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	<title>GlobArtMag &#187; Design</title>
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		<title>Ron Arad, l&#8217;anarchico sedato</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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A meno che non si ha intenzione di morire giovani è molto difficile essere un eroe e rimanere tale per sempre. Anche l’eroe, col tempo, finisce per essere commercializzato o semplicemente passa di moda. Ecco quello che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4995" title="Ron-Arad-Rover-Chair" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/Ron-Arad-Rover-Chair-450x444.jpg" alt="Ron-Arad-Rover-Chair" width="450" height="444" />A meno che non si ha intenzione di morire giovani è molto difficile essere un eroe e rimanere tale per sempre. Anche l’eroe, col tempo, finisce per essere commercializzato o semplicemente passa di moda. Ecco quello che è successo a <strong>Ron Arad</strong> in una fin troppo grande retrospettiva che ha viaggiato dal <strong>Pompidou Centre </strong>di Parigi al<strong> Moma, Museum of Modern art</strong> di New York per approdare finalmente alla <strong>Barbican Gallery </strong>di Londra.</p>
<p><strong>Ron Arad è stato un vero anarchico degli anni’80 </strong>ed una grande star del design. Molte persone lo conoscono per la sua <strong>Tom Vac Chair </strong>(1993) una poltrona di plastica con gambe d’acciaio che è presente in molti ristoranti cool. Anche <strong>Bookworm</strong>, la libreria flessibile a forma di spirale, è un altro bestseller di Arad. Ma queste ed altre manifestazioni creative sono solo il segno di un successo commerciale. Arad è stato anche artista, vendendo opere per centinaia di migliaia di euro, oltre che insegnante al <strong>Royal College of Art</strong> dove era (fino allo scorso anno) capo del <strong>Design Produtcs Department</strong>. <span id="more-4996"></span>Ma Arad non voleva formare designer professionisti, <strong>egli voleva insegnare a pensare con il proprio cervello</strong>, liberi dalle costrizioni tecniche imposte dalle grandi aziende. Per comprendere il lato eroico di Arad l’anarchico bisogna però visitare il mezzanino della Barbican, dove sono presenti i suoi lavori degli anni ’80. Lì si possono trovare <strong>lo stereo e gli speaker incastonati nel cemento</strong>, un lavoro crudo e muscolare ma anche ricco ed intelligente.  Tutto è iniziato con la <strong>Rover Chair </strong>(1981) un emblema della decadente industria automobilistica britannica, quel sedile d’auto inchiodato a tubi d’acciaio fu da subito un monumento punk.</p>
<p>Poi Arad continuò ad inchiodare il metallo su sedute ancor più stravaganti come <strong>Tinker Chair </strong>(1988) e <strong>Well-Tempered Chair</strong> (1986), parodia dissacrante e viscerale della classica sedia del nonno. 20 anni dopo il Barbican espone ancora la Rover Chair, solo che stavolta è ineccepibilmente cromata, le creazioni del designer sembrano troppo educate e pettinate, private della loro carica selvaggia e primitiva.</p>
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		<title>200 artisti per il Guggenheim Museum</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 14:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Ogni artista che in passato ha esposto nella celebre “rotunda” del Guggenheim Museum di New York (disegnata come noto dal celebre architetto Frank Lloyd Wright) si è trovato a fare i conti con un’architettura che è già di per sé un’opera d’arte. Se questo memorabile spazio ha ispirato alcune incredibili installazioni site-specific di maestri del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4836" title="contemplating the void" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/contemplating-the-void-450x225.jpg" alt="contemplating the void" width="450" height="225" /></p>
<p>Ogni artista che in passato ha esposto nella celebre “rotunda” del <strong>Guggenheim Museum</strong> di New York (disegnata come noto dal celebre architetto <strong>Frank Lloyd Wrigh</strong>t) si è trovato a fare i conti con un’architettura che è già di per sé un’opera d’arte. Se questo memorabile spazio ha ispirato alcune incredibili installazioni site-specific di maestri del contemporaneo quali <strong>Nam June Paik</strong>, <strong>Jenny Holzer</strong> e <strong>Cai Guo-Qiang</strong>, oggi la sfida è rinnovata da una nuova mostra dal titolo <strong><em>Contemplating the Void: Interventions in the Guggenheim Museum</em></strong>, evento curato da <strong>Nancy Spector</strong> che sarà possibile ammirare fino al prossimo 10 aprile.</p>
