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	<title>GlobArtMag &#187; Mercato</title>
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		<title>La scena dell&#8217;arte analizzata da Jennifer Dalton e William Powhida</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Fino al 20 marzo prossimo la Edward Winkleman Gallery di New York ospiterà un’interessante serie di incontri intitolati #class, eventi mirati al dialogo a 360 gradi a cui possono partecipare artisti, critici, dealers, collezionisti e chiunque abbia voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4974" title="william powhida" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/william-powhida-450x299.jpg" alt="william powhida" width="450" height="299" /></p>
<p>Fino al 20 marzo prossimo la <strong>Edward Winkleman Gallery</strong> di New York ospiterà un’interessante serie di incontri intitolati <strong>#class</strong>, eventi mirati al<strong> dialogo a 360 gradi a cui possono partecipare artisti, critici, dealers, collezionisti </strong>e chiunque abbia voglia di partecipare ed esaminare il modo in cui l’arte contemporanea viene create e viene fruita. <strong>Il dialogo in galleria sarà anche mirato ad identificare e proporre alternative capaci di riformare il presente sistema dell’arte</strong> ed il mercato in genere.</p>
<p>Per sistema dell’arte si intende sia <strong>una precisa rete di dealers, gallerie e musei che agisce ed espone artisti caratterizzati da una precisa estetica</strong> uniformata, oltre che una vera e propria architettura economica intangibile e non quantificabile ove regnano favori reciproci e meccanismi sepolti. L’idea di questa nuova e rivoluzionaria serie di brainstormings collettivi è stata partorita da <strong>Jennifer Dalton </strong>e <strong>William Powhida</strong>, due artisti che hanno contribuito a mettere in luce alcune logiche non troppo chiare nascoste dietro la gestione del <strong>New Museum </strong>di New York.  <span id="more-4973"></span>Powhida in particolare ha realizzato lo scorso autunno <strong>una celebre vignetta satirica apparsa sulle prime pagine di vari magazine artistici</strong>. Nella divertente striscia l’artista definiva tutti i conflitti di interessi che ruotano attorno alla celebre istituzione museale, come la nomina di <strong>Jeff Koons</strong> a curatore di mostre (<strong>Skin Fruit</strong> al New Museum n.d.r.)  il quale organizza un evento con opere provenienti dalla collezione di <strong>Dakis Joannou</strong> che a sua volta è sia collezionista di Koons, sia benefattore del New Museum stesso.</p>
<p>Jennifer Dalton e William Powhida  passeranno più tempo possibile all’interno della Edward Winkleman Gallery,<strong> creando opere e partecipando ai dialoghi, trasformando così lo spazio espositivo in una sorta di studio/tavola rotonda aperto a tutti</strong>. Sembra quindi che non solo in Italia sia sorta l’esigenza di porsi contro le regole di un sistema dell’arte sempre più soffocante che lascia dietro di sé le sue proposte più interessanti per occuparsi solo di quelle “di facciata” e palesemente vuote.</p>
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		<title>Independent e Armory Show, l&#8217;invasione delle fiere a New York</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 11:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Nella settimana dell&#8217;Armory Show, importante fiera newyorchese si è aperta anche una nuova manifestazione fieristica intitolata Independent, evento ospitato dall&#8217;ex sede della Dia Foundation ed ideato dai galleristi Elizabeth Dee e Darren Flook con &#8220;l&#8217;obiettivo di riesaminare il modello della manifestazione fieristica e creare una piattaforma ibrida a metà tra la mostra collettiva ed il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4942" title="Armory_WaitingRoom" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/Armory_WaitingRoom.jpg" alt="Armory_WaitingRoom" width="450" height="338" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella settimana dell&#8217;Armory Show, importante fiera newyorchese si è aperta anche una nuova manifestazione fieristica intitolata <strong>Independent</strong>, evento ospitato dall&#8217;ex sede della <strong>Dia Foundation</strong> ed ideato dai galleristi <strong>Elizabeth Dee</strong> e <strong>Darren Flook</strong> con &#8220;<strong>l&#8217;obiettivo di riesaminare il modello della manifestazione fieristica</strong> e creare una piattaforma ibrida a metà tra la mostra collettiva ed il forum&#8221; almeno così recita il comunicato stampa dell&#8217;evento.  &#8220;<strong>Tutti sanno che siamo quì per vendere</strong>&#8221; ha invece dichiarato il giorno dell&#8217;opening <strong>Daniele Balice</strong> della galleria parigina Balice/Hertling, confermando il fatto che indipendenza o non indipendenza, <strong>una fiera è sempre legata alle leggi di mercato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A conferma di ciò Balice ha già venduto un mixed media di <strong>Nikolas Gambaroff </strong>per 5.500 dollari. Anche <strong>Laura Bartlett</strong>, dealer di Londra, è riuscita a vendere già dal primo giorno, un collezionista si è infatti portato a casa due fotografie di <strong>Cyprien Gaillard</strong> per 5.000 dollari al pezzo, mentre un altro avventore ha acquistato una grande installazione di <strong>Nina Beier </strong>per 11.500 dollari. <strong>Sutton Lane</strong>, direttore della galleria <strong>Cora Muennich </strong>ha invece venduto un grande dipinto astratto di <strong>Cheyney Thompson</strong> per la bellezza di 75.000 dollari. Alla fiera è presente anche la <strong>Galleria Zero </strong>di Milano, girovagando per lo stand l&#8217;art dealer di Los Angeles Tim Blum si è dichiarato molto interessato all&#8217;opera di <strong>Christian Frosi </strong>ed ha in seguito aggiunto: &#8220;Riuscire a trovare qualcosa che ti piace veramente in una fiera d&#8217;arte è cosa veramente rara&#8221;. <span id="more-4941"></span>Intanto a New York si è aperto anche l&#8217;<strong>Armory Show</strong>, manifestazione fieristica di grande importanza che ogni anno accoglie migliaia di appassionati ed addetti al settore. Tra questi c&#8217;era anche il celebre collezionista <strong>Michael Hort </strong>il quale alla fine del suo giro di ricognizione ha fatto un elenco delle opere che intenderebbe acquistare: &#8221; Ho visto un bel dipinto di <strong>Serban Savu </strong>alla galleria <strong>Mihai Nicodim</strong> ed un altro di <strong>Paul P</strong> in mostra da <strong>Daniel Reich</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo intenzione di comprare alcune opere di <strong>Jakub Julian Ziolkowski</strong> presentate da <strong>Hauser &amp; Wirth </strong>ma erano state tutte vendute. Ho invece comprato un dipinto di <strong>Ursula Krinzinger</strong> dalla galleria <strong>Eric Von Lieshout</strong> ed un altro di <strong>Serban Savu</strong> in mostra alla <strong>Galerie Hussenot</strong> di Parigi&#8221;.</p>
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		<title>Siam tutti figli di&#8230;Achille</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4906" title="achille_bonito_oliva_" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/achille_bonito_oliva_.jpg" alt="achille_bonito_oliva_" width="450" height="337" /><strong>Recessione o non recessione</strong>? Difficile a dirsi in un mercato dell’arte dove <strong>non esiste una reale piattaforma statistica</strong> in grado di quantificare introiti e vendite. Gli unici dati disponibili sono quelli delle aste ma dopo la bolla speculativa e dopo il crollo della <strong>Lehman Brothers </strong>le quotazioni di molte stars del contemporaneo hanno subito un congruo ridimensionamento. Un valido segno dell’andamento del mercato potrebbe essere però estrapolato dalla <strong>resistenza alla crisi che le gallerie private riescono ad opporre</strong>.</p>
<p>Nell’autunno del 2008 il celebre critico americano<strong> Jerry Saltz</strong> predisse che 100 gallerie di New York avrebbero chiuso i battenti di li a pochi mesi, in realtà ad oggi s<strong>olo 25 dealers sono usciti di scena</strong> e la grande mela ha comunque registrato nuove aperture che hanno doppiato le perdite. <strong>Ed in Italia il mercato come va, in che modo possiamo analizzarlo? </strong>Beh, niente di più difficile. Anche da noi c’è stato un ricambio di gallerie, vi sono state manifestazioni fieristiche che si sono chiuse positivamente ed altre meno. <strong>Il Nostro problema però non risiede nella crisi </strong>poiché l’oggetto artistico è da considerarsi un bene di lusso e come si sa durante i periodi di recessione le statistiche recitano sempre la stessa litania: “<strong>ricchi più ricchi, poveri più poveri</strong>”. <span id="more-4907"></span>Inutile dire che <strong>un bene di lusso </strong>(od un bene accessorio in genere) <strong>può essere acquistato solo da chi è in grado di permetterselo</strong>. In Italia dunque potrebbero essere in molti a trasformarsi in futuri collezionisti d’arte contemporanea ma <strong>la confusione del nostro mercato scoraggia il potenziale acquirente</strong>, costringendolo a rifugiarsi in altre tipologie di investimento. <strong>La confusione risiede nel processo di promozione di un determinato artista</strong> che invece di essere supportato da tutto il sistema viene avvalorato da una cordata e sbugiardato da un’altra, a seconda dei vari interessi politici o strategici.</p>
