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	<title>GlobArtMag &#187; Giovane Arte</title>
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		<title>La scena dell&#8217;arte analizzata da Jennifer Dalton e William Powhida</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Fino al 20 marzo prossimo la Edward Winkleman Gallery di New York ospiterà un’interessante serie di incontri intitolati #class, eventi mirati al dialogo a 360 gradi a cui possono partecipare artisti, critici, dealers, collezionisti e chiunque abbia voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4974" title="william powhida" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/william-powhida-450x299.jpg" alt="william powhida" width="450" height="299" /></p>
<p>Fino al 20 marzo prossimo la <strong>Edward Winkleman Gallery</strong> di New York ospiterà un’interessante serie di incontri intitolati <strong>#class</strong>, eventi mirati al<strong> dialogo a 360 gradi a cui possono partecipare artisti, critici, dealers, collezionisti </strong>e chiunque abbia voglia di partecipare ed esaminare il modo in cui l’arte contemporanea viene create e viene fruita. <strong>Il dialogo in galleria sarà anche mirato ad identificare e proporre alternative capaci di riformare il presente sistema dell’arte</strong> ed il mercato in genere.</p>
<p>Per sistema dell’arte si intende sia <strong>una precisa rete di dealers, gallerie e musei che agisce ed espone artisti caratterizzati da una precisa estetica</strong> uniformata, oltre che una vera e propria architettura economica intangibile e non quantificabile ove regnano favori reciproci e meccanismi sepolti. L’idea di questa nuova e rivoluzionaria serie di brainstormings collettivi è stata partorita da <strong>Jennifer Dalton </strong>e <strong>William Powhida</strong>, due artisti che hanno contribuito a mettere in luce alcune logiche non troppo chiare nascoste dietro la gestione del <strong>New Museum </strong>di New York.  <span id="more-4973"></span>Powhida in particolare ha realizzato lo scorso autunno <strong>una celebre vignetta satirica apparsa sulle prime pagine di vari magazine artistici</strong>. Nella divertente striscia l’artista definiva tutti i conflitti di interessi che ruotano attorno alla celebre istituzione museale, come la nomina di <strong>Jeff Koons</strong> a curatore di mostre (<strong>Skin Fruit</strong> al New Museum n.d.r.)  il quale organizza un evento con opere provenienti dalla collezione di <strong>Dakis Joannou</strong> che a sua volta è sia collezionista di Koons, sia benefattore del New Museum stesso.</p>
<p>Jennifer Dalton e William Powhida  passeranno più tempo possibile all’interno della Edward Winkleman Gallery,<strong> creando opere e partecipando ai dialoghi, trasformando così lo spazio espositivo in una sorta di studio/tavola rotonda aperto a tutti</strong>. Sembra quindi che non solo in Italia sia sorta l’esigenza di porsi contro le regole di un sistema dell’arte sempre più soffocante che lascia dietro di sé le sue proposte più interessanti per occuparsi solo di quelle “di facciata” e palesemente vuote.</p>
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		<title>Jonathan LeVine ed il Pop Surrealism alla riscossa</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4947" title="jonathan levine" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/jonathan-levine-450x260.jpg" alt="jonathan levine" width="450" height="260" />Per il quinto anniversario della sua galleria di New York, <strong>Jonathan LeVine</strong> ha riempito i suoi spazi con opere di 35 artisti, molti dei quali fanno parte della sua scuderia. Lo spazio si trova nella zona di Chelsea ma non aspettatevi di vedere una mostra con opere caratterizzate da astrazioni cool o ermetiche forme concettuali. L&#8217;evento è infatti dedicato a quella che comunemente è definita <strong>Lowbrow art</strong> o <strong>Pop Surrealism</strong>,  filone artistico che vanta nelle sue file numerosi talenti e che <strong>fino ad ora è stato relegato ai margini del mercato dell&#8217;arte</strong>.</p>
