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	<title>GlobArtMag &#187; Mostre</title>
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		<title>Jenny Holzer, un fiume ininterrotto di parole</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Un fiume di parole scorre sul pavimento. “Nuoto attraverso di lei”, recitano dieci corsie di testo giallognolo che corrono veloci nel buio della sala. “Le canterò una canzone che parla di noi…” recita un’altra poetica scritta mentre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4988" title="HOLZER" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/HOLZER-450x297.jpg" alt="HOLZER" width="450" height="297" /></p>
<p>Un fiume di parole scorre sul pavimento. “<strong>Nuoto attraverso di lei</strong>”, recitano dieci corsie di testo giallognolo che corrono veloci nel buio della sala. “<strong>Le canterò una canzone che parla di noi…</strong>” recita un’altra poetica scritta mentre di seguito passa un’oscura ammonizione “<strong>Posso rovinare la tua vita</strong>”. Queste ed altre infinite scritte led scorrevoli riempiono gli spazi del <strong>Baltic Centre for Contemporary Art</strong> di Gateshead nel Regno Unito. L’artista che le ha create è <strong>Jenny Holzer</strong>, star di questa mostra dal titolo <strong>For Chicago</strong> che dal 5 marzo al 16 maggio 2010 ospiterà <strong>13 differenti text works creati dall’artista tra il 1977 ed il 2001</strong>.</p>
<p>Nel corso dell’evento i vorticosi nastri di frasi fioriscono all’interno della mente dello spettatore, riempiendola di mostruose possibilità. <strong>Fermarsi a riflettere su di una frase significa perdersene un’altra che fugge via in un millesimo di secondo</strong> e ci si sente affogare nelle parole. L’artista sembra avere un controllo sulle frasi ed è capace di generare riflessioni od interromperle del tutto mediante frammenti, sussurri  e minacce che sembrano aforismi, comandi o confessioni. <strong>Il tono delle frasi è sempre piatto, non ci sono aggettivi solo affermazioni, tanto che potrebbe trattarsi di poesia </strong>anche se Jenny Holzer ha sempre precisato di non essere una poetessa. <span id="more-4987"></span>L’impatto visivo dei vortici di testo è comunque impressionante, sia per i colori sia per uno scorrere veloce che crea un movimento estremo ed inafferrabile. Nata in Ohio (Stati Uniti) nel 1950, Jenny Holzer ha passato un’infanzia solitaria ed ha in seguito insegnato alle scuole serali, ma il suo sogno era quello di diventare una pittrice.</p>
<p><strong>La sua arte e la sua reputazione cominciarono a farsi strada grazie ad una serie di stickers che l’artista attaccava anonimamente sui muri di New York </strong>negli anni ’70. “L’abuso di potere non è una sorpresa”, “Il delitto ha un suo lato sessuale”, “le persone stupide non dovrebbero procreare”, “Proteggimi da quello che voglio”, queste sono solo alcune delle frasi presenti su migliaia di stickers che Jenny Holzer era solita stampare su adesivi, posters, T-shirts e placche di metallo.  Nell&#8217;ultima decade Jenny Holzer ha terminato l&#8217;uso di testi da autoprodotti e <strong>si è concetrata su lettere, report, memo e dichiarazioni diramate dall&#8217;esercito americano</strong>.  Il freddo terrore di quei documenti riaccende l&#8217;insensata fiamma della guerra nelle opere presenti al Baltic Centre for Contemporary Art.</p>
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		<title>Nelle braccia di un angelo, gli Os Gemeos in mostra a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4983" title="os gemeos" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/os-gemeos.jpg" alt="os gemeos" width="450" height="454" />C&#8217;e tempo sino al prossimo 25 marzo 2010 per ammirare le fantastiche creazioni di <strong>Os Gemeos</strong>, giunti alla loro seconda mostra personale presso<strong> Galleria Patricia Armocida</strong> di Milano. Occasione più unica che rara per ammirare il talento di questo dinamico duo della street art internazionale. <strong>Otavio e Gustavo Pandolfo </strong>(1974, San Paolo del Brasile),  gemelli identici,  in arte Os Gemeos,  <strong>pionieri del writing brasiliano nella metà degli anni &#8216;80</strong>, oltre agli incredibili lavori realizzati nelle strade di San Paolo, negli ultimi anni le loro opere  sono state esposte nei musei e nella manifestazioni d&#8217;arte più importanti di tutto il mondo.</p>