<p><strong>Editori e Fondazioni pubblicizzano alcune proposte, Curatori e Gallerie ne spingono altre, Biennali e Quadriennali ne foraggiano altre ancora</strong>. Insomma vi sono artisti raccomandati (ed è un peccato ed al tempo stesso non lo è), ma del resto anche <strong>Damien Hirst </strong>e <strong>Jeff Koons </strong>lo sono stati, lo sono. Abbiamo la nostra creatività modello<strong> Ikea-Art </strong>e forse ci stiamo impegnando per sovvertire questa estetica o forse non la sovvertiremo mai.</p>
<p><strong>L’importante adesso è creare un mercato</strong> perché senza mercato non esisterà mai un’alternativa e la nostra creatività diverra sempre più anemica ed atona.  Se questi artisti raccomandati e fautori della Ikea-Art fossero realmente supportati da un sistema unificato forse potremmo anche noi bissare il successo degli <strong>Young British Artists</strong> e comprendere che sino ad allora l’Inghilterra era ferma a <strong>William Turner </strong>e <strong>Richard Hamilton</strong>. Magari potremmo avere anche noi (se non uno squalo) <strong>un ratto in formaldeide</strong> in grado di mesmerizzare il mercato internazionale, tramutando l’argilla in oro. La <strong>Transavanguardia</strong> e la monarchia creata da <strong>Achille Bonito Oliva</strong> ha dato i suoi frutti anche all’estero e, per quanto i detrattori continuino a parlarne male, è stato l’unico caso di unità della scena nostrana che ha realmente creato un mercato.</p>
<p>Micol Di Veroli</p>
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		<title>I magnifici 7 artisti under 35 da non perdere</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Si fa un gran parlare della giovane arte internazionale e non a torto. Le nuove leve sapranno sicuramente rivoluzionare il mercato e la creatività dei prossimi anni, ma chi sono gli artisti da tenere d&#8217;occhio? Globartmag vi offre i magnifici 7 artisti (internazionali) sotto i 35 anni da non perdere.
Adriana Lara (1978)
Artista concettuale autodidatta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4863" title="tauba auerbach" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/tauba-auerbach-450x315.jpg" alt="tauba auerbach" width="450" height="315" /></p>
<p style="text-align: justify;">Si fa un gran parlare della<strong> giovane arte </strong>internazionale e non a torto. Le nuove leve sapranno sicuramente rivoluzionare il mercato e la creatività dei prossimi anni,<strong> ma chi sono gli artisti da tenere d&#8217;occhio?</strong> Globartmag vi offre i magnifici <strong>7 artisti </strong>(internazionali) <strong>sotto i 35 anni </strong>da non perdere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adriana Lara </strong>(1978)<br />
Artista concettuale autodidatta che lavora principalmente con materiali di recupero. La sua installazione di una buccia di banana sul pavimento del <strong>New Museum</strong> è stata una delle cose più interessanti viste alla mostra <strong>Younger Than Jesus</strong> dello scorso anno. Vive e lavora in Messico ed è rappresentata dalla galleria <a href="http://www.airdeparis.com" target="_blank">Air de Paris</a> di Parigi</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angel Otero</strong> (1981)<br />
Crea dense pitture ad olio e sculture eseguite sempre con stratificazioni di colori ad olio. E&#8217; stato uno dei protagonisti della fiera <strong>NADA</strong> di Miami dove la galleria che lo rappresenta ha venduto tutti i suoi lavori. Vive e lavora a New York ed è rappresentato dalla <a href="http://kavigupta.com" target="_blank"><strong>Kavi Gupta Gallery</strong></a> di Chicago<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Josh Brand</strong> (1980)<br />
Fotografo di stampo concettuale che solitamente crea senza il bisogno della macchina fotografica. Le sue stampe sono eseguite in camera oscura. L&#8217;artista è stato scelto per la <strong>Whitney Biennial 2010</strong>. Vive e lavora a New York ed è rappresentato dalla <a href="http://www.heraldst.com" target="_blank">Herald St Gallery </a>di Londra.<span id="more-4862"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4864" title="angel otero" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/angel-otero-450x443.jpg" alt="angel otero" width="450" height="443" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tauba Auerbach</strong> (1981)<br />
artista concettuale impegnata in diversi campi come la fotografia, la scultura e la pittura. La sua mostra personale alla <strong>Deitch Projects </strong>dello scorso autunno le ha fatto guadagnare un&#8217;ottima reputazione. Anche Tauba Auerbach fa parte della Whitney Biennial 2010. Vive e lavora a New York. E&#8217; stata rappresentata dalla <a href="http://deitch.com" target="_blank">Deitch Projects</a> ma la galleria chiuderà l&#8217;attività il prossimo giugno. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>David Adamo</strong> (1979)<br />