<p>Ovviamente le cose stanno lentamente cambiando e dopo anni di gavetta anche la Lowbrow Art comincia a raccogliere i consensi da parte di pubblico, critica e collezionismo. &#8220;<strong>siamo ad un importante punto di svolta</strong>, ora il mercato internazionale e la scena dell&#8217;arte istituzionale si sono resi conto di queste meravigliose opere&#8221; ha dichiarato LeVine con quella soddisfazione di chi fin dall&#8217;inizio della carriera di dealer ha deciso di puntare tutto sull&#8217;imprevisto. <span id="more-4948"></span>Molti artisti presenti in questa grande mostra collettiva (che rimarrà in visione sino al 27 marzo) non hanno ancora superato i quaranta anni d&#8217;età ma i loro nomi sono già molto conosciuti nell&#8217;ambiente artistico, si parla infatti di gente come<strong> Blek Le Rat, Ray Caesar, Ron English, Gary Baseman, Gary Taxali, Invader, Jeff Soto, Jim Houser, Miss Van, Shepard Fairey, Tara McPherson, WK </strong>e tanti altri. Gente cresciuta a colpi di <strong>Star Trek</strong> o <strong>Star Wars</strong>, leggendo i comics ed ascoltando punk rock ed hip hop. Artisti che producono opere tipicamente figurative ed a volte narrative in una maniera accessibile e populista.</p>
<p>&#8220;<strong>Per questa generazione cresciuta con la televisione, l&#8217;immaginario pop è l&#8217;unico linguaggio</strong>. La loro cultura è la pop culture&#8221; ha aggiunto LeVine. L&#8217;establishment ha reagito molto lentamente all&#8217;invasione Lowbrow, Jonathan LeVine ha invece abbracciato sin da subito questo movimento, organizzando mostre nei club e nei bar come il celebre <strong>CBGB </strong>negli anni &#8216;90. In seguito il magazine Juxtapoz, fondato nel 1994, ha sancito l&#8217;inizio della scalata del Lowbrow nell&#8217;ambiente artistico. In seguito celebri dealers come <strong>Jeffrey Deitch, Tony Shafrazi </strong>e<strong> Earl McGrath</strong> hanno cominciato ad inserire artisti Lowbrow nei loro ranghi ed istituzioni come il<strong> Museum of Modern Art</strong>, il <strong>Whitney Museum</strong> e la <strong>Fondation Cartier</strong> di Parigi hanno organizzato grandi mostre dedicate a questo movimento. Oggi è finalmente giunto il momento della verità e noi siamo curiosi di vedere se il Lowbrow riuscirà ad entrare nella storia dell&#8217;arte.</p>
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		<title>Jonathan Jones: arte alla portata di tutti ma non per tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Girovagando per la rete abbiamo trovato un interessante articolo del nostro amato critico inglese Jonathan Jones che andiamo di seguito a pubblicare nella speranza di generare riflessioni e discussioni:
L&#8217;ascesa dell&#8217;arte interattiva sembra ancor più marcata in questa nostra era digitale e questa interattività non abbraccia solo i social networks ma si estende anche al mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4944" title="spencer tunick" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/spencer-tunick-450x270.jpg" alt="spencer tunick" width="450" height="270" />Girovagando per la rete abbiamo trovato un interessante articolo del nostro amato critico inglese <strong>Jonathan Jones </strong>che andiamo di seguito a pubblicare nella speranza di generare riflessioni e discussioni:</p>
<p><strong>L&#8217;ascesa dell&#8217;arte interattiva </strong>sembra ancor più marcata in questa nostra era digitale e questa interattività non abbraccia solo i social networks ma si estende anche al mondo reale, catturando sempre più pubblico. <strong>Spencer Tunick</strong> ed <strong>Antony Gormley </strong>guidano questa rivoluzione interattiva, uno con i nudi collettivi e l&#8217;altro con la sua opera <strong>One and Other</strong> che ha visto centinaia di persone mettersi in mostra sul quarto plinto di <strong>Trafalgar Square</strong>.</p>
<p>Alcune forme di interattività fanno bene all&#8217;arte ed agli artisti che tramite piattaforme come <strong>Facebook</strong> o <strong>Twitter</strong> possono promuovere la loro creatività senza passare attraverso i canonici rituali del mondo dell&#8217;arte. <strong>Ogni giovane artista può farsi pubblicità mediante canali alternativi </strong>e potrebbe anche verificarsi la probabilità di scovare un nuovo genio artistico al di fuori di quelle istituzioni che forzano arte ed artisti a conformarsi alla moda ed al buon gusto generale. <span id="more-4945"></span>Quindi la democrazia è una gran cosa ma  <strong>credo che nessun capolavoro d&#8217;arte sia mai stato definito tale per consenso comune</strong>. Non assisteremo mai all&#8217;ascesa di un nuovo <strong>Pablo Picasso</strong> venuto da Facebook per conquistare i grandi musei internazionali, questo perchè l&#8217;arte è frutto di percezioni profonde ed a volte razionali che sono incomunicabili. Tentare di spiegare o condividere queste percezioni in un&#8217;opera creata per la comunità si tramuterebbe in una grande banalità.</p>
