Whitney Biennial del 2014 all’insegna della trasparenza?

di Micol Di Veroli Commenta

La Whitney Biennial del 2014 non sarà di certo come le precedenti. L’urgenza di questa edizione è quella di dare una risposta al movimento Occupy che ha chiamato in causa la prestigiosa manifestazione accusandola di essere solamente l’ennesima manifestazione commerciale del sistema dell’arte internazionale. Per operare un sostanziale cambiamento sono stati chiamati a partecipare due giovani curatori di Chicago, vale a dire Micelle Grabner e Anthony Elms. I due curatori hanno già annunciato di voler aver a che fare con gli artisti e non con le istituzioni. Se questo fosse vero sarebbe già un cambiamento. Il problema è che sin troppo spesso la Biennial ha mostrato il suo vero volto al pubblico e cioè non quello di una manifestazione votata alla scoperta dei talenti emergenti ma il solito evento creato per soddisfare i bisogni delle gallerie private che così facendo riescono a piazzare i loro artisti all’interno del museo ed a fargli rialzare le quotazioni. Del resto l’intento di una Biennale sarebbe quello di scandagliare i progressi artistici del biennio, non quello di soddisfare il mercato. In questo forse gli Stati Uniti confermano il celebre adagio: “Tutto il mondo è paese”.

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