Artista che compie varie sperimentazioni in bilico tra la danza e la performance, solitamente nei suoi progetti si assegna delle prove da superare. Ha esposto al <strong>Metropolitan Museum of Art </strong>ed è stato scelto per la Whitney Biennial 2010. Vive e lavora a Berlino ed è rappresentato dalla <a href="http://www.ibidprojects.com" target="_blank">IBID Projects</a> di Londra.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4866" title="Josh brand" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/Josh-brand.jpg" alt="Josh brand" width="338" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cyprien Gaillard</strong> (1980)<br />
Videoartista che ama i palazzi in rovina o in demolizione come anche la ricerca sui conflitti culturali. E&#8217; stato una delle star della mostra Younger Than Jesus al New Museum. Vive e lavora a Berlino ed è rappresentato da <a href="http://spruethmagers.net" target="_blank">Sprueth Magers</a> di Londra e Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurel Schmidt</strong> (1982)<br />
Crea intricati disegni a matita che rassomigliano a fiabe immerse nella natura. E&#8217; anche lei una delle protagoniste donne della Whitney Biennial. Vive e lavora a New York ed è rappresentata da <a href="http://www.peresprojects.com" target="_blank">Peres Projects </a>di Los Angeles e Berlino.</p>
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		<title>Alcune note contro il manifesto della Ikea Art</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4823" title="ikea art" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/ikea-art-450x321.jpg" alt="ikea art" width="450" height="321" />In queste pagine si è più volte parlato della <strong>nuova creatività italiana</strong> e vorrei ribadire <strong>quanto l’arte giovane rappresenti la nostra unica risorsa per tentare di emergere dallo stato di torpore in cui versa la scena dell’arte contemporanea nostrana</strong>. Eppure se da un lato i nostri artisti sono stretti da una morsa istituzionale che ne appiattisce la creatività e ne limita l’azione, dall’altro anche <strong>la proposta creativa dovrebbe iniziare a mostrare i denti</strong> e non cedere il fianco a chi punta all’uniformazione.</p>
<p>Va da sé che <strong>le fondazioni ed i musei sono orientati verso artisti dotati di curriculum o comunque trainati da importanti cordate</strong>. Galleristi e curatori dal canto loro operano lo stesso criterio di selezione con l’eccezione che ogni tanto riescono a mettere in evidenza qualche talento verace. Il vero problema è che<strong> tutti sono orientati a seguire un modello estetico internazionale </strong>con la convinzione che questo sia una panacea in grado di far vendere o comunque donar prestigio, quando invece non ci si accorge che scimmiottando forme creative del passato o di altre nazioni si genera solamente un inutile prodotto complementare. <span id="more-4822"></span>Fino a quando si continuerà a mandare al massacro questa giovane arte intrappolata tra Pop, concettuale e neo-concretismo (manifestazioni creative svuotate da ogni significato e retrocesse al rango di <strong>arte-Ikea</strong> parafrasando lo stimato blogger <a href="http://www.whitehouse.splinder.com/" target="_blank">Luca Rossi</a>), <strong>assisteremo solo alla risibile scena di un cane che si morde continuamente la coda</strong>. Vale a dire che più le istituzioni e le gallerie saranno orientate a promuove l’Ikea art, più gli artisti saranno spinti a produrla e di conseguenza più gli artisti produrranno arte-Ikea, più le istituzioni continueranno a promuoverla.</p>
<p><strong>Siamo giunti ad un momento cruciale dove forte dovrebbe essere l’opposizione ad un sistema bolso e burocratico</strong>, pressante dovrebbe essere l’offerta di opere sempre più fresche e rivoluzionarie, coinvolgente dovrebbe essere l’ascesa di una nuova generazione artistica.<strong> Ed invece i giovani artisti sono divisi</strong>, incessantemente in cerca di una gloria personale che li renda dei robota proprio come i loro più blasonati e ferocemente invidiati colleghi.</p>
<p><strong>I giovani artisti sono esteticamente in bilico tra l’arte-Ikea e tra manifestazioni scolastiche da esamino di accademia</strong>. Infine i giovani artisti si dimenano in inutili tentativi di mettersi in evidenza, dimenticandosi che riflettere e produrre dovrebbe essere il loro obiettivo primario. Ovviamente come sempre ci sono eccezioni ma <strong>per sovvertire l’ordine delle cose occorre che sempre più giovani artisti decidano di impegnarsi a fondo e non passare tutta la vita a lamentarsi o fingersi dei perenni incompresi</strong>.  E&#8217; questo il momento di essere più severi con sé stessi, di attingere a piene mani dai maestri del passato senza copiare spudoratamente, di chiudersi in studio a lavorare e non presenziare ad oltranza ai banchetti dell&#8217;arte. Di mille giovani artisti che riusciranno a far ciò solo una minima parte emergerà ed una ancor più minima parte entrerà nei libri di storia dell&#8217;arte, <strong>ma questa è la dura dottrina della selezione naturale</strong>.</p>