<p>Purtroppo <strong>una grande opera d&#8217;arte, per essere considerata tale, deve essere rivolta ad un elite di persone e non alla massa</strong>. L&#8217;arte partecipativa è una negazione del talento, diffonde una grande bugia: tutti possono essere uguali, tutti possono creare un&#8217;opera d&#8217;arte. Ed allora, che speranza abbiamo di trovare su Facebook un nuovo talento se su quella piattaforma tutti hanno l&#8217;infantile diritto di mettersi addosso un&#8217;etichetta con su scritto: <strong>Sono un artista?</strong></p>
<p>Jonathan Jones</p>
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		<title>Cadavre Exquis VIDEO al Nuovo Cinema Aquila di Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdi 12 marzo alle 19.00 il Nuovo Cinema Aquila di Roma presenta Cadavre Exquis VIDEO, un progetto partecipato nato dall’open call lanciato contemporaneamente a Roma, Quito e Parigi: il video, composto da 62 contributi, è il risultato della collaborazione di artisti dell’Ecuador, Italia, Francia, Germania, Spagna, Cile che hanno risposto all’invito. Il video, dunque, tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4938" title="Cadavre Exquis VIDEO web" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/Cadavre-Exquis-VIDEO-web.jpg" alt="Cadavre Exquis VIDEO web" width="450" height="637" />Venerdi 12 marzo alle 19.00 il <strong>Nuovo Cinema Aquila</strong> di Roma presenta<strong> Cadavre Exquis VIDEO</strong>, un progetto partecipato nato dall’open call lanciato contemporaneamente a Roma, Quito e Parigi: <strong>il video, composto da 62 contributi, è il risultato della collaborazione di artisti dell’Ecuador, Italia, Francia, Germania, Spagna, Cile</strong> che hanno risposto all’invito. Il video, dunque, tanto nella sua costruzione visiva quanto nella sua presentazione al pubblico si propone con spirito ludico e come attraversamento disciplinare. Dopo il lancio del bando di partecipazione, la prima tappa di presentazione a Quito e la seconda a Roma al Nuovo Cinema Aquila, il video sarà presentato a Parigi.</p>
<p>La presentazione del progetto al Nuovo Cinema Aquila è curata da <strong>Bruno Di Marino</strong>.<br />
L&#8217;iniziativa conferma l&#8217;attenzione del Nuovo Cinema Aquila per la sperimentazione e la ricerca sul cinema e le immagini in movimento. <span id="more-4939"></span>Cadavre Exquis VIDEO / Cadáver Exquisito VIDEO / Cadavere eccellente VIDEO è un progetto ideato dalla <strong>Project Room Arte Actual /FLACSO</strong> e coordinato da <strong>María Rosa Jijon</strong>, <strong>Federica La Paglia </strong>e <strong>Alexis Moreano</strong>.</p>
<p>Cadavre Exquis VIDEO è un video di:<br />
Concetta Modica, Emanuele Napolitano, Silvia Stucky, Jacopo Benci, Edwin Carrera, Alterego, Galo Teràn Chico, Hugo Burgos, Manuel Carrion Hurtado, Lidia Tropea, Gruppo Sinestetico (Albertin, Sassu, Scordo), La familia producciones, (Andrés Ganchala, Robert Cárdenas y Christian Tapia), Ugo Piergiovanni, Haggar, Pablo Encalada Romero, Diego Paúl Villavicencio Ordóñez, Emy Díaz, Elsye Suquilanda, Tomas Astudillo, Daniele Prosdocimo, Myfavouritecolor Enrico Zanetti, Enrico Marcon, Nicola Picogna, Giovanni Bai, Pablo Andres Quartagno, Nicolò Vigna, Ingrid Falk &amp; Gustavo Aguerre, Avelino Sala, Paulina León, Giovanni Zapata, Adelina Ducos, Sybin, Werther Germondari &amp; Maria Laura Spagnoli, Angelo Antonuccio, Pasquale Fameli, Manuela Viera-Gallo, Erich Breuer, Ilenia Zincone, Amparo Ferrari, Conceptinprogress (collettivo artistico), Gastón Ramírez Feltrìn, Micha Otto, Alex Ferraté, Vera León y Pedro Cagigal, Chiara Girolomini, Karla Tobar, Sebastian Zabronski, Juan Zabala, Carolina Redondo, Parus Major, María Amelia Viteri y Colectivo Desbordes de Géner@, Luana Perilli, Benna, Rosa Jijon, Paúl Rosero Contreras, Annamaria Di Giacomo, Patricio Ponce, Eleonora Chiesa, Karina Cortez ,Cyril Aboucaya, Julie Genelin , Francisca Sánchez, Cyril Gauthier, Guillaume Aubry, Laëtitia Badaut-Haussmann, Eugenio Percossi,  Alexis Moreano, Estefania Peñafiel Loaiza.</p>
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		<title>Manifest Equality, l&#8217;arte in difesa dei diritti gay</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4932" title="manifestequality" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/manifestequality-450x344.jpg" alt="manifestequality" width="450" height="344" />C&#8217;è tempo fino al prossimo 7 marzo per presenziare alla mostra/evento fundraising <a href="http://manifestequality.com" target="_blank">Manifest Equality</a> che si tiene al 1341 di Vine Street di Los Angeles California.  Una bandiera dei confederati rosa creata da <strong>Ron English</strong>, Un gigante murale esterno raffigurante il ritratto delle Giustizia creato dai graffiti artists <strong>Retna, El Mac</strong> e <strong>Kofie</strong>, un divertente disegno che raffigura un unione tra due donne creato da <strong>Molly Crabapple</strong>. Queste sono solamente alcune delle opere di un evento creato appositamente per <strong>abbattere il razzismo, l&#8217;omofobia e la disuguaglianza a colpi di creatività</strong>.</p>
