuffa”.
    Nel 2010, un manipolo di soggetti effettivamente poco avveduti, ha ritenuto di voler “salvare l’iniziativa”, mettendoci i soldi di tasca propria per evitare il fallimento. Operazione assolutamente impossibile con il Tonelli che bloccava costantemente qualsiasi iniziativa, a partire da quella dello sviluppo internazionale. E non per ragioni sostanziali, ma semplicemente perché Tonelli non conosce le lingue e quindi temeva di perdere il timone dell’iniziativa. Avete mai provato ad avere una conversazione in inglese con Tonelli? Una cosa imbarazzante. Chi ci doveva andare quindi a parlare con Zaha Hadid all’inaugurazione del Maxxi, un interprete?
    Ci chiediamo, come si fa nel 2010 ad occuparsi di arte limitandosi a Roma, massimo a Milano?
    E certo che Tonelli non incontrava gli editori. Magari se qualche volta fosse stato a Parigi, a Londra o (quando mai) a New York qualche editore lo avrebbe incrociato. E’ chiaro che restando relegato tra Roma e il suo lavoro di impiegato, poco ha potuto fare.
    E così per la TV. A Tonelli non piaceva la grafica e lo speaker perché muoveva troppo la testa. E allora dai a insulti. Risultato rottura del contratto che avrebbe potuto sviluppare l’iniziativa.
    Molti auguri per la nuova iniziativa Artribune, solo un’osservazione? Perché scimmiottare un nome inglese quando il direttore l’inglese non lo sa? Fortuna che questa volta non ci sono h di mezzo, altrimenti le avrebbe ignorate come per Exhibart.
    Detto questo, con questa mail da parte nostra concludiamo la polemica, soprattutto con un soggetto che non se lo merita. Se Tonelli avesse avuto le palle avrebbe lasciato il suo posto alla banchetta di provincia e, come gli era stato inizialmente proposto, avrebbe fatto l’esame da giornalista e assunto il ruolo di direttore responsabile.
    E se avesse avuto le palle avrebbe lasciato nell’articolo che commentiamo la versione (che abbiamo ben conservato) nella quale accusava il CDA di Emmi di prendere decisioni sotto effetti di sostanze Colombiane. Invece non ha avuto il coraggio perche sa bene di essersi fatto prendere la mano e che l’accusa è falsa e non dimostrabile.
    Tonelli si diverte ad utilizzare il suo italico eloquio per dileggiare soggetti rei di aver investito malamente nell’arte per trarne profitto. Ma è proprio Tonelli ad essere inciampato nel peggiore degli errori che i finanzieri rampanti possono commettere: giocare con i soldi degli altri senza pensare di doverne rispondere.
    Così il tronfio Tonelli, spendendo soldi non suoi, senza assumersi alcuna responsabilità, ha lasciato che un punto di riferimento nel mondo dell’arte venisse ricoperto e sommerso dai debiti.
    Ma forse l’arte ed Exibart meritano di più, certamente anche di noi.
    Sic semper tyrannis!
    Marcus Iunius

  2. gabriele naia

    nel commento precedente, a tratti peraltro sgrammaticato, emerge solo un’evidente acredine verso un progetto editoriale che, a conti fatti (non necessariamente quelli di Emmi), ha rivoluzionato il mondo dell’editoria di settore.
    exibart non è stato certo scevro da imperfezioni, esattamente come qualunque progetto – che accontenterà alcuni e scontenterà altri.
    ma trovo altresì ridicolo liquidare quello che è stato per dieci anni un punto di riferimento indiscutibile in fatto di arte contemporanea sulla base di argomentucci puerili e inconsistenti. tonelli impiegato in banca? tanto di cappello! un’ulteriore riprova che, a volte, i progetti più interessanti e originali nascono fuori dal cerchio ristretto e autoreferenziale dell’arte. tonelli non sa l’inglese? peggio per lui… ma non mi sembra che questo gli abbia impedito di strutturare una rivista di tutto rispetto e, una volta tanto, italiana e non per forza con velleità esterofile!

    per quel che riguarda il futuro di exibart: complimenti alle scelte di Emmi. da quando tonelli e co. sono stati licenziati, la qualità dei pezzi pubblicati è sotto il livello del mare, tanto sgrammaticate, raffazzonate e semplicistiche sono le recensioni. per non parlare degli articoli di approfondimento, ripescati dall’archivio di 3/4 mesi fa, probabilmente.

    come si dice in questi casi: dalla padella alla brace. se la direzione di tonelli aveva accumulato debiti, staremo a vedere quella di natalia encolpio. per ora pare stia accumulando solo reazioni di sgomento. ma diamo tempo al tempo, per carità!

    gabriele naia

  3. Alex

    Credo di essere una dei tanti ..
    Tonelli mi ha trattato con presunzione, non conoscendomi, mi ha giudicato. in questo mondo dove nulla funziona, è all’ordine del giorno, incontrare spregevoli personaggi.
    Non tutti forse sanno che, nel mondo dell’arte, comunque, on comanda nessuno, tantomeno Tonelli, arrogante convinto, figlio di papà, perche in banca non è entrato per giusto concorso.
    Saluti

  4. http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2012/01/ordinanza.pdf

    Il Tribunale di Roma,
    in persona del Giudice dott.ssa Muscolo, ha pronunciato la seguente ordinanza
    pubblicata il 5.I.2012: 1- Inibisce a Artribune e a Massimiliano Tonelli ogni
    diffusione di notizie e apprezzamenti sull’attività di Exibart idonei a determinarne
    il discredito; 2- Inibisce a Artribune e a Massimiliano Tonelli atti compiuti con
    qualsiasi mezzo idonei a creare confusione, anche per associazione, con le
    attività di Exibart; 3- ordina la pubblicazione sul sito della medesima Artribune e
    sulle riviste specializzate FlashArt e Il Giornale dell’Arte; 4- fissa una sanzione
    pecuniaria pari a euro 1000 per ogni giorno di ritardo nella esecuzione della
    presente ordinanza a far data dalla sua comunicazione alle parti resistenti; 5-
    compensa integralmente tra le parti le spese di lite; 6- manda alla cancelleria per
    le prescritte comunicazioni



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