Davide Dormino – L’origine della trama

 
Micol Di Veroli
27 gennaio 2012

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Davide Dormino realizza una scultura per raccontare l’evoluzione di un processo creativo: da artigiano ad artista. L’opera racconta l’origine e lo sviluppo del gesto creativo che nasce da un disegno preciso e si sviluppa fino a distruggere l’immagine di partenza. Il lavoro cerebrale e misurato dell’artigiano che esplode nella follia passionale dell’artista. La messa in scena del gesto, dell’invenzione di un metodo ordinato che genera una trama e poi un trauma: la sintesi del momento in cui interviene l’estro e disordina tutto.
All’interno dello spazio espositivo, volutamente piccolo, un ambiente unico dove si entra in gruppi secondo un ritmo preciso scandito dal sottofondo musicale dell’opera, da una lastra di ferro alta quasi tre metri ci investe un flusso di fili metallici. Una cascata che si sprigiona fino al pavimento e corre fino all’esterno dello spazio stesso.
I fili partono da un disegno impresso da 530 fori sulla lastra, si percepisce che rappresenta qualcosa ma la confusione dei fili impazziti lo rende poco leggibile. Girando alle spalle della lastra l’immagine diventa chiara, come nel retro di un ricamo, è la tessitura di una trama: si vede una gabbia toracica che fa intuire il significato di tutto.
E’ la celebrazione dell’origine del lavoro dell’artigiano artista: la rappresentazione della confusione che nasce dall’ordine, della degenerazione in opera d’arte contemporanea della regola dettata dal progetto di un disegno da riprodurre, di un clichè per ricamare la trama su un tessuto.
La forma simmetrica della gabbia toracica è scelta per descrivere una macchina perfetta che serve per vivere, come il lavoro, che protegge il cuore e i polmoni e da dove esce il respiro. Quel respiro che fa capire che siamo vivi nel momento in cui veniamo al mondo; inizialmente razionale e essenziale perché deve trasportare ossigeno al sangue, si ribella subito all’organo che lo ha generato addirittura cancellandolo ai nostri occhi. Corre via, scappa su fili metallici che si intrecciano, sembrano tossire e soffocare cercando un modo nuovo di vivere, srotolandosi in una enorme matassa che non vuole essere controllata. La volontà di fermare un momento impossibile: il punto esatto dove interviene la creatività e trasforma l’artigiano in artista, dove un manufatto “utile” diventa “inutile”, da razionale a irrazionale.
La gabbia toracica rimanda a chi ha sempre usato la moda come pretesto per esprimere la propria inclinazione artistica, prima Elsa Schiaparelli aiutata da Leonor Fini e Salvador Dalì, poi Rei Kawakubo e Alexander McQueen. La Moda che l’artista sintetizza nel ricamo grazie anche al lavoro fatto con Liliana Tudini che ha affiancato il progetto nell’approfondimento della conoscenza di questa tecnica.
Ad esaltare la teatralità del rito a cui siamo chiamati ad assistere interviene la musica, l’effetto sonoro che amplifica l’immagine della cassa toracica in cassa acustica che chiama in causa gli altri sensi. Il suono è quello che ha composto Diego Buongiorno elaborando la vera musica dell’origine dell’universo registrata dallo scienziato John G.Cramer, professore di Fisica all’Università di Washington di Seattle.
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