<p>In occasione della mostra,  dal titolo <strong>Nos braços de um anjo</strong>,  (Nelle braccia di un angelo), presenteranno  opere inedite:  tele di grandi dimensioni, <strong>sculture- oggetto sonore e installazioni site- specific meccaniche e interattive</strong> che realizzeranno direttamente in galleria. L&#8217;esposizione  comprende opere che riflettono il loro immaginario legato al vissuto quotidiano nelle periferie urbane di una grande metropoli ricca di contrasti come San Paolo e al folklore  culturale e musicale del nord est del Paese che gli occhi sensibili degli artisti traducono in  visioni poetiche dalle atmosfere surreali e da sogno.<span id="more-4984"></span><strong>I loro distintivi e riconoscibili personaggi dalla pelle gialla, dagli abiti sgargianti impreziositi da gioielli e lustrini creano ritratti delicati di musicisti, pescatori, donne e bambini </strong>che popolano scene semplici e sensuali della realtà brasiliana che Os Gemeos fondono con figure fantastiche provenienti dal loro universo onirico. La precisione del tratto, i deliziosi dettagli nel paesaggio di sfondo o nelle texture degli abiti, riempiono di meraviglia e ci portano in luoghi magici e fiabeschi di un lirismo delicato, talvolta melanconico, che tocca l&#8217;anima.</p>
<p>Partendo dalla cultura delle strade di San Paolo, le opere di Os Gemeos hanno ottenuto negli ultimi anni importanti riconoscimenti internazionali e sono state esposte in prestigiose manifestazioni culturali come la <strong>Biennale dell&#8217;Havana</strong> Cuba, nel 2006 e <strong>Biennale di San Paolo</strong> nel 2001 e nei  musei di tutto il mondo tra cui: <strong>Vertigo, Brazilian Art Museum</strong> (MAB-FAAP),  Sao Paulo, Brasil 2009, <strong>Centro Cultural Banco do Brasil</strong>, Rio de Janeiro, Brazil 2009; When Lives Become Form: Creative Power from Brazil, <strong>Hiroshima City Museum of Contemporary Art</strong>, Japan, 2009.</p>
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		<title>La scena dell&#8217;arte analizzata da Jennifer Dalton e William Powhida</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Fino al 20 marzo prossimo la Edward Winkleman Gallery di New York ospiterà un’interessante serie di incontri intitolati #class, eventi mirati al dialogo a 360 gradi a cui possono partecipare artisti, critici, dealers, collezionisti e chiunque abbia voglia di partecipare ed esaminare il modo in cui l’arte contemporanea viene create e viene fruita. Il dialogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4974" title="william powhida" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/william-powhida-450x299.jpg" alt="william powhida" width="450" height="299" /></p>
<p>Fino al 20 marzo prossimo la <strong>Edward Winkleman Gallery</strong> di New York ospiterà un’interessante serie di incontri intitolati <strong>#class</strong>, eventi mirati al<strong> dialogo a 360 gradi a cui possono partecipare artisti, critici, dealers, collezionisti </strong>e chiunque abbia voglia di partecipare ed esaminare il modo in cui l’arte contemporanea viene create e viene fruita. <strong>Il dialogo in galleria sarà anche mirato ad identificare e proporre alternative capaci di riformare il presente sistema dell’arte</strong> ed il mercato in genere.</p>