<p>Micol Di Veroli</p>
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		<title>Vorreste collezionare opere fotografiche? Michael Wilson vi spiega come fare</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 11:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Conoscete Michael Wilson? Beh possiamo dirvi che è inglese ed è un grande collezionista di fotografia, Wilson è anche produttore di alcuni film di James Bond, insomma uno che ha fiuto per gli affari. L’uomo ha iniziato la sua avventura verso la fine degli anni ’70 ed adesso è proprietario di una delle più grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4810" title="chuckclose" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/chuckclose-450x281.jpg" alt="chuckclose" width="450" height="281" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Conoscete <strong>Michael Wilson</strong>? Beh possiamo dirvi che è inglese ed è un <strong>grande collezionista di fotografia, Wilson è anche produttore di alcuni film di James Bond</strong>, insomma uno che ha fiuto per gli affari. L’uomo ha iniziato la sua </span><span lang="it-IT">avventura verso la fine degli anni ’70 ed a<strong>desso è proprietario di una delle più grandi collezioni di fotografie del mondo</strong>, tanto da essere ospitate in un centro dedicato, il <strong>Wilson Centre for Photography</strong>.  La scorsa settimana, Wilson ha presenziato ad una conferenza sul collezionismo fotografico alla <strong>Photographer’s Gallery</strong> di Londra, evento organizzato da <strong>ArTactic</strong>, compagnia che monitora i progressi del mercato dell’arte. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><strong>Secondo ArTactic il mercato fotografico è in forte espansione</strong>, grazie all’entrata in gioco di collezionisti dalla Cina, Giappone, India e Medio Oriente. Negli ultimi tempi alcune opere di artisti come<strong> Andreas Gursky, Jeff Wall, Richard Prince </strong>ed<strong> Hiroshi Sugimoto</strong> hanno ampiamente superato <strong>il milione di dollari</strong>. In merito a questo boom del collezionismo fotografico <strong>Mr. Wilson ha fornito alcune importanti dritte per chi volesse iniziare una collezione personale</strong>. Secondo Wilson b<strong>isogna evitare di comprare opere da gallerie troppo blasonate</strong><span id="more-4809"></span>&#8220;prendiamo ad esempio celebri dealers come <strong>White Cube</strong> e <strong>Gagosian Gallery</strong>, sono luoghi con uno status troppo elevato, non vanno bene per iniziare una collezione, <strong>meglio puntare su gallerie meno conosciute</strong> ma stimate che permettono di spuntare prezzi piùvantaggiosi&#8221; ha dichirato il collezionista. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Inoltre Wilson ha aggiunto parlato della durata delle foto nel tempo e della loro conservazione: “Molte stampe cromogeniche, note come <strong>C-print</strong>, degli anni ’90 (anche quelle prodotte da mostri sacri come Andreas Gursky)  <strong>sono ormai letteralmente svanite</strong> e devono essere ristampate. Anche icone della fotografia digitale come <strong>Jeff Wall hanno avuto notevoli problemi con la conservazione delle opere</strong>, una sua foto manipolata digitalmente e montata su light box del 1993 dal titolo <strong>A Sudden Gust of Wind</strong> sta creando al <strong>Tate</strong> (che la ospita nella sua collezione) non poche grane. Insomma il problema della conservazione sta creando numerose difficoltà anche agli esperti, non è possibile pronosticare la durata nel tempo di una stampa contemporanea quindi <strong>ogni collezionista dovrebbe avere un piano b</strong>&#8220;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Inoltre mentre tutti i collezionisti consigliano di comprare sempre ciò che piace, Wilson Afferma: &#8220;<strong>Non comprate necessariamente quello che vi piace</strong>. C’è sempre una differenza tra il fascino istantaneo di una fotografia ed il suo valore nel tempo, inoltre se volete un consiglio buttatevi sul 19esimo secolo, è un periodo della fotografia ancora molto sottovalutato dal mercato&#8221;. Inutile negare che i consigli di un vecchio volpone vanno sempre ascoltati. </span></p>
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		<title>Ma quanto guadagnano le stars dell&#8217;arte contemporanea?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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La vita d&#8217;artista non è certo facile. Anche se negli ultimi 50 anni il mercato dell&#8217;arte è decisamente cresciuto solamente pochi artisti hanno veramente guadagnato cifre stratosferiche alla Zio Paperone. Ovviamente quelli che ce l&#8217;hanno fatta se la passano abbastanza bene ma andiamo a vedere chi sono e quanto guadagnano.