<p><strong>200 fra artisti, architetti e designer si sono cimentati con il celebre spazio espositivo</strong>, creando incredibili installazioni. E come ci si aspetterebbe da una così ricca selezione di artisti, <strong>il risultato finale è un’offerta creativa decisamente variegata</strong>. La mostra non segue alcuna logica se non quella di una potenza visiva dotata di una meravigliosa natura estetica. Tutte le opere in mostra sono numerate ma senza altre didascalie per non fagocitare ulteriore spazio, seguendo la numerazione è quindi possibile rintracciare sull’apposita guida di otto pagine chi ha fatto cosa. All’interno della mostra vi è però un tema dominante: <strong>l’entrata degli elementi naturali all’interno di uno spazio chiuso, cosa che rende il Guggenheim simile ad una grande serra.</strong> <span id="more-4835"></span><strong>Alexander Gorlin Architects </strong>e<strong> SeARCH </strong> hanno legato l’elemento architettonico con le forme naturali mentre il collettivo <strong>N55</strong> ha creato una sorta di Eden. Altri artisti come <strong>Odile Decq</strong>, <strong>Benoit Cornette Architects, Kimsooja, Ai Weiwei, Elmgreen and Dragset e Stefano Boeri</strong> hanno invece studiato la figura della spirale, riflettendola, distorcendola ed esagerandola, ponendo così in risalto la geometria sensuale del museo.</p>
<p>Ma c’è anche spazio per proposte accattivanti e fuori dal comune, come quella di <strong>Pipilotti Rist </strong>che ha creato delle<strong> gigantesche labbra vaginali complete di clitoride</strong> mentre una enorme piuma rossa creata da <strong>Anish Kapoor</strong> fluttua nello spazio catturando l’attenzione degli spettatori.  Ma tra le soffici creazioni di <strong>Tashiko Mori</strong> e gli intricati oggetti di <strong>Vito Acconci</strong> la lista delle cose da vedere è ancora lunga. Se potete fate un salto al Guggenheim e non ve ne pentirete.</p>
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		<title>Arte vicina alla moda o moda vicina all&#8217;arte?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 11:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Fashion Week di New York ha messo in evidenza l&#8217;avvicinamento della moda al mondo dell&#8217;arte contemporanea. Del resto nel passato il corteggiamento era stato piuttosto deciso, basti pensare a nomi come Richard Prince, Tracey Emin, Damien Hirst (che ha persino realizzato una linea t-shirts e pantaloni), Takashi Murakami (quest&#8217;ultimo ufficialmente brandizzato da Louis Vuitton) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4791" title="fashion week" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/fashion-week-450x343.jpg" alt="fashion week" width="450" height="343" />La <strong>Fashion Week di New York</strong> ha messo in evidenza <strong>l&#8217;avvicinamento della moda al mondo dell&#8217;arte contemporanea</strong>. Del resto nel passato il corteggiamento era stato piuttosto deciso, basti pensare a nomi come <strong>Richard Prince, Tracey Emin, Damien Hirst</strong> (che ha persino realizzato una linea t-shirts e pantaloni), <strong>Takashi Murakami</strong> (quest&#8217;ultimo ufficialmente brandizzato da <strong>Louis Vuitton</strong>) i quali hanno più volte prestato la loro arte e la loro faccia al fashion world.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Negli ultimi  tempi però il legame è divenuto ancor più forte </strong>ed un sempre crescente numero di artisti si presta a campagne pubblicitarie, passerelle e quanto altro, senza contare chi ha fatto della moda una vera e propria tecnica artistica. Il mese scorso <strong>Adam Kimmel</strong> aveva assoldato <a href="http://www.globartmag.com/moda-parigi-george-condo-adam-kimmel/4381/" target="_blank">George Condo</a> per il look della sua presentazione alla <strong>Yvon Lambert Gallery</strong>. Un aiuto artistico è servito anche a <strong>Levi&#8217;s</strong> che si è avvalsa del fotografo <strong>Ryan McGinley</strong> . Il fashion designer <strong>Brian Reyes </strong>ha invece chiesto all&#8217;artista ucraina <strong>Oksana Mas</strong> di creare alcune stampe con elementi arborei per la sua collezione autunno-inverno 