<p>Per sistema dell’arte si intende sia <strong>una precisa rete di dealers, gallerie e musei che agisce ed espone artisti caratterizzati da una precisa estetica</strong> uniformata, oltre che una vera e propria architettura economica intangibile e non quantificabile ove regnano favori reciproci e meccanismi sepolti. L’idea di questa nuova e rivoluzionaria serie di brainstormings collettivi è stata partorita da <strong>Jennifer Dalton </strong>e <strong>William Powhida</strong>, due artisti che hanno contribuito a mettere in luce alcune logiche non troppo chiare nascoste dietro la gestione del <strong>New Museum </strong>di New York.  <span id="more-4973"></span>Powhida in particolare ha realizzato lo scorso autunno <strong>una celebre vignetta satirica apparsa sulle prime pagine di vari magazine artistici</strong>. Nella divertente striscia l’artista definiva tutti i conflitti di interessi che ruotano attorno alla celebre istituzione museale, come la nomina di <strong>Jeff Koons</strong> a curatore di mostre (<strong>Skin Fruit</strong> al New Museum n.d.r.)  il quale organizza un evento con opere provenienti dalla collezione di <strong>Dakis Joannou</strong> che a sua volta è sia collezionista di Koons, sia benefattore del New Museum stesso.</p>
<p>Jennifer Dalton e William Powhida  passeranno più tempo possibile all’interno della Edward Winkleman Gallery,<strong> creando opere e partecipando ai dialoghi, trasformando così lo spazio espositivo in una sorta di studio/tavola rotonda aperto a tutti</strong>. Sembra quindi che non solo in Italia sia sorta l’esigenza di porsi contro le regole di un sistema dell’arte sempre più soffocante che lascia dietro di sé le sue proposte più interessanti per occuparsi solo di quelle “di facciata” e palesemente vuote.</p>
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		<title>Ai Weiwei selezionato per la prossima mostra alla Turbine Hall del Tate Modern</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ai Weiwei, Il celebre artista/attivista cinese da tempo impegnato in una dura lotta per il rispetto dei diritti civili nel suo paese nation, è stato selezionato dai vertici della Tate Modern di Londra per realizzare una nuova installazione alla Turbine Hall nel prossimo ottobre. Lo spazio cavernoso è già stato occupato da incredibili installazioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4966" title="ai weiwei" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/ai-weiwei.jpg" alt="ai weiwei" width="450" height="342" /><strong>Ai Weiwei</strong>, Il celebre artista/attivista cinese da tempo impegnato in una dura lotta per il rispetto dei diritti civili nel suo paese nation, <strong>è stato selezionato dai vertici della Tate Modern di Londra per realizzare una nuova installazione alla Turbine Hall nel prossimo ottobre</strong>. Lo spazio cavernoso è già stato occupato da incredibili installazioni di artisti quali <strong>Miroslaw Balka</strong> e <strong>Dominique Gonzalez-Foerster </strong>, ora non resta che vedere cosa escogiterà Weiwei che di estro e creatività ne ha da vendere.</p>
<p>L’artista è nato a Pechino ed<strong> è conosciuto per opere che provocano reazioni e generano dibattiti</strong>, non a caso in una recente intervista  ha dichiarato:  “<strong>Libertà significa avere il diritto di fare domande su tutto</strong>”.  Sino ad oggi Weiwei è l’unico artista della regione pacifico-asiatica (che ancora vive e lavora in Cina) ad essere stato selezionato per esporre nella Turbine Hall.  Da venti anni l’artista gioca un ruolo fondamentale nella scena dell’arte contemporanea cinese e nel 2008 ha collaborato con gli architetti<strong> Herzog &amp; de Meuron</strong> per la realizzazione del <strong>Bird’s Nest Stadium </strong>(o Nido d’uccello, ufficialmente chiamato National Stadium), struttura ufficiale delle <strong>olimpiadi di Pechino 2008</strong>. <span id="more-4965"></span>Dopo aver vissuto negli Stati Uniti dal 1981 al 1993, Weiwei è tornato a Pechino ed ha creato nel 1995 la celebre opera <strong>Dropping a Han Dynasty Urn</strong>, trittico che mostra l’artista nell’atto di <strong>rompere un antico vaso di ceramica il quale si polverizza sotto i suoi piedi</strong>. Altro famoso lavoro di Weiwei è l’installazione <strong>Template</strong> del 2001 nella quale l’artista ha utilizzato 1.001 porte e finestre di legno provenienti da edifici distrutti di tutta la Cina. Inoltre per commemorare il devastante <strong>terremoto di Sichuan del 2008</strong>, l’artista ha realizzato un testo in cinese costituito da <strong>migliaia di zainetti per bambini </strong>che nel 2009 hanno ricoperto la facciata dell’<strong>Haus der Kunst</strong> di Monaco in Germania.</p>