Damien Hirst, 44 anni, uno degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4748" title="Anish-Kapoor" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/Anish-Kapoor.jpg" alt="Anish-Kapoor" width="450" height="489" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">La vita d&#8217;artista non è certo facile. Anche se negli ultimi 50 anni il mercato dell&#8217;arte è decisamente cresciuto <strong>solamente pochi artisti hanno veramente guadagnato cifre stratosferiche alla Zio Paperon</strong>e. Ovviamente quelli che ce l&#8217;hanno fatta se la passano abbastanza bene ma <strong>andiamo a vedere chi sono e quanto guadagnano</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Damien Hirst</strong>, 44 anni, uno degli artisti più ricchi del mondo tanto da trasformare qualsiasi cosa tocchi in oro. La lista degli uomoni più ricchi del mondo del 2009 del <strong>Sunday Times</strong> sembra stimare <strong>la fortuna di Hirst attorno ai 388 milioni di dollari.</strong> Ovviamente il patrimonio dell&#8217;artista britannico, pioniere dei <strong>Young British Artits</strong>, potrebbe essere ancor più vasto calcolando che la sua celebre vendita all&#8217;asta da Sotheby&#8217;s dal titolo <strong>Beautiful Inside My Head Forever</strong> si concluse con 223 opere vendute per un totale di 198 milioni di dollari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Anche <strong>Jeff Koons </strong>non piange viste le sue monumentali produzioni come <strong>Puppy</strong> ed il suo enorme studio di Chelsea che vanta ben 120 collaboratori. Ultimamente<strong> Larry Gagosian</strong> ha comprato una sua opera dal titolo Hanging Heart ad un&#8217;asta da Sotheby&#8217;s, <strong>il prezzo finale era di 23.6 milioni di dollari</strong>, mica male per una singola opera. <span id="more-4749"></span><strong>Takashi Murakami</strong> è un altro artista che ha cavalcatoo l&#8217;onda di Hirst e Koons, facendosi influenzare dalla loro ironia, dalla loro estrosità e sopratutto dalla loro megalomania. L&#8217;artista giapponese ha venduto l&#8217;opera <strong>The Simple Things</strong> (realizzata in tandem con  il rapper <strong>Pharrel Williams</strong>) ad Art Basel 2009 <strong>per più di 2 milioni di dollari</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">La nostra lista prosegue con <strong>Brice Marden</strong>, artista emerso negli anni &#8216;70 con i suoi dipinti monocromi. Il patrimonio dell&#8217;artista non è facilmente calcolabile ma è noto che Marden possiede diverse proprietà immobiliari a New York, l&#8217;artista è inoltre <strong>proprietario di uno studio di 5.000 metri </strong>quadrati sempre nella Grande Mela e di uno studio sull&#8217;isola greca di Hydra. Marden <strong>possiede anche un hotel ed un intera isola</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Julian Schnabel</strong> è un altro Paperone dell&#8217;arte. L&#8217;attore <strong>Richard Gere</strong> ha comperato una sua opera nel 2007 <strong>per 12 milioni di dollari</strong>. Inoltre l&#8217;artista è oramai un affermato regista e possiede una celebre residenza a New York che prende il nome di Palazzo Chupi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><strong>Anish Kapoor</strong> invece ha fatturato ben 27 milioni di dollari nel 2008. <strong>Secondo la Rich List 2010 del Sunday Times il patrimonio di Kapoor si aggirerebbe attorno ai 67 milioni di dollari</strong>, cifra che potrebbe essere ancor più tonda considerando la casa dell&#8217;artista nel Berkshire ( del valore di 8 milioni di dollari) e quella a Londra (che vale 4 milioni di dollari). Lo scorso anno inoltre 29 opere di Kapoor sono state vendute all&#8217;asta per 8.6 milioni di dollari.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">Infine chiudiamo la nostra lista con <strong>Jasper Johns</strong>, oramai monumento dell&#8217;arte contemporanea. Una sua opera False Start è stata comperata nel 2006 dai collezionisti Anne e Kenneth Griffin <strong>per circa 80 milioni di dollari</strong>.</p>
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		<title>A Jakarta l&#8217;arte si compra al centro commerciale</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Se volete avere una prova di quanto l&#8217;arte sia entrata a far parte dello stile di vita quotidiano vi possiamo assicurare che tra non molto basterà entrare in un centro commerciale e scegliere l&#8217;opera d&#8217;arte che più vi aggrada proprio come se fosse un qualunque capo d&#8217;abbigliamento. Ciò sarà possibile dal prossimo 27 febbraio quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4729" title="jakarta" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/jakarta.jpg" alt="jakarta" width="450" height="336" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se