2010. <span id="more-4792"></span>Lo street artist britannico <strong>Brian Eine</strong> ha aggiunto alcuni interventi tipografici alle borse della collezione primavera-estate 2010 del fashion designer <strong>Anya Hindmarch</strong>. Nel corso della manifestazione newyorchese il designer coreano<strong> Sang A</strong> ha invece assoldato <strong>ben 15 artisti per abbellire le creazioni del suo marchio Flash</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andy &amp; Debb </strong>hanno invece rivelato il loro nuovo look con l&#8217;ausilio di alcune delicate stampe del pittore coreano <strong>Mori Kim</strong> che ha anche prodotto alcune pattern per la collezione. <strong>Zac Posen</strong>, in cerca di nuove ispirazioni per la sua nuova collezione ha invece commissionato 6 dipinti all&#8217;artista <strong>Russon Crow</strong>. &#8220;Penso che espandere la loro pratica al di fuori dei consueti metodi sia un bene per gli artisti&#8221; Ha dichiarato Crow in merito all&#8217;invasione dell&#8217;arte nel campo dell&#8217;alta moda. Noi invece pensiamo che questo sia l&#8217;ennesimo passo della <a href="http://www.globartmag.com/arte-contemporanea-italiana-societa-dello-spettacolo-debord/4572/" target="_blank">società dello spettacolo dell&#8217;arte contemporanea</a>.</p>
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		<title>Keep your seat &#8211; Stai al tuo posto</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 07:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4762" title="Robinson" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/Robinson.jpg" alt="Robinson" width="450" height="329" /></p>
<p><em><strong>Keep your seat &#8211; Stai al tuo posto</strong></em> la mostra che la <strong>GAM</strong> di Torino inaugura il 24 febbraio nella sua Exhibition Area al primo piano ha l’obiettivo di indagare il <strong>rapporto fra arte contemporanea e design</strong>. Ma per analizzare un rapporto così articolato è necessario possedere una precisa consapevolezza della complessità del tema e delle implicazioni storiche e sociologiche che tale compito comporta. Per questo è necessario circoscrivere l’ambito tematico, isolare alcuni aspetti, tracciare alcune fisionomie che consentano la riconoscibilità di un percorso. <strong>In questo contesto si è scelto di assegnare l’idea centrale dell’esposizione alla seduta: un soggetto a cui è attribuito un compito preciso e definito</strong>.</p>
<p>L’oggetto Sedia è analizzato soffermandosi sull’idea di presenza, assenza e solitudine: una scultura dai rimandi infiniti, un luogo fisico dove misurare l’idea di una realtà che non si concede facilmente e che rimanda ad altre verità.<span id="more-4761"></span><em>Keep Your Seat: Stai Al Tuo Posto</em>, realizzata con la collaborazione del <strong>Vitra Design Museum</strong> e della collezione personale del suo direttore, <strong>Alexander von Vegesack</strong>, è una mostra in cui il <strong>protagonismo della sedia è costantemente minacciato dalla sua negazione</strong>, dove la necessità di una presenza funzionale è in realtà la denuncia di un’assenza reale.</p>
<p>Il corpo mancante sulla sedia, che nel design rappresenta l’oggetto del suo agire, nell’arte diviene il lato evocativo di un’assenza, di una <strong>simbologia esistenziale in cui il corpo dell’opera supplisce e si sovrappone alla mancanza del corpo reale</strong>, per questo motivo è la figura assente il vero soggetto di questa mostra.</p>
<p>In tale prospettiva l’esposizione prende l’avvio con l’opera di <strong>Simon Starling</strong> &#8216;Four Thousand Seven Hundred and Twenty Five”, dove il giovane artista inglese, attraverso un video in 35mm, accarezza visivamente una sedia del 1948 di <strong>Carlo Mollino</strong> soffermandosi sui dettagli delle forme sinuose come se stesse abbracciando un corpo femminile. Accanto al video è anche esposta la sedia originale e altre opere di Mollino.</p>
<p>La correlazione fra interpretazione artistica e utilizzo di precise opere del design storico è anche il tema dell’ambiente realizzato con sedie originali della produzione <strong>Thonet</strong> accostate agli artisti <strong>Vedovamazzei</strong>, che presentano “Isn’t it romantic”: una Thonet rovesciata su se stessa e imprigionata in una gabbia di plexiglass che perde ogni funzionalità ma acquista una nuova vita intrisa di tragica bellezza.</p>