<p>In merito alla sua scelta, <strong>Vicente Todoli</strong>, direttore della Tate Modern, ha dichiarato: “Siamo onorati di esporre uno dei più grandi artisti cinesi viventi. Le opere di Weiwei, solitamente concepite su larga scala, sono installazioni socialmente impegnate. Per questo siamo emozionati e non vediamo l’ora di vedere cosa farà negli spazi della Turbine Hall”. Va da sé che <strong>sul progetto di Weiwei vige lo stretto riserbo</strong>. <strong>Dovremo quindi attendere fino al 12 ottobre</strong> prossimo per scoprire quello che il bravo artista cinese sarà in grado di realizzare.</p>
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		<title>Steve Lazarides punta tutto su Ian Francis e la nuova pittura contemporanea</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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Quel vecchio volpone di Steve Lazarides sembra avere un fiuto particolarmente sviluppato per la scoperta di nuovi talenti e bisogna proprio ammettere che tutti gli artisti toccati dal pragmatico gallerista newyorchese si tramutano in galline dalle uova d’oro. Questa volta Lazarides annuncia la prima mostra personale del pittore Ian Francis che verrà per l’occasione ospitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4960" title="ian francis" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/ian-francis-450x311.jpg" alt="ian francis" width="450" height="311" /><br />
Quel vecchio volpone di <strong>Steve Lazarides</strong> sembra avere un fiuto particolarmente sviluppato per la scoperta di nuovi talenti e bisogna proprio ammettere che tutti gli artisti toccati dal pragmatico gallerista newyorchese <strong>si tramutano in galline dalle uova d’oro</strong>. Questa volta Lazarides annuncia la prima mostra personale del pittore <strong>Ian Francis</strong> che verrà per l’occasione ospitato dagli spazi londinesi della <strong>Rathbone</strong> Gallery dal 25 marzo al 6 maggio 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">L’artista presenta una serie di schizzi e 16 grandi dipinti basati sui paradossi. I dipinti di Francis presentano,<strong> scene narrative e giustapposizioni di immagini di paesaggi apocalittici dove si stagliano figure femminili</strong>. Il tutto in bilico tra astrazione ed espressionismo. Per portare a termine le sue tele l’artista usa una combinazione di <strong>olio, acrilico ed inchiostro</strong>, il tutto mescolato sapientemente in modo da creare vere e proprie visioni illusorie. La mostra dal titolo <strong>Exodus,</strong> riflette sulle ossessioni della società nei confronti dei mass media e della coltura popolare, porno stars, cheerleaders ed attrici si muovono con aria sinuosa e provocatoria in ambienti evanescenti e dannati, dalla bellezza inaspettata. <span id="more-4959"></span>Nato nel 1979, Ian Francis vive e lavora a Bristol proprio come il suo celeberrimo collega <strong>Banksy. </strong>Francis trae ispirazione dal mondo di internet che ha iniziato ad usare nel 2001. Dopo l&#8217;attacco terroristico al <strong>World Trade Center </strong>di New York e le guerre in Afghanistan ed in Iraq, l&#8217;artista ha cominciato ossessivamente a seguire i telegiornali e le news televisive. Le sue opere incorporano un&#8217;ampia selezione di materiali presi da internet, dai film e dai telegiornali e si riallacciano al re dell&#8217;illustrazione <strong>Dan McKeen </strong>ed alla letteratura contemporanea di autori come <strong>Tom McCarthy</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Passo molto tempo a leggere libri, guardare film e surfare su internet</strong>. Salvo sul mio computer tonnellate di fotografie che mi colpiscono, sono immagini varie provenienti da ogni posto del mondo. Letteratura, films, foto e realtà quotidiana si uniscono al mio immaginario e provocano la scintilla creativa. <strong>Così nascono i mei quadri</strong>&#8220;. ha recentemente dichiarato l&#8217;artista.</p>
