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	<title>GlobArtMag &#187; Editoria</title>
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		<title>New Topographics, una mostra banale che cambiò la fotografia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 11:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Sono passati 35 anni da quando il termine New Topographics (Nuova Topografia) fu coniato da William Jenkins, curatore dell&#8217;omonima mostra di fotografia paesaggistica tenutasi alla George Eastman House di Rochester a New York. Lo show ospitava 168 fotografie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4578" title="New-Topographics" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/New-Topographics-450x270.jpg" alt="New-Topographics" width="450" height="270" />Sono passati 35 anni da quando il termine <strong>New Topographics</strong> (Nuova Topografia) fu coniato da <strong>William Jenkins</strong>, curatore dell&#8217;omonima mostra di fotografia paesaggistica tenutasi alla <strong>George Eastman House </strong>di Rochester a New York. <strong>Lo show ospitava 168 fotografie che riproducevano strade cittadine, centri abitati e siti industriali</strong>. Prese tutte insieme quelle immagini sembravano essere il prodotto di un&#8217;estetica della banalità ed infatti <strong>la mostra non piacque a nessuno</strong>.</p>
<p>Jenkins aveva però identificato nel lavoro di fotografi come <strong>Frank Gohlke, Robert Adams, Stephen Shore e Nicholas Nixon</strong>, una nuova tendenza mirata a creare una visione del paesaggio urbanistico dell&#8217;America degli anni &#8216;70. Le loro immagini perfette e stampate in maniera impeccabile offrivano <strong>un&#8217;affascinante topografia del mondo suburbano che li circondava</strong>, in perfetta contrapposizione con la tradizione della fotografia del paesaggio che ritraeva rigorosamente elementi naturali. <span id="more-4577"></span>La mostra <strong>New Topographics nel 1975 sancì l&#8217;entrata del soggetto apparentemente banale all&#8217;interno del mondo della fotografia</strong>. Guardando indietro è facile comprendere come quelle immagini di paesaggi alterati dalla presenza umana siano in realtà <strong>la testimonianza dell&#8217;inizio del nostro universo globalizzato</strong>. Quelle foto rappresentano una dichiarazione politica, <strong>la chiara oggettivazione di una sensazione di malessere verso uno sviluppo industriale</strong> colpevole di aver fagocitato il paesaggio naturale.</p>
<p>La opere presenti nella mostra sono oggi collezionate in un bellissimo ed austero libro dallo stesso titolo edito dalla casa editrice <a href="http://www.steidlville.com/" target="_blank">Steidl</a>. All&#8217;interno le opere suscitano gli stessi sentimenti di un tempo, <strong>fascino e banalità</strong> si accavallano su di una linea visiva estremamente contemporanea. Per raccontare un aneddoto, 35 anni fa, nel giorno del vernissage della mostra un uomo riconobbe il suo camion all&#8217;interno di una fotografia di Robert Adams ed esclamò: &#8220;In un primo momento le foto sembrano non comunicare nulla ma quando le guardi ti accorgi che le cose stanno così, la realtà e questa, nuda e cruda. <strong>Questo è veramente interessante</strong>&#8220;. Ed anche noi lo pensiamo.</p>
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		<title>Graffiti New York, un nuovo libro sulla storia dei writers della grande mela</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 09:00:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4575" title="Graffiti new york" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/Graffiti.jpg" alt="Graffiti new york" width="450" height="491" />Anche se i moderni <strong>graffiti </strong>sono nati a Philadelphia verso la fine degli anni 60, quando gente come <strong>Conrbread</strong> e <strong>Cool Earl</strong> cominciarono a bombardare le metropolitane e le mura cittadine con i loro nomi, <strong>New York City sarà sempre universalmente riconosciuta come la patria della graffiti-art</strong>. Pionieri come <strong>Taki 183</strong> hanno prodotto i loro primi tags proprio sui vagoni della metropolitana della grande mela nei primi anni &#8216;70. In seguito, verso la metà degli anni &#8216;70, una nuova ondata di writers ha iniziato a coprire interi treni metropolitani con opere contraddistinte da un intricato lettering.</p>