<p>Street Artists, fotografi, pittori e scultori sono scesi in campo in un unico e grande evento per gridare a gran voce la loro rabbia contro le discriminazioni ed anche per ribadire un concetto: &#8220;<strong>vietare i matrimoni gay equivale a vietare i diritti civili dell&#8217;umanità</strong>&#8220;. &#8220;Questa mostra non è solamente una manifestazione di orgoglio omosessuale ma una vera e propria difesa dei diritti civili&#8221; ha dichiarato El Mac &#8220;In teoria <strong>gli Stati Uniti si basano sui principi di lealtà, uguaglianza e giustizia ma in pratica le cose potrebbero andare molto meglio di come sono ora</strong>. Far parte di questo progetto è per me una cosa di grande importanza&#8221;. <span id="more-4933"></span></p>
<p>Al vernissage di martedì notte era presente anche <strong>Cleve Jones</strong> attivista ed icona della lotta per i diritti omosessuali e compagno del celebre consigliere comunale di San Francisco <strong>Harvey Milk</strong> (l primo consigliere comunale apertamente gay di San Francisco. Milk e il sindaco George Moscone furono assassinati assieme nel 1978 da Dan White, ex-consigliere comunale di San Francisco). Jones ha invitato tutti i presenti a combattere per i diritti omosessuali <strong>nel corso di un accorato discorso che ha letteralmente commosso i presenti.</strong></p>
<p>All&#8217;importante evento partecipano più di 150 artisti provenienti da l&#8217;intera nazione americana. Tra i nomi di spicco figurano <strong>Barry McGee, Robbie Conal, Tierney Gearon, Swoon, Harvey Pekar, Shepard Fairey, Karen Kimmel, Ron English, Lisa Eisner e Tim Biskup</strong>.</p>
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		<title>Siam tutti figli di&#8230;Achille</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:00:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recessione o non recessione? Difficile a dirsi in un mercato dell’arte dove non esiste una reale piattaforma statistica in grado di quantificare introiti e vendite. Gli unici dati disponibili sono quelli delle aste ma dopo la bolla speculativa e dopo il crollo della Lehman Brothers le quotazioni di molte stars del contemporaneo hanno subito un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4906" title="achille_bonito_oliva_" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/achille_bonito_oliva_.jpg" alt="achille_bonito_oliva_" width="450" height="337" /><strong>Recessione o non recessione</strong>? Difficile a dirsi in un mercato dell’arte dove <strong>non esiste una reale piattaforma statistica</strong> in grado di quantificare introiti e vendite. Gli unici dati disponibili sono quelli delle aste ma dopo la bolla speculativa e dopo il crollo della <strong>Lehman Brothers </strong>le quotazioni di molte stars del contemporaneo hanno subito un congruo ridimensionamento. Un valido segno dell’andamento del mercato potrebbe essere però estrapolato dalla <strong>resistenza alla crisi che le gallerie private riescono ad opporre</strong>.</p>
<p>Nell’autunno del 2008 il celebre critico americano<strong> Jerry Saltz</strong> predisse che 100 gallerie di New York avrebbero chiuso i battenti di li a pochi mesi, in realtà ad oggi s<strong>olo 25 dealers sono usciti di scena</strong> e la grande mela ha comunque registrato nuove aperture che hanno doppiato le perdite. <strong>Ed in Italia il mercato come va, in che modo possiamo analizzarlo? </strong>Beh, niente di più difficile. Anche da noi c’è stato un ricambio di gallerie, vi sono state manifestazioni fieristiche che si sono chiuse positivamente ed altre meno. <strong>Il Nostro problema però non risiede nella crisi </strong>poiché l’oggetto artistico è da considerarsi un bene di lusso e come si sa durante i periodi di recessione le statistiche recitano sempre la stessa litania: “<strong>ricchi più ricchi, poveri più poveri</strong>”. <span id="more-4907"></span>Inutile dire che <strong>un bene di lusso </strong>(od un bene accessorio in genere) <strong>può essere acquistato solo da chi è in grado di permetterselo</strong>. In Italia dunque potrebbero essere in molti a trasformarsi in futuri collezionisti d’arte contemporanea ma <strong>la confusione del nostro mercato scoraggia il potenziale acquirente</strong>, costringendolo a rifugiarsi in altre tipologie di investimento. <strong>La confusione risiede nel processo di promozione di un determinato artista</strong> che invece di essere supportato da tutto il sistema viene avvalorato da una cordata e sbugiardato da un’altra, a seconda dei vari interessi politici o strategici.</p>