volete avere una prova di quanto l&#8217;arte sia entrata a far parte dello stile di vita quotidiano vi possiamo assicurare che <strong>tra non molto basterà entrare in un centro commerciale e scegliere l&#8217;opera d&#8217;arte che più vi aggrada</strong> proprio come se fosse un qualunque capo d&#8217;abbigliamento. Ciò sarà possibile dal prossimo 27 febbraio quando nel celebre centro commerciale<strong> Grand Indonesia</strong> di Jakarta aprirà il nuovissimo <strong>Jakarta Art District</strong>. Si tratta di un progetto organizzato dall&#8217;associazione delle gallerie indonesiane che prevede l&#8217;apertura simultanea di <strong>nove gallerie all&#8217;interno del centro commerciale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le gallerie avranno grandi vetrine ed esporranno una ricca moltitudine di opere d&#8217;arte contemporanea indonesiana ed internazionale. <strong>Ognuna delle nove gallerie si alternerà nella presentazione di una mostra ogni due settimane</strong>. Stando a quanto affermato dall&#8217;associazione delle gallerie indonesiane (AGSI), il progetto contribuirà ad avvicinare la persone all&#8217;arte. Certo è che in di questi tempi <strong>le gallerie d&#8217;arte sono divenute sempre più esclusive</strong> e frequentate da un certo tipo di persone, <strong>il Jakarta Art District invece è completamente aperto a tutti</strong>. <span id="more-4727"></span>Il vero problema è però rappresentato da <strong>questa insolita natura di supermarket dell&#8217;arte</strong>, la storia del mercato dell&#8217;arte ha già registrato il fallimento di numerose gallerie in franchising, questa insolita fusione tra commercio di massa ed arte oltre a non attirare grandi collezionisti sembra non piacere nemmeno alla gente comune che molto spesso non dispone dei fondi necessari per acquistare opere d&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: justify;">A Jakarta ad esempio si è più volte tentato di inserire gallerie d&#8217;arte nei centri commerciali ma non sempre le cose sono andate a buon fine. <strong>Negli ultimi dodici anni infatti molti spazi hanno aperto e chiuso i battenti </strong>in un brevissimo arco di tempo. L&#8217;unico progetto ancora in piedi è il CGartspace all&#8217;interno del centro commerciale Plaza Indonesia. I<strong>l Jakarta Art District è attualmente in affitto con un contratto di due anni</strong> ma i direttori del progetto sono sicuri che tale obiettivo temporale sarà ampiamente superato. Staremo a vedere.</p>
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		<title>Art Hong Kong 2010 pronta a partire</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 11:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Motori accesi anche per la futura edizione 2010 della Hong Kong International Art Fair, comunemente detta ART HK 10, che quest&#8217;anno mira a confermare una fama sempre più crescente avvalorata dall&#8217;interesse di addetti ai lavori, collezionisti e dealers di tutto il mondo. La manifestazione aprirà i battenti 27 maggio e si concluderà il 30 maggio [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0.5cm;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4680" title="art hong kong" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/art-hong-kong-450x347.jpg" alt="art hong kong" width="450" height="347" /></p>
<p>Motori accesi anche per la futura edizione 2010 della <strong>Hong Kong International Art Fair</strong>, comunemente detta <strong>ART HK 10</strong>, che quest&#8217;anno mira a confermare una fama sempre più crescente avvalorata dall&#8217;interesse di addetti ai lavori, collezionisti e dealers di tutto il mondo. La manifestazione aprirà i battenti 27 maggio e si concluderà il 30 maggio in una kermesse senza precedenti che non mancherà certo di affascinare i visitatori. Per non venir meno alla sua reputazione di fiera d&#8217;arte più importante dell&#8217;Asia, <strong>Art Hk 10 ha già reso noti i nomi delle gallerie che parteciperanno alla manifestazione</strong>.</p>
<p>Accanto a blasonati ritorni come <strong>Gagosian Gallery, Lisson Gallery </strong>e <strong>White Cube</strong>, quest&#8217;anno la fiera ospiterà per la prima volta pezzi da novanta come <strong>Hauser &amp; Wirth</strong> (Zurigo, Londra e New York), <strong>Galerie Lelong</strong> (New York, Parigi e Zurigo), <strong>Emmanuel Perrotin </strong>(Parigi), <strong>Almine Rech Gallery</strong> (Bruxelles) e le gallerie newyorchesi<strong> James Cohan Gallery</strong> e <strong>Lehmann Maupin Gallery</strong>. Questo manipolo di gallerie, che in sostanza rappresentano la crema dei mercanti d&#8217;arte di tutto il mondo, è stato sicuramente attirato dalla presenza di <strong>Deutsche Bank</strong>, sponsor principale della manifestazione. <span id="more-4679"></span>Molte gallerie che espongono in fiera per la prima volta in assoluto presenteranno mostre personali di grandi artisti asiatici come <strong>Sperone Westwater</strong> che presenterà <strong>Liu Ye</strong>, <strong>Marianne Boesky</strong> che ospiterà <strong>Yoshimoto Nara</strong> ed <strong>Emmanuel Perrotin</strong> che proporrà <strong>Aya Takano</strong>.</p>