<p>Gli anni &#8216;80 poi hanno visto le gallerie d&#8217;arte aprire le loro porte a gente come <strong>Fab 5 freddy</strong> e tanti, tantissimi altri, inutile citare la parabola ascendente di artisti come <strong>Keith Haring</strong> e <strong>Jean Michel Basquiat</strong>, fino a giungere all&#8217;odierno <strong>Banksy</strong>. Questa storica scalata, dall&#8217;universo underground all&#8217;istituzionale mondo dei musei, è ampiamente documentata in un nuovo libro di <strong>Eric Felisbret </strong>che si intitola semplicemente <strong>Graffiti New York</strong>. <span id="more-4574"></span>La pubblicazione include alcuni testi storici e <strong>più di 1.000 bellissime immagini</strong>. Va detto che Felisbret è stato a sua volta un pioniere del graffiti, il suo nome di battaglia era <strong>Deal Cia</strong>, ed ha così iniziato a fotografare i suoi lavori e quelli dei suoi colleghi più di trent&#8217;anni fa, ispirato dalla natura effimera di quelle coloratissime opere (le autorità cittadine sono solite cancellare i graffiti nel giro di pochi mesi o giorni).</p>
<p>L&#8217;attenta analisi di Felisbret non si lascia sfuggire alcuni momenti chiave della storia della graffiti-art, dal primo treno interamente dipinto da <strong>Super Kool 223</strong> fino alle innovazioni stilistiche create da<strong> Stay High 149 </strong>nei suoi tags. Un&#8217;ampia parte del libro è inoltre dedicata all&#8217;attenzione dei media nei confronti della graffiti-art nei primi anni &#8216;70,<strong> interesse che ha contribuito a ridefinire lo status di questa pratica artistica trasformandolo in un atto di vandalismo</strong>. La crociata dei media contro il graffiti è documentata da vari articoli apparsi sul <strong>New York Times</strong>, sul <strong>New York Magazine</strong> e su <strong>Newsweek</strong>. Ma nel 1983 il documentario <strong>Style Wars</strong> ed il libro <strong>Subway Art</strong> del 1984, contribuirono ad innalzare il graffiti al rango di tecnica artistica. Graffiti New York documenta tutto questo e per gli amanti della street art ci sembra una pubblicazione imperdibile.</p>
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		<title>Lotta (verbale) fra critici newyorchesi, botte da orbi tra Jerry Saltz e John Yau</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4566" title="jerry saltz" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/jerry-saltz.jpg" alt="jerry saltz" width="450" height="672" />Alcuni giornali statunitensi l’hanno ribattezzata <strong>The War of the Words (la guerra delle parole)</strong>, un ironico gioco di parole sul celebre romanzo di <strong>H.G. Wells,</strong> The War Of The Worlds <strong>(La guerra dei mondi)</strong>. Si tratta di una nuova polemica nata in questi ultimi giorni tra i due più grandi critici d’arte di New York, <strong>John Yau </strong>e <strong>Jerry Saltz. </strong>Ad aprire le danze è stato Yau che sul magazine di critica d’arte <strong>The Brooklyn Rail</strong> ha accusato Saltz di essere un adoratore di <strong>Jeff Koons</strong>, mediante queste lodi sperticate Saltz celebrerebbe il proprio narcisismo.</p>
<p><strong>La visione dell’arte americana di Saltz</strong>, secondo Yau, <strong>non rappresenta il vero spirito dell’arte americana</strong>. In un suo articolo Saltz avrebbe infatti lodato l’arte di Jeff Koons, definendo la sua arte “<strong>un percorso artitico che abbraccia i nostri tempi e la nostra america</strong>”. Secondo Yau inoltre, Saltz avrebbe copiato l’articolo da una storica recensione del 1952 scritta dal critico <strong>Frank O’Hara</strong> circa l’opera di<strong> Jackson Pollock</strong>. <span id="more-4565"></span>Yau critica duramente l’opera<strong> Puppy</strong> di Koons: “Un enorme cagnolino assemblato con dei fiori, ma come si sa i fiori hanno bisogno di cure e mantenere <strong>l’opera di Koons costa circa 75.000 dollari l’anno</strong>. Puppy ha la stessa natura di un <strong>jet privato</strong> o di una <strong>Hummer</strong>”, celebre e gigantesco veicolo statunitense ricavato da un mezzo pesante dell’esercito e monumento al consumismo inutile e scellerato.</p>
