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Click or Clash? Strategie di collaborazione

 
Micol Di Veroli
14 gennaio 2012
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LaRete Art Projects e la Galleria Bianconi di Milano presentano il 19 gennaio la seconda tappa di Click or Clash? Strategie di collaborazione con la partecipazione di Marco Giovani, Niklas Goldbach e Yves Netzhammer e la collaborazione curatoriale di Julia Draganovic e Elena Forin. Click or Clash? Strategie di Collaborazione è un progetto articolato e di lungo periodo che si propone di affrontare come l’accordo o il disaccordo, il consenso o il conflitto, possano oggi creare delle nuove opportunità nell’ambito della sfera della collaborazione, tema fortemente attuale non solo  nelle pratiche artistiche.
Attraverso una strategia di collaborazione orientata verso l’affermazione di una vicinanza complessiva, declinata anche attraverso il valore delle singole differenze, il secondo episodio di Click or Clash? Strategie di collaborazione si concentra sul tema delle strutture di potere nella nostra società: il singolo individuo e le sue relazioni, lo spazio e la tecnologia, e il ruolo dell’immagine sono il punto di partenza di un nuovo confronto sul tema della collaborazione. In questo caso i tre artisti hanno deciso di sviluppare individualmente le loro visioni sul tema, al fine di creare un dialogo all’interno di un percorso tra i singoli lavori. Il team curatoriale, formato da Julia Draganovic e Elena Forin, sviluppa in questa occasione una nuova pratica di collaborazione nella lettura delle opere, al fine di estendere e di approfondire le possibilità critiche e il potere narrativo dei singoli lavori e della mostra.

Marco Giovani realizza una serie di opere fotografiche e installative in cui l’uomo ritorna come forma e come catalizzatore di una fitta trama di intrecci. Le immagini e gli oggetti realizzati da Giovani, tra luci e lati oscuri, mostrano le identità e i codici che regolano l’esistenza, sviluppando i concetti di individuo e natura, e offrendo così il senso di una diversa possibilità e di nuove regole. L’artista mostra lo sviluppo di un nuovo codice che emerge dalle ombre e dalle forme di oggetti comuni deprivati delle loro funzioni e dai corpi e dalle fitte trame in cui sono avvolti, e con cui emergono dal buio. La potente raffinatezza delle sue opere, sempre in bilico tra inganno percettivo e forte presenza, ben si confronta con gli umanoidi di Yves Netzhammer che con il loro richiamo alla semplificazione del digitale, tessono delle relazioni emblematiche con l’ambiente, la natura e il paesaggio. Netzhammer, attraverso il video e l’installazione, proietta le profondità di un universo sommerso, in cui si verificano le condizioni e gli episodi dell’essere dell’uomo nel mondo. Egli ne studia la natura raffigurando il singolo come struttura di potere, in relazione a dinamiche sociali come la violenza e la reciprocità. Il video è collegato all’installazione di sagome di oggetti, visti come icona del nostro vivere, forme conosciute che rappresentano la vita dell’individuo e la vita in comunità. L’ambiguità latente e la ricchezza con cui si articola tale rapporto, crea un interessante dialogo sia con Giovani, sia con Niklas Goldbach. Con il video e una serie di immagini e oggetti, Goldbach esplicita il tema del potere del singolo nella sua relazione non solo con le cose, ma con la sua stessa immagine. Con ironia, egli opera una moltiplicazione dell’uguaglianza per rappresentare l’omologazione nella società di oggi. Questo tema è fortemente presente nel video Bel Air, presentato in anteprima dalla Galleria Bianconi ad Art Miami, dove ha suscitato grande interesse raccogliendo un unanime successo tra visitatori, collezionisti e critici. Il video racconta un percorso interiore, attraverso un vero e proprio viaggio in auto nel paesaggio desertico degli Everglades di Miami, in cui Christoph Bach, premiato come migliore attore tedesco nel 2010, interpreta quattro personaggi diversi, emblematici dei ruoli e dei giochi di forza che si instaurano nei comportamenti umani. In questo racconto, l’idea di omologazione dell’individuo è spinta fino al punto che l’uomo, uguale a se stesso, diventa un elemento e un ulteriore oggetto da osservare.

 

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