<p>Oppure la storica sedia “Red and Blue” di <strong>Gerrit T. Rietveld </strong>trasformata in orribile sedia di costrizione da parte dell’artista <strong>Christov Büchel</strong>. E ancora l’inaspettata presenza di un ‘grande vecchio’ della scultura gardenese come <strong>Adolf Vallazza</strong> che favoleggia sul leggendario mondo ladino incontrando le fiabe di <strong>Sori Yanagi </strong>e<strong> Charles Rennie Mackintosh</strong>.</p>
<p>Una mostra che con leggerezza ed eleganza accende il dialogo fra arte e design in un costante rimando fra emozioni storiche e sorprese contemporanee, fra l’incanto della magia raccolta nell’esperienza delle avanguardie storiche e la sorpresa di una molteplicità di linguaggi su cui si può leggere l’attualità.</p>
<p>Ai lavori degli artisti presentati in mostra tra cui <strong>Christoph Buchel, Marisa Merz, Tony Oursler, Doris Salcedo, Simon Starling, Adolf Vallazza, vedovamazzei </strong>e <strong>Chen Zhen</strong>, sono accostati 26 lavori di designer internazionali provenienti dalla collezione del Vitra Design Museum e da quella privata del Direttore Alexander von Vegesack.</p>
<p>La presenza di grandi esponenti del design internazionale come, tra gli altri, <strong>Charles Renne Mackintosh, Gae Aulenti, Carlo Mollino, Alessandro Mendini, Gerrit T. Rietveld, Fernando e Humberto Campana</strong> e la produzione Thonet, ridefinisce gli spazi della sala mostre in ambienti di pensiero indagando, attraverso l’oggetto sedia, sull’uomo, sull’idea di presenza, assenza e solitudine.</p>
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		<title>Nuovi fondi per il mega progetto di Frank Gehry a Ground Zero</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 14:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4706" title="frank gehry" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/frank-gehry-450x317.jpg" alt="frank gehry" width="450" height="317" />La <strong>Lower Manhattan Development Corporation </strong>ha annunciato di aver stanziato 50 milioni di dollari di fondi per la costruzione del <strong>Ground Zero Art Center</strong> di New York. <strong>La realizzazione del nuovo centro culturale negli ultimi tempi è stata al centro di numerose polemiche</strong> ed il progetto ha subito numerosi ritardi. Ora che i fondi sono stati stanziati si prevede la ripresa del progetto anche se i lavori per la costruzione inizieranno fra alcuni anni.</p>
<p>L&#8217;intero edificio è stato progettato da <strong>Frank Gehry</strong> ma <strong>la sua realizzazione è legata al <a href="http://www.globartmag.com/transportation-hub-calatrava-ground-zero-new-york/2216/" target="_blank">Transportation Hub</a> di Santiago Calatrava </strong>(che ha già i suoi problemi di realizzazione), l&#8217;amministrazione ha infatti intenzione di iniziare i lavori del Ground Zero Art Center solo dopo che la stazione di Calatrava sarà ultimata e questo avverrà <strong>non prima del 2014</strong>. A questo punto si prevede che <strong>il costo totale del progetto ammonterà a 500 milioni di dollari</strong>. Il centro, che avrà una capienza di 1000 posti a sedere, sarà gestito dal <strong>Joyce Theater </strong>che organizzerà un programma di balletti ed altre attività teatrali. <span id="more-4707"></span>Alcuni esperti hanno proposto di spostare la realizzazione dell&#8217;edificio, <strong>costruendolo al posto del Deutsche Bank building, risparmiando così ben 200 milioni di dollari</strong>. Secondo <strong>Kate Levin</strong>, membro della commissione cittadina degli affari culturali, il centro sarà un vero segno della rinascita dell&#8217;intera area colpita dagli atti terroristici dell&#8217;11 settembre 2001. &#8220;<strong>Il nostro obiettivo è quello di portare a termine il progetto di Gehry proprio nel cuore di Ground Zero</strong>. E&#8217; li che lo abbiamo concepito ed è lì che sorgerà&#8221; ha aggiunto Kate Levin.</p>
<p>A noi vien da pensare che tra sogni e realtà <strong>le archistar, padrone dell&#8217;architettura contemporanea, continuano ad imperversare e soprattutto a guadagnare in ogni parte del globo</strong>. In tempi di crisi ci si aspetterebbe un ritorno al razionalismo, filosofico se non strutturale, ma sembra che le amministrazioni cittadine subiscano il fascino di progetti faraonici ed improbabili che non servono a nulla se non <strong>a svuotare le tasche dei contribuenti</strong>.</p>