<p>Ovviamente Jerry Saltz non ha esitato a controbattere e lo ha fatto proprio sulla sua pagina di <strong>Facebook</strong>, dove da qualche tempo il critico lascia partire alcune bombe in maniera del tutto esplicita e poco educata, cosa che sul<strong> New York Times</strong> (dove Saltz scrive) non aveva mai fatto. Saltz ha infatti scritto su un commento: “<strong>Yau ha detto tutte ca***te</strong>, inoltre è un pessimo critico d&#8217;arte. Scrive in maniera incoerente ed irrilevante, <strong>non mi è mai capitato di leggere una spazzatura del genere</strong>”.  Non c’è altro da aggiungere, sembra che le baruffe tra critici non siano ad unico appannaggio della nostra amata Italia.</p>
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		<title>Tutti pazzi per il gossip</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:00:58 +0000</pubDate>
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Vi proponiamo una serie di articoli in ordine sparso che abbiamo raccolto dai nostri archivi cartacei nel corso degli anni. Alcune notizie sono talmente bizzarre che potrebbero essere vere, altre sono talmente vere da passare per false. A voi il gusto di crederci o no.
Frank Gehry ha ammesso di non aver mai progettato i suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4483" title="hirst" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/hirst.jpg" alt="hirst" width="450" height="524" /></p>
<p>Vi proponiamo una serie di articoli in ordine sparso che abbiamo raccolto dai nostri archivi cartacei nel corso degli anni. Alcune notizie sono talmente bizzarre che potrebbero essere vere, altre sono talmente vere da passare per false. A voi il gusto di crederci o no.</p>
<p><strong>Frank Gehry</strong> <strong>ha ammesso di non aver mai progettato i suoi musei pensando alle opere d’arte da ospitarci</strong>: “Il mio lavoro è già arte, sono un archistar” ha dichiarato l’architetto ad un reporter russo durante un party su di uno yacht ancorato nei pressi delle coste tunisine. Gerhy ha già sviluppato un progetto per il museo d’arte contemporanea di Odessa che si spera porterà più di 500 milioni di dollari annui nelle casse cittadine grazie al turismo di massa ed ai diritti di riproduzione delle fotografie della struttura nelle pubblicazioni di tutto il mondo.</p>
<p>L’editore di <strong>Artforum</strong> invitato ad un dibatto sulla critica d’arte a Huston non è stato in grado di rispondere ad una domanda su di un articolo apparso sul suo magazine. La giustificazione dell’editore è stata:”Andiamo, io non leggo gli articoli! <strong>Lo sanno tutti che i giornali d’arte esistono solo per vendere spazi pubblicitari</strong>”. Dopo tale affermazione il pubblico è rimasto un poco spiazzato ma in seguito ha posto all’editore alcune domande sulla pubblicità all’interno dei magazine d’arte. L’editore questa volta ha risposto con esauriente professionalità.<span id="more-4482"></span><br />
<strong>Ron Jonescyk</strong> è un artista americano che ha lavorato per anni nell’anonimato. Un giorno un curatore del <strong>MoMa</strong> passando per caso vicino la casa dell’artista ha notato un’affascinante scultura che spuntava da una finestra. Seppure Jonescyk non abbia mai avuto ne titoli, ne raccomandazioni o rappresentazioni e non ha mai venduto una cicca è riuscito a guadagnarsi una mostra personale contando solo sul merito del suo lavoro.</p>
