Kerstin Braetsch e Adele Roeder alla galleria Giò Marconi di Milano

 
Micol Di Veroli
22 febbraio 2012
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gio marconi 450x322 Kerstin Braetsch e Adele Roeder alla galleria Giò Marconi di Milano

La galleria Giò Marconi è lieta di presentare Glow Rod Tanning with…, prima personale di Kerstin Brätsch (1979, vive e lavora a New York), in visione dal 22 febbraio al 31 marzo 2012. Per l’occasione l’artista presenterà nuovi dipinti su mylar, esposti attraverso l’uso di magneti, barre metalliche o su strutture autoportanti parzialmente illuminate da luce al neon. Completano l’allestimento alcuni elementi realizzati dal designer italiano Martino Gamper, che si offrono in maniera modulare come supporto ai dipinti.

Le piattaforme di Gamper uniranno idealmente la mostra di Kerstin al progetto COMCORRÖDER, presentato in parallelo da Adele Röder (1980, vive e lavora a New York) in via Masera di fronte al civico 10.Adele sarà impegnata a promuovere in un vero e proprio temporary shop capi di abbigliamento personalizzabili attraverso la scelta di tessuti e stoffe da lei ideati, sullʼesempio di Sonia Delaunay (Atelier simultané 1923 – 1934, Sonia Delaunay, Fondazione Marconi, 22 febbraio – 31 marzo 2012). Il dialogo tra le due artiste, già sancito dalla collaborazione sotto lʼegida del collettivo DAS INSTITUT, sarà ulte- riormente accentuato dalla realizzazione di un servizio fotografico al termine delle due mostre, durante il quale gli abiti di Adele saranno fotografati sullo sfondo dei mylars di Kerstin.

I lavori di DAS INSTITUT sono stati esposti alla 54a Biennale di Venezia; si è appena conclusa una mostra alla Kunstalle di Zurigo. Il progetto: una moltiplicazione di massa (e quindi creazione, offuscamento e continuo annichilimento) del sé. Le basi (o meglio la necessaria finzione o la porta del labirinto) sono Kerstin Brätsch and Adele Röder. Inizia dunque, qui e ora, con loro. “Inizia, efebo, percependo lʼidea di questa invenzione [...]”.1

Kerstin Brätsch. Glow Rod Tanning with…

Il tema: la sofferenza della pittura.

Lo scopo: gettare una luce schiacciante sulla pittura.2 Un dipinto chiede sempre, brama, di “essere nella giusta luce” (per trovare il suo posto al sole…). Ma immaginate un Vermeer appeso in un garage: soffrirebbe. I dipinti trasparenti sono esposti alla luce artificiale – alla luce aggressiva.3 Backstage light. Sono analizzati e sezionati. E come in una radiografia ciascun dipinto DEVE fallire – fallire la sua bellezza – perché nulla è celato.

Adele Röder. COMCORRÖDER. En-Lightening / En-Visioning / En-Signing

“Come superare la rigidità del tessuto, la sua natura inanimata, regolare e astratta, e spiegare le sue possibili forme sulla superficie del mondo? Come ottenere effetti plastici in grado di evidenziare, senza l’uso del tatto, le caratteristiche metriche di trama, spessore, peso e colore? Come procedere dall’idea di De-Sign all’idea di En-Sign?”.4

1… this invented world, / 
The inconceivable idea of the sun.”; Wallace Stevens, Notes Toward a Supreme Fiction, It Must Be Abstract, I, 1942.

2 Secondo Poussin Caravaggio era venuto al mondo per “distruggere la pittura”.

3 Ci sono inoltre aggressori nascosti nei dipinti: capelli, spine, lanugine…

4 Antonella Huber.

5 Ei e Tomoo Arakawa. Tomoo gestisce un centro abbronzatura chiamato Blacky (vicino Fukushima).

6 (3 unità = 1 tavolo)

7 for BLACKY Blocked Radiants Sunbathed from Glow Rod Tanning Series by Kerstin Brätsch for DAS INSTITUT and UNITED BROTHERS

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