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		<title>New Museum, Jeff Koons e Dakis Joannou: cronache di un disastro annunciato</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente si è aperta Skin Fruit (in visione fino al 6 giugno 2010), la tanto attesa e criticata mostra del New Museum curata da Jeff Koons con opere provenienti direttamente dalla collezione del celebre dealer greco Dakis Joannou, il quale figura anche tra i benefattori del museo. Questo strano conflitto di interessi fu aspramente criticato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4956" title="maurizio cattelan" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/maurizio-cattelan-450x300.jpg" alt="maurizio cattelan" width="450" height="300" />Finalmente si è aperta <strong>Skin Fruit </strong>(in visione fino al 6 giugno 2010), la tanto attesa e criticata mostra del <strong>New Museum</strong> curata da <strong>Jeff Koons</strong> con opere provenienti direttamente dalla collezione del celebre dealer greco<strong> Dakis Joannou</strong>, il quale figura anche tra i benefattori del museo. <strong>Questo strano conflitto di interessi fu aspramente criticato lo scorso autunno</strong>, al momento della presentazione del progetto ed in molti furono concordi nel definirlo &#8220;<strong>una pessima idea</strong>&#8220;. Ed a giudicare da quello che possiamo vedere oggi nelle sale del New Museum non c&#8217;è che da confermare tale affermazione.</p>
<p>Le opere in mostra sono state selezionate ed installate in maniera del tutto caotica da Mr.Koons (vecchio amico di Joannou il quale possiede molte opere dell&#8217;artista), basti pensare al fatto che <strong>l&#8217;artista ha riempito gli spazi espositivi con ben 80 opere</strong> tra dipinti, sculture, disegni, video e performances creati da 50 artisti diversi. Ovviamente ci sono alcune opere decisamente interessanti ed alcune sorprese ma la stragrande maggioranza degli artisti sono grandi nomi come <strong>Mike Kelley</strong> e<strong> Cindy Sherman</strong> o nuove ma già celebri conoscenze come <strong>John Bock</strong>,<strong> Nathalie Djurberg </strong>e <strong>Dan Colen</strong>, insomma artisti che già fanno parte della scena dell&#8217;arte e le cui opere sono presenti in numerose collezioni private e museali. <span id="more-4955"></span>Tutto è preconfezionato e pronto per piacere, tutto si risolve in un giro di favore tra squali del mercato: &#8220;<strong>io faccio esporre il mio artista ed il tuo artista nel museo, così le quotazioni salgono e rivendiamo le sue opere ad un prezzo maggiore, così siamo tutti più ricchi e felici</strong>&#8220;. Con questa mostra il New Museum ha totalmente deragliato dalla sua missione iniziale di porsi come un’alternativa d’avanguardia ai musei tradizionali, divenendo un piccolo circolo di amici.</p>
<p>Jeff Koons ha organizzato una mini-fiera dell&#8217;arte, stando ben attento ad inserire opere di artisti come <strong>Richard Prince, Urs Fischer, Charles Ray, Chris Ofili</strong> e <strong>Takashi Murakami</strong>. Anche <strong>Maurizio Cattelan</strong> è presente alla mostra ma la sua opera raffigurante un manichino di cera con le fattezze di <strong>John F. Kennedy</strong> disteso nella sua bara, non è niente di nuovo sotto al sole. Forse è giunto il momento di cambiare registro poichè queste pompose manifestazioni ( come anche il <strong>Padiglione Italia </strong>alla scorsa <strong>Biennale di Venezia</strong>) rischiano di trasformare ogni mostra in una grande e noiosa asta.</p>
<p>Photo: Librado Romero/The New York Times</p>
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		<title>Jonathan LeVine ed il Pop Surrealism alla riscossa</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4947" title="jonathan levine" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/jonathan-levine-450x260.jpg" alt="jonathan levine" width="450" height="260" />Per il quinto anniversario della sua galleria di New York, <strong>Jonathan LeVine</strong> ha riempito i suoi spazi con opere di 35 artisti, molti dei quali fanno parte della sua scuderia. Lo spazio si trova nella zona di Chelsea ma non aspettatevi di vedere una mostra con opere caratterizzate da astrazioni cool o ermetiche forme concettuali. L&#8217;evento è infatti dedicato a quella che comunemente è definita <strong>Lowbrow art</strong> o <strong>Pop Surrealism</strong>,  filone artistico che vanta nelle sue file numerosi talenti e che <strong>fino ad ora è stato relegato ai margini del mercato dell&#8217;arte</strong>.</p>