<p><strong>Damien Hirst</strong> ha dichiarato che la sua mostra alla <strong>Wallace Collection</strong> (quella con i fantomatici dipinti di cui vi avevamo già parlato in questo <a href="http://www.globartmag.com/damien-hirst-blue-paintings-pittura-amatoriale-artreview/3118/" target="_blank">articolo</a>) era uno scherzo: “Non posso credere che tutti ci siano cascati”. <strong>Hirst ha inoltre ammesso di essere Banksy e che tutto quello che fa non è ironico</strong>.</p>
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		<title>Fashion on Paper: DROME magazine presenta IN DREAMS &#8211; A TRIBUTE TO THE ODD 50’S, performance site specific di Christian Rainer</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 11:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Dal 30 Gennaio al 2 Febbraio, nell’ambito di AltaRoma AltaModa, FASHION ON PAPER torna a Roma, al Tempio di Adriano, con una seconda edizione ancora più ricca e coinvolgente. Il Festival chiama a raccolta una scelta di riviste di moda e arte della scena nazionale e internazionale, che si distinguono per forza espressiva, capacità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4462" title="IN DREAMS" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/01/Invito_IN-DREAMS.jpg" alt="IN DREAMS" width="400" height="657" /></p>
<p>Dal 30 Gennaio al 2 Febbraio, nell’ambito di <em>AltaRoma AltaModa</em>, <strong>FASHION ON PAPER</strong> torna a Roma, al <strong>Tempio di Adriano</strong>, con una seconda edizione ancora più ricca e coinvolgente. Il Festival chiama a raccolta una scelta di <strong>riviste di moda e arte della scena nazionale e internazionale</strong>, che si distinguono per forza espressiva, capacità di indagine nei contenuti crossover, velocità nel captare le tendenze. <strong>DROME magazine</strong>, nuovamente fra questi, sarà presente con il numero in corso: <em>DROME 16 &#8211; outlaw/fuorilegge</em>.</p>
<p>Le riviste non solo accoglieranno i visitatori nei propri spazi ma, alcune di loro, proporranno anche degli eventi:<strong> talk, installazioni, dj set </strong>e<strong> performance live</strong>. E’ questo il caso di DROME che, con <strong>PHLEGMATICS</strong>, presenta un straordinaria perfomance site specific di <strong>Christian Rainer</strong>, artista visivo e musicista tra i più apprezzati della sua generazione. <em><strong>IN DREAMS &#8211; A TRIBUTE TO THE ODD 50’S</strong></em>, questo il titolo del lavoro, avrà luogo Martedì 2 Febbraio alle 20.15. <em>IN DREAMS</em> sarà una rappresentazione canora e stilistica, dalle forti suggestioni psychobilly, che immergerà gli spettatori nei favolosi anni ’50: una dimensione perduta, fatta di caratteristici look e acconciature, di canzoni d’amore e perdizione, come si potevano ritrovare in certi locali fumosi dell’epoca. <span id="more-4461"></span>Ad essere evocata sarà proprio l’atmosfera ‘outlaw’ di quegli anni, vissuti all’insegna di auto fiammanti, juke-box, capelli impomatati, &#8230;l’adrenalina di una nuova era di costume ed economica e, allo stesso tempo, un momento di eccessi e di corse a tutta velocità dentro tunnel senza uscita. Anche quel decennio ha il suo lato oscuro, per certi versi il più affascinante ed intrigante, rappresentato da quei “ribelli senza causa” incarnati da un <strong>James Dean</strong> destinato a diventarne icona.</p>
<p>E poi la musica: da collegio, da radio ascoltata in casa, da autoradio in parcheggi bui con vista sulla città, sensuale e strumento di sfida sociale. E’ proprio nella musica, infatti, che ritroviamo le frange più torbide di questo sentire, nel rock‘n’roll che attraversava in lungo ed in largo ogni status, dalle sue accezioni love-ballad e doo-wop per adolescenti alla prima esperienza, alle versioni country, per rivendicare un’appartenenza territoriale, sino alle sue varianti più malsane, quelle che hanno originato il così detto psychobilly, da Elvis sino ai recenti Cramps, che ne hanno esasperato la convulsiva e trasgressiva bellezza.</p>
