Da oggi la net art si vende

di Micol Di Veroli Commenta

Con l’arte contemporanea non si mangia? Forse, ma con la net art le cose si complicano ancor di più. Se già le opere di video arte sono difficilmente digeribili dal mercato quelle create mediante le nuove tecnologie digitali sono ancor più ardue da piazzare. Ed allora come campano i net artisti? Beh perlopiù si sono rassegnati ad ideare creazioni per la comunità, a diffondere la loro arte in maniera virale e magari a rivendere qualche supporto fisico stampato dopo aver effettuato una semplice screen capturing.

Questo ovviamente vale per gli artisti affermati mentre i giovani e coraggiosi net artists della nuova generazione sono costretti a rassegnarsi. Questa situazione crea ovviamente dei grossi disagi a tutto il movimento, che si trova così privo delle dovute infrastrutture e supporti oltre che del dovuto sostentamento necessario al normale proseguimento della carriera creativa. Questo stato delle cose potrebbe però cambiare repentinamente visto che qualcuno ha avuto la brillante idea di inventarsi una soluzione di mercato per le opere fruibili tramite internet. La soluzione è stata escogitata dall’AMP, Art Micro Patronage, piattaforma online con il piglio da galleria sofisticata, creata da Eleanor e Oliver Hanson. Giusto questo mese la galleria virtuale ha inaugurato una mostra dal titolo Deriving An Imaginary City: Virtual Psychogeographies, una collettiva curata dall’artista multimediale Andrei Vennell, focalizzata alla scoperta dei rapporti tra gli stati mentali e l’ambiente urbano.

Ebbene, ogni opera di net art presente in mostra è corredata da un piccolo bottoncino che permette al fruitore di effettuare una donazione in tagli da 1, 2, 5, 10 e 50 dollari. Le somme vengono depositate in una sorta di carrello della spesa e dopo aver visto tutte le opere in mostra si passa al relativo check out. Una piccola somma viene trattenuta dall’AMP che in tal modo paga le spese di hosting del sito e l’onorario dei curatori. Il resto, vale a dire l’85 percento del totale raccolto, viene direttamente versato nel conto corrente degli artisti. Questa soluzione ci sembra a dir poco innovativa e speriamo serva a tenere in vita un medium dal breve passato ma dal grande futuro.

 

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