<p>Ovviamente le cose stanno lentamente cambiando e dopo anni di gavetta anche la Lowbrow Art comincia a raccogliere i consensi da parte di pubblico, critica e collezionismo. &#8220;<strong>siamo ad un importante punto di svolta</strong>, ora il mercato internazionale e la scena dell&#8217;arte istituzionale si sono resi conto di queste meravigliose opere&#8221; ha dichiarato LeVine con quella soddisfazione di chi fin dall&#8217;inizio della carriera di dealer ha deciso di puntare tutto sull&#8217;imprevisto. <span id="more-4948"></span>Molti artisti presenti in questa grande mostra collettiva (che rimarrà in visione sino al 27 marzo) non hanno ancora superato i quaranta anni d&#8217;età ma i loro nomi sono già molto conosciuti nell&#8217;ambiente artistico, si parla infatti di gente come<strong> Blek Le Rat, Ray Caesar, Ron English, Gary Baseman, Gary Taxali, Invader, Jeff Soto, Jim Houser, Miss Van, Shepard Fairey, Tara McPherson, WK </strong>e tanti altri. Gente cresciuta a colpi di <strong>Star Trek</strong> o <strong>Star Wars</strong>, leggendo i comics ed ascoltando punk rock ed hip hop. Artisti che producono opere tipicamente figurative ed a volte narrative in una maniera accessibile e populista.</p>
<p>&#8220;<strong>Per questa generazione cresciuta con la televisione, l&#8217;immaginario pop è l&#8217;unico linguaggio</strong>. La loro cultura è la pop culture&#8221; ha aggiunto LeVine. L&#8217;establishment ha reagito molto lentamente all&#8217;invasione Lowbrow, Jonathan LeVine ha invece abbracciato sin da subito questo movimento, organizzando mostre nei club e nei bar come il celebre <strong>CBGB </strong>negli anni &#8216;90. In seguito il magazine Juxtapoz, fondato nel 1994, ha sancito l&#8217;inizio della scalata del Lowbrow nell&#8217;ambiente artistico. In seguito celebri dealers come <strong>Jeffrey Deitch, Tony Shafrazi </strong>e<strong> Earl McGrath</strong> hanno cominciato ad inserire artisti Lowbrow nei loro ranghi ed istituzioni come il<strong> Museum of Modern Art</strong>, il <strong>Whitney Museum</strong> e la <strong>Fondation Cartier</strong> di Parigi hanno organizzato grandi mostre dedicate a questo movimento. Oggi è finalmente giunto il momento della verità e noi siamo curiosi di vedere se il Lowbrow riuscirà ad entrare nella storia dell&#8217;arte.</p>
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		<title>Cadavre Exquis VIDEO al Nuovo Cinema Aquila di Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdi 12 marzo alle 19.00 il Nuovo Cinema Aquila di Roma presenta Cadavre Exquis VIDEO, un progetto partecipato nato dall’open call lanciato contemporaneamente a Roma, Quito e Parigi: il video, composto da 62 contributi, è il risultato della collaborazione di artisti dell’Ecuador, Italia, Francia, Germania, Spagna, Cile che hanno risposto all’invito. Il video, dunque, tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4938" title="Cadavre Exquis VIDEO web" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/Cadavre-Exquis-VIDEO-web.jpg" alt="Cadavre Exquis VIDEO web" width="450" height="637" />Venerdi 12 marzo alle 19.00 il <strong>Nuovo Cinema Aquila</strong> di Roma presenta<strong> Cadavre Exquis VIDEO</strong>, un progetto partecipato nato dall’open call lanciato contemporaneamente a Roma, Quito e Parigi: <strong>il video, composto da 62 contributi, è il risultato della collaborazione di artisti dell’Ecuador, Italia, Francia, Germania, Spagna, Cile</strong> che hanno risposto all’invito. Il video, dunque, tanto nella sua costruzione visiva quanto nella sua presentazione al pubblico si propone con spirito ludico e come attraversamento disciplinare. Dopo il lancio del bando di partecipazione, la prima tappa di presentazione a Quito e la seconda a Roma al Nuovo Cinema Aquila, il video sarà presentato a Parigi.</p>