<p><strong>Bill Haley, Bob Diddley, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Platters</strong> e molti altri hanno caratterizzato non solo un suono, ma un vero e proprio immaginario, i cui aspetti più vertiginosi e psicotici sono stati magistralmente trasposti nel cinema da <strong>David Lynch</strong>. La performance proporrà dunque un repertorio classico e rappresentativo dell’epoca, cantato dal vivo ma con le basi, per sottolineare ulteriormente l’idea della messa in scena, della teatralità ai limiti del kitsch, con cui si vuole rievocare un tempo andato che, però, continua a nutrire il presente e le sue forme estetiche di ineffabili suggestioni.</p>
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		<title>Polaroids, un libro per Dash Snow tra arte e vita</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Della morte del compianto Dash Snow ne abbiamo parlato ampiamente negli scorsi mesi estivi fiino a informarvi sulla sua mostra-camera ardente alla Deitch Projects di New York. Oggi però vogliamo tornar a parlare di questo giovane artista in concomitanza con l&#8217;uscita di un libro postumo comprendente una larga parte della sua celebre collezione di Polaroid. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4454" title="dash_snow_polaroids" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/01/dash_snow_polaroids-450x257.jpg" alt="dash_snow_polaroids" width="450" height="257" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Della morte del compianto<strong> Dash Snow</strong> ne abbiamo parlato ampiamente negli scorsi mesi estivi fiino a informarvi sulla sua <a href="http://www.globartmag.com/dash-snow-deitch-project-new-york-morto-overdose-street-art/1857/" target="_blank">mostra-camera ardente</a> alla <strong>Deitch Projects</strong> di New York. Oggi però vogliamo tornar a parlare di questo giovane artista in concomitanza <strong>con l&#8217;uscita di un libro postumo</strong> comprendente una larga parte della sua celebre collezione di Polaroid. Il libro in questione si intitola semplicemente <strong>Dash Snow: Polaroids</strong> ed ad un&#8217;attenta scorsa ci ha suggerito alcune riflessioni. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">E&#8217; difficile approciarsi obiettivamente al libro, carico com&#8217;è di emozioni e ricordi di una vita troppo breve. <strong>Ma chi era veramente Dash Snow</strong>? Forse un artista outsider e fuorilegge,<strong> il Baudelaire di Downtown </strong>(come lo ha definito un critico americano) o f<strong>orse un ragazzo complicato ma non talentuoso, proveniente da una famiglia ricca</strong>. Certo è che Snow è cresciuto tra opere di <strong>Rauschemberg</strong> e <strong>Twombly</strong>, sua nonna, <strong>Cristophe de Menil</strong> è una nobildonna parigina che ha ammassato una delle più grandi collezioni d&#8217;arte moderna di tutti gli Stati Uniti. <span id="more-4455"></span>Il giovane artista si è però distaccato dalla sua famiglia, c<strong>onducendo una vita da vagabondo fino alla sua morte.</strong> Questi interrogativi si riflettono anche sul libro in questione ed ancora torniamo a chiederci: <strong>Cosa sono queste foto</strong>? forse sono opere d&#8217;arte che ritraggono alla maniera di <strong>Nan Goldin</strong> una vita newyorchese fatta di strada, piccoli crimini, sesso, prostituzione e droga, il tutto in una maniera immediata e netta senza troppi barocchismi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><strong>Forse sono semplici Polaroid, come molti di voi hanno ancora in casa</strong>, scatti banali di un bambino ricco che si diverte a giocare con la sua nuova macchina fotografica. <strong>Vita o arte?</strong> Difficile a dirsi e vorremmo lasciare ad i lettori l&#8217;ultima parola. Certo è che l<strong>e foto di Dash Snow rappresentano un grande documento</strong> ma la nostra è la generazione delle immagini e di documenti da lasciare alla storia ne abbiamo molti, forse anche troppi. Cruda, diretta ed infantile l&#8217;arte di Snow ha lasciato un suo segno&#8230;oppure no?</span></p>
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		<title>Arte attraverso lo spioncino</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Giovedì 26 Novembre Peep-Hole inaugura con Thanksgiving il project space in Via Panfilo Castaldi 33 a Milano.
