Kaarina Kaikkonen / Huma Bhabha alla Collezione Marmotti di Reggio Emilia

 
Micol Di Veroli
20 febbraio 2012
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Kaarina Kaikkonen Are We Still Going On?

Pensata per la ex fabbrica di abbigliamento , ora sede della Collezione Maramotti, la grande installazione Are We Still Going On? di Kaarina Kaikkonen segue e accompagna la struttura compositiva dell’edificio, esempio peculiare di architettura brutalista e organicista degli anni Cinquanta. Il vecchio ingresso alla fabbrica − in cui è stata realizzata l’opera − è idealmente diviso in due aree; le catene orizzontali in cemento armato che collegano i pilastri non solo conferiscono un ritmo architettonico allo spazio, ma divengono parte del lavoro dell’artista.

L’installazione si compone di due strutture simmetriche che evocano lo scheletro di una grande barca. La semplice carena è sezionata in due parti che si sviluppano dal soffitto fino a tangere il pavimento, con un medesimo ritmo compositivo semicircolare realizzato con abiti annodati tra loro. Per la scelta dei colori che delineano le due strutture complementari, gli abiti suggeriscono un dialogo simbolico tra il maschile e il femminile: chiari da un lato, dai toni più freddi dall’altro. Dal tutto emana una combinazione coloristica di armonica bellezza.

 L’opera realizzata per la Collezione Maramotti è la prima tappa di un progetto che prevede la realizzazione di una seconda installazione site-specific, concepita per la piazza del MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo, che inaugurerà il 14 aprile 2012. Come una grande vela, l’opera si muoverà con il vento, connettendo uno dei vuoti che caratterizzano il profilo esterno del museo e rimodellando l’edificio di Zaha Hadid. Private view ad invito: 25 febbraio 2012 ore 18.00, alla presenza dell’artista Il 24 febbraio 2012, inoltre, inaugurerà la sua mostra personale Having Hope alla Galleria Z2O di Roma. 

Huma Bhabha Players

Nelle sei sculture della metà degli anni Novanta così come nei sei recentissimi disegni realizzati per la mostra Players, Huma Bhabha reinventa la testa umana decostruendo e ricostruendo un archetipo in cui raccoglie e trasforma diverse tipologie storico-artistiche: dalla maschera tribale africana e oceanica alle maschere comiche carnevalesche e a quelle indossate da attori e danzatori del teatro indiano, dai volti grotteschi della pittura espressionista a quelli ibridi e demoniaci rintracciabili nei personaggi dei film di fantascienza o nei fumetti della Marvel.

L’inscrizione di un volto dai molteplici significati è evidente anche nei suoi recenti disegni di ritratti immaginari, la cui iconografia nasce da una continuità, ma evolve rispetto alle sue maschere degli anni Novanta. Queste maschere sono ritratti “tecnologici” di creature arcaiche, realizzate con cartapesta e materiali trovati tra cui cavi di plastica e tubi di aspirapolvere, quasi frammenti di effetti speciali di film horror e fantascientifici. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, con un testo critico di Mario Diacono. Private view ad invito: 25 febbraio 2012 ore 18.00, alla presenza dell’artista.

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