<p>La presentazione del progetto al Nuovo Cinema Aquila è curata da <strong>Bruno Di Marino</strong>.<br />
L&#8217;iniziativa conferma l&#8217;attenzione del Nuovo Cinema Aquila per la sperimentazione e la ricerca sul cinema e le immagini in movimento. <span id="more-4939"></span>Cadavre Exquis VIDEO / Cadáver Exquisito VIDEO / Cadavere eccellente VIDEO è un progetto ideato dalla <strong>Project Room Arte Actual /FLACSO</strong> e coordinato da <strong>María Rosa Jijon</strong>, <strong>Federica La Paglia </strong>e <strong>Alexis Moreano</strong>.</p>
<p>Cadavre Exquis VIDEO è un video di:<br />
Concetta Modica, Emanuele Napolitano, Silvia Stucky, Jacopo Benci, Edwin Carrera, Alterego, Galo Teràn Chico, Hugo Burgos, Manuel Carrion Hurtado, Lidia Tropea, Gruppo Sinestetico (Albertin, Sassu, Scordo), La familia producciones, (Andrés Ganchala, Robert Cárdenas y Christian Tapia), Ugo Piergiovanni, Haggar, Pablo Encalada Romero, Diego Paúl Villavicencio Ordóñez, Emy Díaz, Elsye Suquilanda, Tomas Astudillo, Daniele Prosdocimo, Myfavouritecolor Enrico Zanetti, Enrico Marcon, Nicola Picogna, Giovanni Bai, Pablo Andres Quartagno, Nicolò Vigna, Ingrid Falk &amp; Gustavo Aguerre, Avelino Sala, Paulina León, Giovanni Zapata, Adelina Ducos, Sybin, Werther Germondari &amp; Maria Laura Spagnoli, Angelo Antonuccio, Pasquale Fameli, Manuela Viera-Gallo, Erich Breuer, Ilenia Zincone, Amparo Ferrari, Conceptinprogress (collettivo artistico), Gastón Ramírez Feltrìn, Micha Otto, Alex Ferraté, Vera León y Pedro Cagigal, Chiara Girolomini, Karla Tobar, Sebastian Zabronski, Juan Zabala, Carolina Redondo, Parus Major, María Amelia Viteri y Colectivo Desbordes de Géner@, Luana Perilli, Benna, Rosa Jijon, Paúl Rosero Contreras, Annamaria Di Giacomo, Patricio Ponce, Eleonora Chiesa, Karina Cortez ,Cyril Aboucaya, Julie Genelin , Francisca Sánchez, Cyril Gauthier, Guillaume Aubry, Laëtitia Badaut-Haussmann, Eugenio Percossi,  Alexis Moreano, Estefania Peñafiel Loaiza.</p>
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		<title>Manifest Equality, l&#8217;arte in difesa dei diritti gay</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4932" title="manifestequality" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/manifestequality-450x344.jpg" alt="manifestequality" width="450" height="344" />C&#8217;è tempo fino al prossimo 7 marzo per presenziare alla mostra/evento fundraising <a href="http://manifestequality.com" target="_blank">Manifest Equality</a> che si tiene al 1341 di Vine Street di Los Angeles California.  Una bandiera dei confederati rosa creata da <strong>Ron English</strong>, Un gigante murale esterno raffigurante il ritratto delle Giustizia creato dai graffiti artists <strong>Retna, El Mac</strong> e <strong>Kofie</strong>, un divertente disegno che raffigura un unione tra due donne creato da <strong>Molly Crabapple</strong>. Queste sono solamente alcune delle opere di un evento creato appositamente per <strong>abbattere il razzismo, l&#8217;omofobia e la disuguaglianza a colpi di creatività</strong>.</p>
<p>Street Artists, fotografi, pittori e scultori sono scesi in campo in un unico e grande evento per gridare a gran voce la loro rabbia contro le discriminazioni ed anche per ribadire un concetto: &#8220;<strong>vietare i matrimoni gay equivale a vietare i diritti civili dell&#8217;umanità</strong>&#8220;. &#8220;Questa mostra non è solamente una manifestazione di orgoglio omosessuale ma una vera e propria difesa dei diritti civili&#8221; ha dichiarato El Mac &#8220;In teoria <strong>gli Stati Uniti si basano sui principi di lealtà, uguaglianza e giustizia ma in pratica le cose potrebbero andare molto meglio di come sono ora</strong>. Far parte di questo progetto è per me una cosa di grande importanza&#8221;. <span id="more-4933"></span></p>