<p>Il drappello delle gallerie italiane è ridotto a sole due presenze. <strong>Galleria Continua</strong> (con sedi a San Gimignano, Pechinoe Le Moulen) e <strong>Primo Marella Gallery </strong>(con sedi a Milano e Pechino) ma ovviamente si tratta di dealers celebri e navigati che possono benissimo correre da soli. Art Hk 10 proporrà inoltre <strong>un&#8217;interessante serie di dibattiti e conferenze </strong>con artisti ed addetti del settore tra cui spicca la presenza del designer<strong> Ron Arad</strong>. La fiera proporrà inoltre una serie di special exhibitions che sarà svelata nei prossimi giorni. Per altre informazioni vi rimandiamo al <a href="http://www.hongkongartfair.com" target="_blank">sito</a> della manifestazione.</p>
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		<title>Polaroid vende la sua collezione, 1.200 opere che (forse) non vedremo mai più</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 11:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1960 la metà delle famiglie americane possedeva una macchina fotografica istantanea Polaroid e mentre l&#8217;idea di possedere una subitanea immagine delle vacanze, del cenone di Natale o del proprio compleanno fu la chiave di volta del successo dell&#8217;azienda, questo prodotto rivoluzionario ha cambiato per sempre le scelte creative di molti artisti. Ansel Adams ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4611" title="david hockney" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/02/david-hockney.jpg" alt="david hockney" width="450" height="601" /><strong>Nel 1960 la metà delle famiglie americane possedeva una macchina fotografica istantanea Polaroid</strong> e mentre l&#8217;idea di possedere una subitanea immagine delle vacanze, del cenone di Natale o del proprio compleanno fu la chiave di volta del successo dell&#8217;azienda, questo prodotto rivoluzionario ha cambiato per sempre le scelte creative di molti artisti.<strong> Ansel Adams</strong> ha catturato le sue celebri e fiabesche immagini dello <strong>Yosemite National Park</strong> proprio con una Polaroid e che dire delle centinaia di immagini scattate da <strong>Andy Warhol,  Chuck Close </strong>e<strong> William Wegman</strong> sino a giungere allo strettamente contemporaneo <strong>Dash Snow</strong>.</p>
<p>Oggi queste fotografie assieme a tantissime altre (comprese quelle scattate dal fondatore della Polaroid, <strong>Edwin H. Land</strong>) saranno messe all&#8217;asta da <strong>Sotheby&#8217;s</strong>. La<strong> Polaroid è infatti costretta a vendere la sua collezione per pagare i suoi creditori</strong> ( purtroppo l&#8217;avvento della fotografia digitale non ha giovato alla celebre azienda americana), per la cronaca l&#8217;asta si terrà a New York il 21 ed il 22 giugno.<span id="more-4610"></span> Tra le opere facenti parti del lotto figurano moltissime immagini scattate da <strong>Ansel Adams, Chuck Close, William Wegman, Robert Rauschenberg, David Hockney, Robert Frank, Robert Mapplethorpe, Andy Warhol e Lucas Samaras</strong>, per un totale di<strong> 1.200 oggetti </strong>che potrebbero raggiungere la sbalorditiva cifra di <strong>11.5 milioni di dollari</strong>. Raggiunto telefonicamente dal New York Times, l&#8217;artista Chuck Close (recentemente nominato da Obama come membro del Committee on the Arts and Humanities) ha dichiarato: &#8220;<strong>La collezione messa all&#8217;asta è decisamente incredibile</strong>, non c&#8217;è niente di simile al mondo, quelle fotografie messe assieme vanno oltre la storia della fotografia. <strong>E&#8217; da criminali metterle in vendita</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Lo sdegno di Close si è unito a quello di altri artisti che vorrebbero vedere la collezione intatta all&#8217;interno di un museo</strong> ma la Polaroid ha dichiarato di aver parlato con alcuni musei, tra cui il <strong>Fogg Museum </strong>dell&#8217;università di <strong>Harvard </strong>e di non essere riuscita a raggiungere un accordo. Probabilmente un collezionista privato si aggiudicherà l&#8217;intero lotto o peggio ancora la collezione Polaroid sarà acquistata (e smembrata) da diversi collezionisti. <strong>Così facendo l&#8217;umanità intera perderà un pezzo di storia dell&#8217;arte</strong>.</p>
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