Fare sistema è impossibile se l’invidia impera

di Micol Di Veroli Commenta

Il mondo dell’arte contemporanea nostrano ha un disperato bisogno di partecipazione ed energie positive. Detto così sembra facile ma vi assicuro che all’interno della scena dell’arte contemporanea nostrana è molto difficile ottenere questi due elementi alchemici. Ma per quale motivo è impossibile generare energie positive e partecipazione? Beh perché dalle nostre parti l’invidia tra gli addetti al settore impedisce una serena crescita del sistema, ma facciamo un esempio pratico.

Partiamo quindi da una mostra, una delle tante organizzate da un curatore della vostra città. La mostra si tiene in un museo pubblico e vi partecipano un buon numero di artisti. Al momento dell’inaugurazione tutti gli addetti del settore della città si recheranno all’evento e già dopo pochi minuti dal fischio d’inizio cominceranno la loro danza della pioggia. Dovete sapere che un buon 80% degli addetti al settore non apprezzerà la mostra in questione, semplicemente perché non ha partecipato alla produzione dell’evento. Quindi la linea curatoriale sarà totalmente fuori tema, l’allestimento una ciofeca, gli artisti partecipanti non adatti, le opere non in linea con il progetto e le luci completamente sballate, le frasi del caso sono le seguenti: “Si carina la mostra ma io avrei scelto artisti diversi/avrei posizionato le luci in un modo diverso/avrei scelto una tematica differente”.

 La regola dei 60 milioni di allenatori non si tradisce mai e per quanto riguarda la categoria degli artisti le cose non cambiano di una virgola: chi non partecipa all’evento è pronto a gettare fango sull’intero progetto. Insomma, le critiche negative edificanti, quelle che fanno crescere, non esistono e le lodi non sono nemmeno prese in considerazione. Ciò che persiste è un’invidia inarrestabile che spinge i più a parlar male di cose che spesso non hanno nemmeno visto. Le malelingue imperversano ed il nostro mondo dell’arte si divide ulteriormente, restando inerme contro gli attacchi delle realtà estere.  Sarebbe ora di guardare in faccia la realtà, di costruire invece che distruggere.

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