Peep-Hole (spioncino), invita ad uno sguardo più attento verso le pratiche artistiche contemporanee attraverso un programma di mostre, pubblicazioni, lectures e conversazioni. L’attività espositiva è caratterizzata da progetti concepiti appositamente per lo spazio da artisti nazionali e internazionali. Peep-Hole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3660" title="peep hole" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2009/11/rev822011-ori-450x300.jpg" alt="peep hole" width="450" height="300" /></p>
<p>Giovedì 26 Novembre <strong>Peep-Hole</strong> inaugura con <em>Thanksgiving</em> il project space in Via Panfilo Castaldi 33 a Milano.</p>
<p><strong>Peep-Hole (spioncino), invita ad uno sguardo più attento verso le pratiche artistiche contemporanee attraverso un programma di mostre, pubblicazioni, lectures e conversazioni</strong>. L’attività espositiva è caratterizzata da progetti concepiti appositamente per lo spazio da artisti nazionali e internazionali. Peep-Hole opera come la project-room di un museo, ma senza museo.<span id="more-3659"></span>Peep-Hole <strong>nasce grazie al supporto fondamentale degli artisti che hanno donato le loro opere a sostegno dell’attività e della programmazione</strong>. Thanksgiving è il Benefit Show che presenta al pubblico queste donazioni. In mostra sono <strong>presenti oltre 30 artisti italiani delle ultime tre generazion</strong>i, con opere di diversa natura come disegni, sculture, fotografie e dipinti, alcune delle quali realizzate appositamente per l’occasione. Questo evento, che coincide anche con l’apertura ufficiale dello spazio, nasce con la finalità di raccogliere i fondi necessari per sostenerne l’attività, ma è anche un modo per ringraziare gli artisti e condividere con tutti la loro grande partecipazione e generosità.</p>
<p>Da qui il titolo Thanksgiving (Giorno del Ringraziamento), la festa che negli Stati Uniti si celebra il quarto giovedì di novembre (che quest’anno cade proprio giovedì 26) in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto.</p>
<p>Gli artisti:<br />
<strong>Mario Airò, Francesco Arena, Stefano Arienti, Riccardo Beretta, Simone Berti, Rossana Buremi, Gianni Caravaggio, Valerio Carrubba, Roberto Cuoghi, Patrizio Di Massimo, Lucie Fontaine, Luca Francesconi, Christian Frosi, Anna Galtarossa, Francesco Gennari, Giovanni Kronenberg, Jacopo Miliani, Liliana Moro, Adrian Paci, Diego Perrone, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce, Riccardo Previdi, Moira Ricci, Pietro Roccasalva, Lorenzo Scotto di Luzio, Luca Trevisani, Patrick Tuttofuoco, Ian Tweedy, Vedovamazzei, Luca Vitone.</strong></p>
<p>In occasione di Thanksgiving verrà presentato<strong> Peep-Hole Sheet #03</strong>, con un testo di Dora García. Peep-Hole Sheet (il foglio di Peep-Hole) è un trimestrale di scritti d’artista dedicato ogni volta ad un singolo artista, con un testo inedito i cui contenuti e il cui formato sono completamente liberi. La pubblicazione, che ha anticipato di circa sei mesi l’apertura dello spazio, correrà indipendente e parallela all’attività espositiva.</p>
<p>Il programma del project space inizia a Dicembre con un progetto site specific che vede protagonista l’artista turco <strong>Ahmet Ögüt</strong>. La mostra, che inaugura giovedì 17 Dicembre 2009, è la prima personale in Italia dell’artista che ha rappresentato la Turchia nell’ultima <strong>Biennale di Venezia</strong>.</p>
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		<title>Damien Hirst pittore amatoriale e Artreview lo declassa</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 06:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Ogni anno il prestigioso magazine Artreview stila una personale classifica denominata The Power 100 che raccoglie le più influenti personalità dell&#8217;arte contemporanea. Lo scorso anno ad esempio il nostro beniamino Damien Hirst ha vinto questa speciale top 100 che include artisti, curatori, mecenati ed altri attori dell&#8217;arte al presente.
