Valentina Vannicola rivela i segreti di Tor Pignattara

di Maila Buglioni Commenta

Amore a prima vista è stato quello tra Valentina Vannicola (Tolfa, 1982) e la Wunderkammern, che ospita per la seconda volta, nella medesima stagione, i suoi lavori. Fino al 28 giugno la galleria propone la nuova serie fotografica della romana che, armata dell’inseparabile reflex, ha immortalato siti e abitanti del caotico e graffiante quartiere di Tor Pignattara dando vita a scatti surreali. La mostra s’inserisce all’interno della terza edizione del progetto ‘Living Layers’, realizzato in collaborazione con il MACRO, con lo scopo di attivare letture del contesto del Municipio Roma 6 e del suo Living Heritage attraverso il coinvolgimento di artisti provenienti da diversi ambiti di ricerca per proporre interazioni trasversali e inedite dello spazio urbano.

La nostra fotografa, regista, costumista e scenografa offre al pubblico un linguaggio riconoscibile caratterizzato da un costante studio nei confronti delle inquadrature, delle pose dei personaggi, degli oggetti inseriti e degli indumenti di scena. Affascinata dalle fiabe e dai mondi incanti, Valentina è solita scegliere un territorio specifico in cui ambientare le sue istantanee, dove la popolazione locale diventa l’indiscussa protagonista. Se nella precedente mostra Su(L)reale la Vannicola si è lasciata ispirare dal genere della favola riattualizzandola attraverso usi e costumi contemporanei, per Living LayersIII ha impressionato nella sua pellicola luoghi noti al fruitore (come l’aeroporto militare Francesco Baracca, il centro commerciale o i numerosi parchi della zona) connessi tramite un legame di tipo emotivo da cui scaturisce un viaggio mentale in chi osserva l’immagine. Spazi concreti resi irreali, dove il tempo sembra fermarsi, mentre apatici protagonisti diventano testimoni di un mondo in contraddizione, generando un iniziale stupore ed interrogativi insoluti nello spettatore. Paesaggi deserti, presenze umane immobili e dallo sguardo perso nel nulla, vaghi riferimenti alla civiltà come un aereo o un’imbarcazione galleggiante in un prato verde, sinonimo della natura incontrastata. Fotografie che catturano ed immettono l’osservatore in una nuova dimensione, idilliaca, dove tecnologia e ambiente dialogano perfettamente senza contrapporsi. A ciò si aggiungono i continui rimandi alla cultura letteraria, cinematografica e artistica, sapientemente inseriti nei suoi lavori. Esemplare è l’opera su ‘le tre età della vita’. Il tema, caro a celebri autori del passato come Tiziano, Giorgione, Friedrich o Klimt, è rappresentato attraverso tratti che rimembrano la pittura meditativa fiamminga, come la simbologia nascosta nei soggetti ritratti e l’attenzione ai minimi particolari. Inoltre, l’atmosfera intimistica generata dall’illuminazione a lume di candela rammenda i dipinti seicenteschi di Georges De La Tour. Tuttavia, al di sotto di quest’aura composta si occultano segreti mai svelati, celati in tutte le foto qui esposte.

Mentre, le ossessioni e le paure di Stefano Roi, protagonista del romanzo ‘Colombre’ di Dino Buzzanti, emergono prepotentemente nell’installazione sonoro-visiva allestita nel grottino, dove i mostruosi suoni emessi dal pesce si materializzano nella coda del temibile animale. I suoi tormenti, la sua smania di partire per lasciarsi alle spalle i fantasmi che lo perseguitano, ovvero il terrore di essere ucciso dal mostro marino, denunciano la sua incapacità di adattamento nei confronti della vita quotidiana. Una condizione che lo porta ad estraniarsi dal mondo reale fino ad approdare in universi paralleli.

La solitudine è, invece, la parola chiave della scenografia collocata nell’affollato cortile esterno, dove sui rami di un albero spoglio sono accovacciati quattro nerissimi corvi, metafora dei nostri sgomenti, che scrutano l’orizzonte in attesa di tempi migliori per volare via. Fine ultimo di Valentina è far emergere le inquietudini, i dolori e le fissazioni che ogni essere umano nasconde in sé, incapace di liberarsene anche una volta chiuso l’uscio di casa. La mostra si conclude con un plastico che riproduce la mappa del quartiere ed i relativi siti in cui l’artista ha realizzato gli scatti, precedentemente studiati in schizzi visibili in un album tutto da sfogliare.

 

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