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		<title>Un social network smaschera l&#8217;azienda &#8220;copiona&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 14:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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A volte anche i grandi commettono dei passi falsi e, forse per colpa della generale mancanza d&#8217;idee, commettono il sempre più frequente errore di sfruttare l&#8217;ingegno di altre persone. La notizia del giorno è che Paperchase, storico marchio britannico di articoli di cartoleria con oltre trent&#8217;anni di esperienza, ha intenzione di ritirare un suo articolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4684" title="hidden eloise" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/hidden-eloise-450x270.jpg" alt="hidden eloise" width="450" height="270" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0.5cm;" align="justify">A volte <strong>anche i grandi commettono dei passi falsi</strong> e, forse per colpa della generale mancanza d&#8217;idee, <strong>commettono il sempre più frequente errore di sfruttare l&#8217;ingegno di altre persone</strong>. La notizia del giorno è che <strong>Paperchase,</strong> storico marchio britannico di articoli di cartoleria con oltre trent&#8217;anni di esperienza, ha intenzione di ritirare un suo articolo il cui design sembra preso pari pari da quello creato da un&#8217;artista di nome <strong>Hidden Eloise</strong>. La situazione si è fatta decisamente scottante quando <strong>ieri l&#8217;artista ha denunciato il fatto su Twitter </strong>ed in pochissime ore ha ricevuto numerosi feedbacks da colleghi e gente comune da ogni parte del globo.</p>
<p style="margin-bottom: 0.5cm;" align="justify"><strong>Nella foto qui sopra è possibile ammirare il design creato da Hidden Eloise</strong> e la copia del suo design utilizzata da Paperchase su agende,shoppers ed altri articoli di cancelleria.<strong>L&#8217;artista aveva già contattato la grande azienda</strong> per chiedere spiegazioni <strong>ma le sue richeste erano state completamente ignorate</strong>. Da ieri però migliaia di utenti su Twitter hanno condiviso la storia di Hidden Eloise ed anno preso le sue difese, alimentando così l&#8217;interesse dei media che hanno pubblicato la notizia in tutto il mondo. <strong>L&#8217;artista ha inoltre invitato gli utenti a bombardare la mail di Paperchase</strong>, inoltrando una sua lettera contro “i vecchi vampiri che succhiano la linfa creativa dei giovani artisti”.  <span id="more-4683"></span>Per tutta risposta <strong>Paperchase ha dichiarato di aver acquistato in buona fede il design da una rispettabile agenzia</strong> e si ritiene perciò “profondamente costernata”. L&#8217;azienda ha inoltre diramato un comunicato stampa in cui si legge: “Sappiamo che molti di voi stanno visitando il nostro website dopo aver appreso alcune notizie circa l&#8217;origine di un nostro design. Vogliamo quindi far chiarezza e ribadire il fatto che Paperchase ha acquistato il design da terze parti ed è al lavoro per risolvere l&#8217;intera questione”.</p>
<p style="margin-bottom: 0.5cm;" align="justify"><strong>Il potere della rete ha costretto una grande azienda a rivedere le sue posizioni</strong>, Paperchase aveva infatti spedito una lettera a Hidden Elise  nello scorso novembre, negando di aver copiato una sua opera. Ora che c&#8217;è di mezzo l&#8217;opinione pubblica l&#8217;azienda ha quindi deciso di fare dietro front e ritornare sul caso. Vedremo come andrà a finire l&#8217;intera faccenda.</p>
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		<title>Design Real, quando gli oggetti comuni diventano arte</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 11:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Cosa succede se si piazza un oggetto comune della vita reale in una galleria d&#8217;arte? Marcel Duchamp ha forse già dato la risposta con i suoi ready made tra cui svetta il famoso orinatoio intitolato Fountain. Gli oggetti comuni di Duchamp e la questione da lui sollevata  del gesto dell&#8217;artista come selettore dell&#8217;oggetto d&#8217;arte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-4506" title="Design Real" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/Design-Real-781x1024.jpg" alt="Design Real" width="450" height="591" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0.5cm;"><strong>Cosa succede se si piazza un oggetto comune della vita reale in una galleria d&#8217;arte</strong>? <strong>Marcel Duchamp </strong>ha forse già dato la risposta con i suoi <strong>ready made </strong>tra cui svetta il famoso orinatoio intitolato <em><strong>Fountain</strong></em>. Gli oggetti comuni di Duchamp e la questione da lui sollevata  del gesto dell&#8217;artista come selettore dell&#8217;oggetto d&#8217;arte, sono stati il punto di partenza per le varie forme di arte concettuale. La<strong> Serpentine Gallery</strong> di Londra si è posta la nostra stessa domanda e come risposta ha organizzato una mostra completamente dedicata al design che sarà aperta sino al prossimo 7 febbraio.</p>