Ma quest&#8217;anno qualcosa non ha funzionato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3117" title="damien hirst" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2009/10/hirst-450x305.jpg" alt="damien hirst" width="450" height="305" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ogni anno il prestigioso magazine <strong>Artreview</strong> stila una personale classifica denominata <strong>The Power 100 </strong>che raccoglie le più influenti personalità dell&#8217;arte contemporanea. Lo scorso anno ad esempio il nostro beniamino <strong>Damien Hirst </strong>ha vinto questa speciale top 100 che include artisti, curatori, mecenati ed altri attori dell&#8217;arte al presente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Ma quest&#8217;anno qualcosa non ha funzionato a perfezione per il povero Damien Hirst che vede le sue quotazioni <strong>scendere rovinosamente fino al 48 posto in classifica</strong>. L&#8217;artista inglese è stato infatti sostituito alla posizione di comando da <strong>Hans Ulrich Obrist</strong>, co-direttore del programma espositivo della celebre e prestigiosa <strong>Serpentine Gallery</strong> di Londra. Molti di voi si chiederanno cosa sia successo ad Hirst che fino a pochi mesi fa era osannato dalla critica e dal mercato internazionale. <span id="more-3118"></span><strong>Mark Rappolt</strong> editore di Artreview ha provato a dare una risposta a questa spinosa domanda affermando che: “negli ultimi tempi Damien Hirst <strong>ha cambiato la sua produzione e le sue direzioni artistiche in maniera del tutto drastica</strong>. L&#8217;artista ha ridotto il suo studio e sembra essere in una sorta di fase sperimentale. Hirst è stato molto furbo a cogliere ed addomesticare le tendenze di mercato. Sfortunatamente il mercato non è il fulcro dell&#8217;arte contemporanea in questo momento storico”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">In effetti con questa crisi economica sono stati in molti a fare marcia indietro riguardo i progetti faraonici e le quotazioni di mercato largamente sovrastimate. La moda tra gli addetti al settore è ora <strong>la ricerca della sobrietà e dei contenuti</strong> e Hirst di sobrietà non ne ha mai avuta molta, basti pensare al suo celebre <strong>teschio tempestato di diamanti</strong>. A peggiorare le cose si è aggiunta ultimamente la nuova serie di 25 dipinti realizzati dallo stesso Hirst per la mostra <em><strong>No Love Lost: Blue Paintings</strong></em> alla <strong>Wallace Collection</strong> di Londra. La critica ha stroncato le opere del celebre artista definendole la peggiore brutta copia di <strong>Francis Bacon</strong>. Insomma il caro e vecchio Damien Hirst è in realtà un pessimo pittore della domenica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Per dovere di cronaca riportiamo qui sotto le prime dieci posizioni della classifica di Artreview:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">1. <strong>Hans Ulrich Obrist</strong> 2. <strong>Glenn D.<span style="color: #000080;"><span lang="zxx"> </span></span>Lowry</strong> 3. <strong>Nicholas<span style="color: #000080;"><span lang="zxx"> </span></span>Serota</strong> 4. <strong>Daniel Birnbaum </strong>5. <strong>Larry Gagosian</strong> 6. <strong>Francois Pinault</strong> 7. <strong>Eli<span style="color: #000080;"><span lang="zxx"> </span></span>Broad </strong>8. <strong>Anton Vidokle</strong>, <strong>Julieta Aranda</strong>, <strong>Brian Kuan Wood</strong> 9. <strong>Iwona<span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"> </span></span></span>Blazwick</strong> 10.<strong> Bruce<span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><span style="text-decoration: underline;"> </span></span></span>Nauman</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Photo Copyright: Getty images e Damien Hirst</p>
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		<title>Una modella bianca tinta di nero su Vogue</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 06:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art Gossip]]></category>