<p>Al vernissage di martedì notte era presente anche <strong>Cleve Jones</strong> attivista ed icona della lotta per i diritti omosessuali e compagno del celebre consigliere comunale di San Francisco <strong>Harvey Milk</strong> (l primo consigliere comunale apertamente gay di San Francisco. Milk e il sindaco George Moscone furono assassinati assieme nel 1978 da Dan White, ex-consigliere comunale di San Francisco). Jones ha invitato tutti i presenti a combattere per i diritti omosessuali <strong>nel corso di un accorato discorso che ha letteralmente commosso i presenti.</strong></p>
<p>All&#8217;importante evento partecipano più di 150 artisti provenienti da l&#8217;intera nazione americana. Tra i nomi di spicco figurano <strong>Barry McGee, Robbie Conal, Tierney Gearon, Swoon, Harvey Pekar, Shepard Fairey, Karen Kimmel, Ron English, Lisa Eisner e Tim Biskup</strong>.</p>
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		<title>In mostra a Vienna le fotografie più discusse della storia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 11:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Micol Di Veroli</dc:creator>
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La storia dell&#8217;arte è fatta di grandi maestri e grandi opere che hanno cambiato per sempre il mondo della creatività. Tra le opere che più si ricordano vi sono anche (e sopratutto) quelle che hanno destato scalpore ed hanno fatto arrossire o  indignare pubblico e critica, guadagnandosi la fama imperitura a colpi di polemiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-4920" title="robert capa" src="http://www.globartmag.com/wp-content/uploads/2010/03/robert-capa-450x338.jpg" alt="robert capa" width="450" height="338" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="main"></a><a name="search"></a>La storia dell&#8217;arte è fatta di grandi maestri e grandi opere che hanno cambiato per sempre il mondo della creatività. <strong>Tra le opere che più si ricordano vi sono anche (e sopratutto) quelle che hanno destato scalpore</strong> ed hanno fatto arrossire o  indignare pubblico e critica, guadagnandosi la fama imperitura a colpi di polemiche. Basi pensare alla <strong>Merda D&#8217;artista</strong> di <strong>Piero Manzoni </strong>o <strong>Fountain</strong> di <strong>Marcel Duchamp </strong>ovvero l&#8217;orinatoio più celebre della storia.</p>
<p align="JUSTIFY">Proprio alle opere controverse ed in special modo a quelle fotografiche è dedicata la mostra <strong>Controversies,</strong> ospitata dal 4 marzo al 20 giugno 2010 dal<strong> Kunst Haus Wien </strong>di Vienna. L&#8217;evento presenta circa 100 immagini che sono state oggetto di numerose controversie che in molti casi si sono risolte solo tramite procedimenti legali. La mostra ospita fotografie di maestri del contemporaneo come  <strong>Man Ray, Robert Capa, Lewis Carroll,Henri Cartier-Bresson, Oliviero Toscani, Richard Avedon, Robert Mapplethorpe o Todd Maisel</strong>, in un tourbillon di immagini che abbracciano la storia della fotografia dalla sua nascita sino ai giorni nostri. <span id="more-4921"></span>Fin dalla sua invenzione nel 1839 <strong>la fotografia ha suscitato notevoli controversie legali, etiche e politiche</strong>. La storia di questi conflitti rivela in che modo, nel corso degli anni, la società si sia relazionata all&#8217;immagine dei propri tempi. In ogni campo o genere dall&#8217;arte alla politica, dalla scienza al giornalismo e dalla moda alla pubblicità, la fotografia ha sempre non ha mai mancato di eviidenziare i drammi, le passioni ed i vizi della società .</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Basti pensare al miliziano morente di Robert Capa</strong> o alle discusse foto delle campagne pubblicitarie di <strong>United Colors of Benetton</strong> di Oliviero Toscani come quella di <strong>un prete ed una suora che si baciano </strong>appassionatamente. Oggi molte di queste immagini non appaiono più così scabrose od indecorose, altre invece continuano a suscitare forti emozioni ma in ogni caso non passano mai inosservate. La mostra Controversies è stata prodotta dal <strong>Musée de l&#8217;Elysée</strong> di Losanna è curata da <strong>Daniel Girardin </strong>e <strong>Christian Pirker</strong>.</p>
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