<p><strong>Editori e Fondazioni pubblicizzano alcune proposte, Curatori e Gallerie ne spingono altre, Biennali e Quadriennali ne foraggiano altre ancora</strong>. Insomma vi sono artisti raccomandati (ed è un peccato ed al tempo stesso non lo è), ma del resto anche <strong>Damien Hirst </strong>e <strong>Jeff Koons </strong>lo sono stati, lo sono. Abbiamo la nostra creatività modello<strong> Ikea-Art </strong>e forse ci stiamo impegnando per sovvertire questa estetica o forse non la sovvertiremo mai.</p>
<p><strong>L’importante adesso è creare un mercato</strong> perché senza mercato non esisterà mai un’alternativa e la nostra creatività diverra sempre più anemica ed atona.  Se questi artisti raccomandati e fautori della Ikea-Art fossero realmente supportati da un sistema unificato forse potremmo anche noi bissare il successo degli <strong>Young British Artists</strong> e comprendere che sino ad allora l’Inghilterra era ferma a <strong>William Turner </strong>e <strong>Richard Hamilton</strong>. Magari potremmo avere anche noi (se non uno squalo) <strong>un ratto in formaldeide</strong> in grado di mesmerizzare il mercato internazionale, tramutando l’argilla in oro. La <strong>Transavanguardia</strong> e la monarchia creata da <strong>Achille Bonito Oliva</strong> ha dato i suoi frutti anche all’estero e, per quanto i detrattori continuino a parlarne male, è stato l’unico caso di unità della scena nostrana che ha realmente creato un mercato.</p>
<p>Micol Di Veroli</p>
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		<title>Brucennial 2010 una biennale contro le biennali</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra Biennali, Triennali e Quadriennali ogni nazione che si rispetti ha la sua grande manifestazione dedicata all&#8217;arte contemporanea anche se è chiaro che non tutti questi eventi sono di grande caratura. Per porre ordine a questo caos il divertente collettivo artistico  Bruce High Quality Foundation ha deciso di organizzare la Biennale di tutte le Biennali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4903" title="brucennial" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/brucennial-450x299.jpg" alt="brucennial" width="450" height="299" /><strong>Tra Biennali, Triennali e Quadriennali ogni nazione che si rispetti ha la sua grande manifestazione dedicata all&#8217;arte contemporanea</strong> anche se è chiaro che non tutti questi eventi sono di grande caratura. Per porre ordine a questo caos il divertente collettivo artistico  <a href="http://www.thebrucehighqualityfoundation.com" target="_blank"><strong>Bruce High Quality Foundation</strong></a> ha deciso di organizzare la Biennale di tutte le Biennali, tentando di riprogrammare il significato stesso di queste manifestazioni.</p>
<p>Questo buffo ma interessante evento si chiama <strong>Brucennial 2010</strong> e si apre questa settimana a New York e rimarrà in visione sino al prossimo quattro aprile in uno spazio sito al 350 di West Broadway ed al <a href="http://recessart.org/" target="_blank"><strong>Recess</strong></a>, altro spazio aperto alle sperimentazioni degli artisti posizionato al numero 41 di Grand Street. Il titolo della Brucennial di quest&#8217;anno è <strong>Miseducation</strong> (che in italiano significa diseducazione) e nel corso dell&#8217;evento si esibiranno un gran numero di giovani artisti che, come si legge nel comunicato stampa, “<strong>Rappresentano il meglio dell&#8217;arte contemporanea di sempre</strong>”. <span id="more-4902"></span>Ovviamente tramite questa dichiarata ironia <strong>i cinque Bruce vogliono sottolineare l&#8217;importanza di una scena artistica giovanile non educata dal sistema</strong> e per questo libera di esprimersi in tutte le sue manifestazioni creative. Gli organizzatori hanno infatti cercato di dare a questa particolare Biennale un approccio più vicino al fai da te dove <strong>l&#8217;organizzazione di una mostra è totalmente in mano agli artisti</strong>. Gli spazi dove si terrà la manifestazione <strong>sono in affitto</strong> e <strong>l&#8217;allestimento è in continuo divenire</strong>: quando un artista porta una nuova opera qelle che si trovano sulla parete vengono spostate su di un altro muro. Oltre alla presenza di artisti emergenti sarà possibile ammirare anche grandi nomi del panorama internazionale come <strong>Julian Schnabel</strong>.</p>