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Passo falso del celebre fotografo di moda Steven Klein e dell&#8217;ancor più celebre fashion magazine Vogue, edizione francese. La rivista fino ad oggi non aveva mai sconfinato nel cattivo gusto e non era stata mai oggetto di controversie. Recentemente però qualcuno aveva un poco storto la bocca davanti alle foto di modelle incinte che sbuffavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3086" title="Steven-Klein" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2009/10/Steven-Klein-s-shoot-of-L-001-450x270.jpg" alt="Steven-Klein" width="450" height="270" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p align="JUSTIFY">Passo falso del celebre fotografo di moda <strong>Steven Klein</strong> e dell&#8217;ancor più celebre fashion magazine <strong>Vogue</strong>, edizione francese. La rivista fino ad oggi non aveva mai sconfinato nel cattivo gusto e non era stata mai oggetto di controversie. Recentemente però qualcuno aveva un poco storto la bocca davanti alle foto di <strong>modelle incinte che sbuffavano copiose boccate di fumo</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Stessa sorte era toccata ad una serie di foto che ritraevano <strong>modelle attraenti e perverse, intente a baciarsi con tanto di sangue in bocca</strong>. La polemica del giorno è invece iniziata dal numero del mese di ottobre del patinato magazine. Tra le pagine piene di bellissime ragazze figurano infatti delle fotografie che ritraggono la modella olandese <strong>Lara Stone </strong>con la faccia ed il corpo dipinti di nero, ovviamente di solito la ragazza sfoggia una carnagione bianco latte.<span id="more-3087"></span> La serie di fotografie è stata fortemente voluta dall&#8217;editore <strong>Carine Roitfeld </strong>che ovviamente non aveva previsto le ire che di li a poco si sarebbero scaturite dal  resto della stampa internazionale dal mondo del web con i suoi forums ed i suoi blogs. L&#8217;accusa principale è partita dal blog americano <strong>Jezebel</strong> che ha fortemente criticato la decisione di Roitfeld e del fotografo Klein, definendo l&#8217;intera serie di scatti un oltraggio a tutti i coloured del mondo oltre che un atto di <strong>insensibilità culturale</strong>.</p>
<p align="JUSTIFY">Il blog ha infatti dichiarato che “Klein e Roitfeld dovrebbero ben sapere che <strong>dipingere di nero un bianco per divertire i bianchi è un modo totalmente offensivo di porsi in un contesto culturale e sociale. </strong> Certamente la Francia fino ad ora non ha mai messo in mostra simili buffonate ma qualcosa nel ritrarre una donna bianca come una nera fa accendere un inquietante campanello d&#8217;allarme”.<strong> </strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Dominque Sopo</strong>, presidente dell&#8217;organizzazione francese <strong>S.O.S. Racisme</strong> ha dichiarato che: “Seppure l&#8217;intera serie di scatti non è stata certamente pensata come un gesto razzista, l&#8217;intera azione denota una grave mancanza di tatto”. Certo è che le mire artistiche del progetto sono state totalmente vanificate da un&#8217;operazione di dubbio gusto.</p>
<p align="JUSTIFY">Photo Copyright: Vogue, Steven Klein</p>
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		<title>Sonic Youth news: Thurston Moore fonda una casa editrice</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 16:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manfred Rur</dc:creator>
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Thurston Moore ha fatto di tutto nella sua vita. Il cantante e grandissimissimo leader dei miticissimi Sonic Youth ultimamente si è avvicinato all&#8217;arte contemporanea e questo ovviamente non può che farci piacere. Moore che è già padrone dell&#8217;etichetta Ecstatic Peace ha deciso all&#8217;ultimo momento di diventare anche padrone dell&#8217;Ecstatic Peace Library e si occuperà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2T4BsnXmJaI&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/2T4BsnXmJaI&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Thurston Moore</strong> ha fatto di tutto nella sua vita. Il cantante e grandissimissimo leader dei miticissimi <strong>Sonic Youth</strong> ultimamente si è avvicinato all&#8217;arte contemporanea e questo ovviamente non può che farci piacere. Moore che è già padrone dell&#8217;etichetta <strong>Ecstatic Peace</strong> ha deciso all&#8217;ultimo momento di diventare anche padrone dell&#8217;<strong>Ecstatic Peace Library</strong> e si occuperà di far uscire libri di fotografia ed arte. <span id="more-3030"></span>Che ve ne sembra? bene, a quanto scritto dal Los Angeles Times Moore venderà i suoi libri su di un sito web e nel catalogo figureranno pubblicazioni firmate da <strong>Kim Gordon, Raymond Pettibon</strong> e <strong>Dave Marley</strong>. Pare che ad ogni libro sarà allegato un cd musicale. Vediamo che ci riserverà il buon vecchio Moore. <strong>Poliedrico</strong>.</p>
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