<p style="margin-bottom: 0.5cm;">L&#8217;evento dal titolo <strong>Design Real </strong>è in realtà pervaso da una natura molto semplice. <strong>43 oggetti </strong>sono stati posti su di un piedistallo, incorniciati, affissi direttamente sul muro o direttamente adagiati sul pavimento. Questo è tutto, <strong>non ci sono dettagliate didascalie, testi o spiegazioni solo alcune stringate etichette vicino ad ogni oggetto che recitano “Tenda” o “Caraffa”</strong>. <span id="more-4505"></span>Alcuni degli oggetti in mostra sono costosi, altri molto economici, altri ancora creati da designers come <strong>Naoto Fukasawa</strong> o semplicemente da un designer anonimo come nel caso di un amo per la pesca.<strong> Alcuni oggetti messi in mostra sono essenziali </strong>come un filtro purificatore tascabile con cannuccia pensato per i paesi in via di sviluppo che permette ai poveri di bere l&#8217;acqua direttamente da un fiume.</p>
<p style="margin-bottom: 0.5cm;"><strong>Altri oggetti sono complicatissimi, come le scarpe disegnate da Zaha Hadid</strong>. Ma all&#8217;interno della mostra tutti gli oggetti sono uguali. La tendenza del capitalismo è quella di comprare oggetti e buttarli per poi comprarne di nuovi senza soffermarsi su di loro, senza far comprendere alla massa il significato delle loro forme o delle loro funzionalità. <strong>Design Real spinge quindi il fruitore a soffermarsi e porsi delle domande sulla luce posteriore di un&#8217;automobile, sul sedile di un aeroplano o su di una sedia dell&#8217;Ikea</strong>, insomma sulla natura tangibile del design quotidiano come vero oggetto d&#8217;arte involontaria.</p>
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		<title>Anish Kapoor alle olimpiadi di Londra 2012 con una nuova opera</title>
		<link>http://www.globartmag.com/olimpiadi-londra-2012-anish-kapoor-scultura-torre/4465/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;incredibile scultura di 120 metri disegnata da Anish Kapoor potrebbe diventare il nuovo monumento dei giochi olimpici inglesi del 2012. Il sindaco di Londra, l&#8217;ormai noto Boris Johnson spera che l&#8217;imponente installazione dal costo di 15 milioni di sterline attirerà molte persone divenendo una vera e propria attrazione turistica. La scultura, che sarà costruita nell&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4464" title="Kapoor" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/01/Kapoor.jpg" alt="Kapoor" width="450" height="216" /><strong>Un&#8217;incredibile scultura di 120 metri </strong>disegnata da <strong>Anish Kapoor</strong> potrebbe diventare il nuovo <strong>monumento dei giochi olimpici inglesi del 2012</strong>. Il sindaco di Londra, l&#8217;ormai noto <strong>Boris Johnson </strong>spera che l&#8217;imponente <strong>installazione dal costo di 15 milioni di sterline</strong> attirerà molte persone divenendo una vera e propria attrazione turistica. La scultura, che sarà costruita nell&#8217; <strong>Olympic park </strong>di Londra sarà sovvenzionata dal magnate dell&#8217;acciaio <strong>Lakshmi Mittal</strong>, l&#8217;uomo più ricco di tutta la Gran Bretagna.</p>
<p>Anche se progetto è top secret, alcune voci di corridoio affermano che <strong>la struttura sarà asimmetrica e somiglierà ad una serie di anelli interconnessi </strong>che ben si accosteranno alle sinuose curve dell&#8217;<strong>Acquatics centre</strong> disegnato da <strong>Zaha Hadid</strong> (che sorge proprio vicino a dove sarà eretto il monumento) e ben rappresenteranno il logo a cinque anelli delle Olimpiadi. La scultura prevede anche degli ascensori per i visitatori che potranno ammirare la metropoli da un&#8217;altezza ragguardevole. All&#8217;interno dell&#8217;opera sorgerà anche un ristorante. <span id="more-4465"></span>Come lo <strong>Skylon</strong>, la futuristica struttura costruita nel 1951 per il festival della Gran Bretagna, l&#8217;opera di Kapoor cambierà in modo sostanziale il volto della città e contribuirà  a dare una sferzata di ottimismo per emergere dalla recessione. <strong>In realtà Anish Kapoor non ha ancora vinto il concorso pubblico</strong> per la realizzazione del monumento ma sembrerebbe favorito rispetto al suo unico contendente Antony Gormley, celebre per le sue figure in ferro.</p>