<p>I cinque artisti della  Bruce High Quality Foundation hanno intenzione di utilizzare la Brucennial come diretta risposta no-profit alla <strong>Whitney Biennial</strong> e nel comunicato stampa hanno dichiarato guerra al protezionismo istituzionale, vera piaga del mondo dell&#8217;arte. I cinque Bruce se la prendono anche <strong>contro qualsiasi altra mostra collettiva fintamente indipendente</strong> che sotto sotto è guidata da potere ed amicizie influenti.</p>
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		<title>Fauxreel, ovvero quando la Street Art si vende al sistema</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 14:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Da tempo la street art è entrata nei luoghi canonici dell’arte, gallerie e musei (persino in Italia) ospitano sempre più eventi dedicate a questa splendida disciplina artistica di cui molte volte abbiamo parlato fra le nostre pagine, imparando ad ammirare le incursioni di protagonisti internazionali come Banksy, Os Gemeos,Cartrain, Mat Benote e dei talenti nostrani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4891" title="fauxreel" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/fauxreel-450x450.jpg" alt="fauxreel" width="450" height="450" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Da tempo la<strong> street ar</strong>t è entrata nei luoghi canonici dell’arte, <strong>gallerie e musei </strong>(persino in Italia) <strong>ospitano sempre più eventi dedicate a questa splendida disciplina artistica</strong> di cui molte volte abbiamo parlato fra le nostre pagine, imparando ad ammirare le incursioni di protagonisti internazionali come <strong>Banksy, Os Gemeos,Cartrain, Mat Benote </strong>e dei talenti nostrani come <strong>Sten, Lex, Lucamaleonte, Blu </strong>e<strong> Tv Boy</strong>. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Per questi e tanti altri grandi nomi della street art <strong>il passo dalla strada alla galleria d’arte è stato relativamente breve</strong> un poco come lo è stato per<strong> Keith Haring </strong>e <strong>Jean-Michel Basquiat</strong>. Documentare i progressi della street art organizzando mostre in luoghi istituzionali e quanto altro è un passo dovuto per la storia dell’arte ma è altrettanto importante che <strong>i protagonisti di questa disciplina non si vendano completamente al sistema dell’arte </strong>snaturando così la freschezza di una creatività nata nelle strade.<span id="more-4892"></span> Buoni esempi di fedeltà alla linea sono quelli di <strong>Banksy</strong> e <strong>Blu </strong>che (ovviamente con le distinzioni del caso) pur avendo partecipato ad importanti manifestazioni istituzionali, <strong>continuano comunque a prediligere la libertà del contesto urbano </strong>per portare a termine le loro opere. Un esempio al negativo potrebbe invece essere quello di <strong>Dan Bergeron</strong>, noto come <strong>Fauxreel</strong>, che nel 2008 fu assoldato dalla <strong>Vespa</strong> per creare nelle strade di Toronto (con la sua celebre tecnica del photograffiti) degli esseri umani con il manubrio del celebre ciclomotore al posto della testa. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><strong>Per molti quella scelta fu vista come un andare troppo oltre, un approccio ad una tipologia di marketing </strong>neanche troppo originale visto che tali azioni in America vengono comunemente chiamate murketing. Ed allora viene da chiedersi <strong>che senso abbia trasformarsi nell’ennesimo attore del mercato o peggio in uno strumento pubblicitario</strong>. Personalmente, <strong>ho sempre visto la Street Art come la voce di chi non ha voce</strong>, una disciplina che solletica musei e gallerie scherzandoci su ma tornando sempre tra la gente comune una volta spente le luci della ribalta. Queste caratteristiche hanno contribuito a creare un’aura di simpatia attorno alla Street Art ma con la simpatia, si sa, non ci si guadagna molto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Micol Di Veroli<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
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		<title>I magnifici 7 artisti under 35 da non perdere</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Si fa un gran parlare della giovane arte internazionale e non a torto. Le nuove leve sapranno sicuramente rivoluzionare il mercato e la creatività dei prossimi anni, ma chi sono gli artisti da tenere d&#8217;occhio? Globartmag vi offre i magnifici 7 artisti (internazionali) sotto i 35 anni da non perdere.
