Art World magazine chiude e le altre riviste…

Il celebre magazine Art World sarebbe prossimo alla chiusura e sembrerebbe che dietro questa sonora debacle si annidi una profonda crisi finanziaria. La chiusura di Art World non è certo una grande perdita vista l’eccessiva spettacolarizzazione e patinatura dell’arte offerta periodicamente da tale pubblicazione con tanto di faccioni delle star del contemporaneo in prima pagina.
La notizia fa però riflettere sulla funzione e sulla grandezza reale del bacino di utenza di queste pubblicazioni a carattere artistico. Art World, come altre riviste d’arte italiane, nel tentativo di piacere ad un vasto pubblico ha da sempre cercato di mitizzare gli artisti alla stregua dei divi del cinema, proponendo articoli non proprio esaltanti e recensioni decisamente spuntate. Il problema reale di questi magazines è rappresentato dalle scarse vendite, questo accade poichè sono letti da un ristretto numero di appassionati ed addetti del settore.Inoltre il sempre crescente numero di siti internet d’informazione artistica a carattere totalmente gratuito oltre che un risparmio economico ed ecologico per quanto riguarda il supporto cartaceo, rappresenta una concorrenza invincibile. In sostanza per un magazine d’arte meno copie vendute significano maggiore ricerca di fondi attraverso la pubblicità, ma nessuna galleria d’arte chiederà mai uno spazio su una rivista se poi quest’ultima, in una recensione, stronca la mostra pubblicizzata dalla galleria in oggetto, quindi tutte le critiche sono ferme allo stesso livello di buonismo per non contrariare i futuri clienti.
In tutti questi anni la mancanza di una giusta visione critica da parte di tali pubblicazioni e la presenza infettiva di rubriche popolari affiancate da una linea grafica ed editoriale simile a quella di un fashion magazine o di una rivista di musica non ha certo contribuito a creare un immagine reale della scena dell’arte contemporanea.
Certamente in questi ultimi tempi l’arte contemporanea ha catturato l’attenzione di un pubblico sempre più vasto ma non si può e non si deve paragonare una mostra ad un qualsiasi altro evento di spettacolo altrimenti si potrebbe commettere l’errore di creare una rivista d’arte con l’obiettivo di vendere 500.000 copie e realizzarne soltanto 1.000.




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