<p>L&#8217;art dealer<strong> Barbara Gladstone</strong> che rappresenta Kapoor a New York ha dichiarato: &#8220;E&#8217; un design estremamente esuberante ed <strong>è un&#8217;opera adeguata ai nostri tempi perchè sfrutta le più moderne tecnologie</strong>. Se si pensa alla <strong>torre Eiffel</strong> ed alla sua futuristica struttura si scopre che prima del 1889, con le conoscenze dell&#8217;epoca, non si sarebbe mai potuta costruire&#8221;. L&#8217;opera di Kapoor sarà la più grande di tutta Europa e batterà anche la statua di <strong>Pietro il Grande </strong>di Mosca di poco più piccola, costruita per celebrare il 300esimo anniversario della Marina Militare russa nel 1998. Per adesso comunque Gormley è ancora in ballo, il vincitore sarà rivelato il mese prossimo, vedremo chi sarà.</p>
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		<title>A Londra Pick Me Up, la prima fiera dedicata alla graphic art</title>
		<link>http://www.globartmag.com/pick-me-up-fair-design-somerset-house-londra/4361/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 07:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Fiere]]></category>
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Il numero di fiere dedicate all’arte contemporanea è in costante aumento in tutte le parti del globo, segno evidente che l’unione di proposte artistiche in un unico grande mercato è sempre vincente e soprattutto attira una moltitudine di collezionisti, appassionati ed addetti del settore. La grafica, considerata da sempre (e a torto) sorella povera dell’arte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4362" title="Somerset" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/01/Somerset-2-450x301.jpg" alt="Somerset" width="450" height="301" /></p>
<p>Il numero di fiere dedicate all’arte contemporanea è in costante aumento in tutte le parti del globo, segno evidente che l’unione di proposte artistiche in un unico grande mercato è sempre vincente e soprattutto attira una moltitudine di collezionisti, appassionati ed addetti del settore. La grafica, considerata da sempre (e a torto) sorella povera dell’arte, non può contare su di un numero egualmente competitivo di fiere ma la sempre più crescente attenzione che questa disciplina attira in seno all’opinione pubblica ha convinto il Regno Unito a presentare la sua <strong>prima fiera dedicata alla grafica</strong>.</p>
<p>L’evento si chiama <strong><em>Pick Me Up</em></strong> e riunirà sotto un unico tetto una selezione di gallerie innovative e mostre collettive in cui figureranno i più importanti nomi del <strong>design</strong> e dell’<strong>illustrazione</strong> di tutto il mondo i quali proporranno le loro opere in edizione limitata. Tali opere saranno presentate assieme ad un programma di eventi e live performances incluso un open studio con il grande designer <strong>Rob Ryan</strong>. Concepita come una grande celebrazione della <strong>graphic art</strong>, la fiera si terrà alle Embrakment Galleries della <strong>Somerset House</strong> di Londra dal 23 aprile al 3 maggio 2010.<span id="more-4361"></span>Tutte le opere esposte in mostra saranno inoltre disponibili per la vendita al sito internet della <strong>Somerset House</strong>. Le gallerie ed i collettivi che esporranno al grande evento figurano i nomi di <strong>Concrete Hermit, Le Gun, Nobrow </strong>e<strong> Peepshow</strong>. Inoltre sarà possibile assistere ad un workshop di stampa grafica curato dal Print Club London.</p>
<p>Per concludere <em>Pick Me Up</em> presenterà un programma di talks che include lezioni e discussioni sul tema della grafica. <strong>Claire Catterall</strong>, curatrice della Somerset House ha dichiarato:”<em>Pick Me Up</em> sarà il primo evento a riunire i migliori graphic artists del globo a Londra. Sarà inolte possibile comprare arte ad un prezzo ragionevole, insomma prevediamo un grande successo” ed anche noi siamo certi che l&#8217;evento piacerà al pubblico degli art lovers.</p>