Adriana Lara (1978)
Artista concettuale autodidatta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4863" title="tauba auerbach" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/tauba-auerbach-450x315.jpg" alt="tauba auerbach" width="450" height="315" /></p>
<p style="text-align: justify;">Si fa un gran parlare della<strong> giovane arte </strong>internazionale e non a torto. Le nuove leve sapranno sicuramente rivoluzionare il mercato e la creatività dei prossimi anni,<strong> ma chi sono gli artisti da tenere d&#8217;occhio?</strong> Globartmag vi offre i magnifici <strong>7 artisti </strong>(internazionali) <strong>sotto i 35 anni </strong>da non perdere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adriana Lara </strong>(1978)<br />
Artista concettuale autodidatta che lavora principalmente con materiali di recupero. La sua installazione di una buccia di banana sul pavimento del <strong>New Museum</strong> è stata una delle cose più interessanti viste alla mostra <strong>Younger Than Jesus</strong> dello scorso anno. Vive e lavora in Messico ed è rappresentata dalla galleria <a href="http://www.airdeparis.com" target="_blank">Air de Paris</a> di Parigi</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angel Otero</strong> (1981)<br />
Crea dense pitture ad olio e sculture eseguite sempre con stratificazioni di colori ad olio. E&#8217; stato uno dei protagonisti della fiera <strong>NADA</strong> di Miami dove la galleria che lo rappresenta ha venduto tutti i suoi lavori. Vive e lavora a New York ed è rappresentato dalla <a href="http://kavigupta.com" target="_blank"><strong>Kavi Gupta Gallery</strong></a> di Chicago<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Josh Brand</strong> (1980)<br />
Fotografo di stampo concettuale che solitamente crea senza il bisogno della macchina fotografica. Le sue stampe sono eseguite in camera oscura. L&#8217;artista è stato scelto per la <strong>Whitney Biennial 2010</strong>. Vive e lavora a New York ed è rappresentato dalla <a href="http://www.heraldst.com" target="_blank">Herald St Gallery </a>di Londra.<span id="more-4862"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4864" title="angel otero" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/angel-otero-450x443.jpg" alt="angel otero" width="450" height="443" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tauba Auerbach</strong> (1981)<br />
artista concettuale impegnata in diversi campi come la fotografia, la scultura e la pittura. La sua mostra personale alla <strong>Deitch Projects </strong>dello scorso autunno le ha fatto guadagnare un&#8217;ottima reputazione. Anche Tauba Auerbach fa parte della Whitney Biennial 2010. Vive e lavora a New York. E&#8217; stata rappresentata dalla <a href="http://deitch.com" target="_blank">Deitch Projects</a> ma la galleria chiuderà l&#8217;attività il prossimo giugno. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>David Adamo</strong> (1979)<br />
Artista che compie varie sperimentazioni in bilico tra la danza e la performance, solitamente nei suoi progetti si assegna delle prove da superare. Ha esposto al <strong>Metropolitan Museum of Art </strong>ed è stato scelto per la Whitney Biennial 2010. Vive e lavora a Berlino ed è rappresentato dalla <a href="http://www.ibidprojects.com" target="_blank">IBID Projects</a> di Londra.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4866" title="Josh brand" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/Josh-brand.jpg" alt="Josh brand" width="338" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cyprien Gaillard</strong> (1980)<br />
Videoartista che ama i palazzi in rovina o in demolizione come anche la ricerca sui conflitti culturali. E&#8217; stato una delle star della mostra Younger Than Jesus al New Museum. Vive e lavora a Berlino ed è rappresentato da <a href="http://spruethmagers.net" target="_blank">Sprueth Magers</a> di Londra e Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurel Schmidt</strong> (1982)<br />