<p>Photo Copyright: Rob Ryan</p>
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		<title>Edifici brutti ma gli esperti li definiscono geniali e la gente cosa pensa?</title>
		<link>http://www.globartmag.com/architettura-design-edifici-brutti/4385/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Famoso sito Virtualtourist ha realizzato anche quest&#8217;anno la sua personale top ten degli edifici più brutti del mondo tenendo conto delle opinioni delle centinaia di migliaia di utenti che visitano il sito ogni mese. Ovviamente alcuni di questi edifici sono stato più volte celebrati dal gotha dell&#8217;architettura mondiale come vere e proprie opere geniali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4384" title="Royal_ontario_museum" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/01/Royal_ontario_museum-450x333.jpg" alt="Royal_ontario_museum" width="450" height="333" />Il Famoso sito <strong>Virtualtourist</strong> ha realizzato anche quest&#8217;anno la sua personale top ten degli <strong>edifici più brutti del mondo </strong>tenendo conto delle opinioni delle centinaia di migliaia di utenti che visitano il sito ogni mese. Ovviamente alcuni di questi edifici sono stato più volte <strong>celebrati dal gotha dell&#8217;architettura mondiale come vere e proprie opere geniali oltre che innovative</strong>. Ma alla gente sembrano non piacere, ed allora ci si chiede<strong> a chi serve l&#8217;architettura?</strong> ovviamente il cittadino comune non può essere elevato al rango di esperto di design ma è innegabile che qualunque edificio è progettato da un uomo per essere usato da un uomo.</p>
<p>Il principale ed immortale contributo di <strong>Le Corbusier</strong> all&#8217;architettura moderna consiste nell&#8217;aver concepito la costruzione di abitazioni ed edifici come fatti per l&#8217;uomo e costruiti a misura d&#8217;uomo: &#8220;solo l&#8217;utente ha la parola&#8221;, afferma in <strong>Le Modulor,</strong> l&#8217;opera in cui espone la sua grande teorizzazione. Questo concetto sembra però cozzare contro la realtà dei fatti. Sono stati in molti a sollevare polemiche riguardo alla teca progettata dall&#8217;architetto <strong>Richard Meier</strong> che protegge, nel cuore del centro storico di Roma, <strong>l&#8217;Ara Pacis</strong>. La teca è stata definita dalla popolazione &#8220;<strong>uno stabilimento balneare</strong>&#8221; o &#8220;<strong>una stazione di servizio</strong>&#8220;.<span id="more-4385"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4386" title="_Morris_Mechanic_Theater-" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/01/Morris_Mechanic_Theater--450x337.jpg" alt="_Morris_Mechanic_Theater-" width="450" height="337" />Questa notizia non vuol fare del populismo ma vuole solamente portare alla luce un fatto oggettivo più volte ignorato dalle amministrazioni di tutte le città del mondo. Dal sondaggio effettuato da Virtualtourist si apprende inoltre che tra i dieci edifici disgustati dal pubblico figurano: Il<strong> Centro Pompidou </strong>di Parigi di <strong>Renzo Piano</strong>, <strong>Gianfranco Franchini</strong>, e <strong>Richard e Sue Rogers</strong>, Il <strong>Morris Mechanic Theater </strong>di Baltimora progettato dall&#8217;archistar <strong>John Johansen </strong>edificio talmente brutto che anche il suo proprietario ha dichiarato: &#8220;<strong>Non ho mai conosciuto nessuno a cui piacesse</strong>&#8221; ma gli esperti sono concordi nel definirlo un capolavoro.</p>
<p>Tra gli odiati anche il<strong> Royal Ontario Museum</strong> di <strong>Daniel Libeskind</strong> definito oppressivo, angustiante ed infernale dalla stampa locale. Ovviamente la lista sarebbe ancora lunga ma vorremmo portarvi un esempio: l&#8217;inghilterra ha da poco effettuato un grande sondaggio per stabilire l&#8217;edificio più odiato di tutta la nazione. Il primo in classifica è risultato il <strong>Waterfront </strong>di Bournemonth, un complesso conosciuto come <strong>Imax </strong>che non ha mai funzionato a dovere e che non è mai piaciuto al pubblico. Prossimamente il governo, grazie all&#8217;aiuto della popolazione, demolirà questo edificio. <strong>Forse sarebbe il caso di estendere questa iniziativa ad altri stati, compreso il nostro</strong>. Voi cosa ne pensate?</p>
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