Crea intricati disegni a matita che rassomigliano a fiabe immerse nella natura. E&#8217; anche lei una delle protagoniste donne della Whitney Biennial. Vive e lavora a New York ed è rappresentata da <a href="http://www.peresprojects.com" target="_blank">Peres Projects </a>di Los Angeles e Berlino.</p>
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		<title>SuperEco, anche l&#8217;arte strizza l&#8217;occhio all&#8217;ecologia</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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Sabato 6 marzo 2010, nell’ambito della manifestazione promossa dall’Assessorato alle Politiche Ambientali del Comune di Roma e organizzata da Openspaceart.com, presso l’Aranciera dell’ex Semenzaio di San Sisto (la grande serra ottocentesca costruita sui resti romani e medievali), inaugura SuperEco mostra che affronta in maniera trasversale il tema “Ecologia” A cura di Angelo Capasso, Emanuela Nobile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4879" title="MARIA THEREZA ALVES" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/img-viedo-m.rein2_-450x375.jpg" alt="MARIA THEREZA ALVES" width="450" height="375" /></p>
<p>Sabato 6 marzo 2010, nell’ambito della manifestazione promossa dall’Assessorato alle Politiche Ambientali del Comune di Roma e organizzata da <strong>Openspaceart.com</strong>, presso l’<strong>Aranciera dell’ex Semenzaio di San Sisto</strong> (la grande serra ottocentesca costruita sui resti romani e medievali), inaugura <em><strong>SuperEco</strong></em> mostra che affronta in maniera trasversale il tema “Ecologia” <span style="font-size: 11pt; font-family: &quot;Gill Sans MT Condensed&quot;;">A cura di Angelo Capasso, Emanuela Nobile Mino, Edicola Notte.</span></p>
<p>La mostra si presenta come una rassegna di opere che offre <strong>diversi tipi di interpretazione delle tematiche ambientaliste</strong> e, attraverso il lavoro degli artisti e il loro versatile contributo, consente di comprendere meglio non solo l’arte e il suo valore culturale, ma anche le possibili modalità di partecipazione e di responsabilità nei confronti della problematica ambientale. Dieci artisti italiani ed internazionali, di diversa generazione, origine e formazione, appongono un segno rappresentativo del <strong>rapporto arte/riuso/recupero/riciclo</strong>, indagando i processi che naturalmente legano la ricerca artistica a queste prassi attraverso una rete di analogie linguistiche: il riuso (dei materiali, delle iconografie, dell’informazione), il recupero (della memoria, della tradizione, della manualità), il riciclo (della cultura, del linguaggio, della storia).<span id="more-4851"></span>L’arte contemporanea entra in questo delicato dibattito con una serie di opinioni trasversali trasformando il percorso espositivo in una panoramica di prospettive, ipotesi, riflessioni, appelli e moniti differenti, non necessariamente finalizzati a fornire risposte immediate o soluzioni definitive ai problemi ambientali, ma sicuramente volti a sollecitare, ponendoli tra le righe, nuovi stimoli e punti di domanda, <strong>trasferendo sul piano culturale ed artistico questioni ed urgenze sociali, smuovendo così, in modo indiretto e quanto meno didascalico, la coscienza ecologica</strong>.</p>
<p>La mostra intende sottolineare come l’indagine artistica sia una forma di comunicazione forte e condivisibile, intima e personale ma al contempo, globale e collettiva. Ad aprire la serata inaugurale alle 18,30 BLOG NOTES “An Die Musik”: Svetlana Trofanchouk (Voce) e Fratesco Buccarella (Piano) interpretano Gioacchino Rossini, Erike Satie, Fryderyc Chopin, De Falla. A seguire AGENDA MUSICA Dj Set: Mafalda Crew, Esu L-Elektrica, House Lovers.</p>
<p>ARTISTI: <strong>Maria Thereza Alves, Alberto Di Fabio, Wang Du, Jimmie Durham, H. H. Lim, Pietro Ruffo, Alessandro Piangiamore, Perino&amp;Vele, Daniele Puppi, Gaia Scaramella</strong></p>
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