La Dinamica della Pizza©, ovvero una mostra per l’Italia senza italiani

Proprio ieri ho pubblicato un comunicato stampa relativo alla mostra Un’Espressione Geografica, organizzata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo con l’obiettivo di celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Come è possibile leggere nel comunicato: “la mostra racconterà la varietà del territorio italiano, esaltando le ricchezze e la specificità di ciascuna Regione“. A questo punto però vorrei far notare un particolare alquanto bizzarro.

Con la scusa di riproporre una sorta di viaggio in Italia alla Goethe, la Fondazione ha chiamato ventuno artisti stranieri a produrre un personale “ritratto” delle altrettante regioni italiane, il tutto sovvenzionato dalla Fondazione e da un’importante istituto bancario. La curatela di Francesco Bonami è la ciliegina sulla torta di un evento che di fatto si offre al pubblico come un vero e proprio affronto alla nostra scena artistica.

Hans Schabus a Firenze da Base/Progetti per l’arte

BASE / Progetti per l’arte presenta la mostra di Hans Schabus dal titolo “Mamma mia” pensata appositamente per l’occasione (dal 18aprile al 5 giugno 2011).  In questo progetto l’artista propone una riflessone sulla possibilità degli oggetti di uso quotidiano di comunicare la relazione personale che le persone stabiliscono con essi. Questo approccio porta l’artista a mettere in crisi il concetto molto di moda di opera “site specific”, mettendo in evidenza che oggi questo temine non può più riguardare soltanto la relazione formale tra l’opera e lo spazio fisico che la contiene, ma deve comprendere anche il rapporto con il contesto ambientale e sociologico in cui essa si trova ad agire.

L’artista stesso descrive cosÏ il suo contributo per BASE / Progetti per l’arte: “Si tratta di tre opere autonome che stabiliscono una strana relazione tra di loro. La prima opera è un lavoro personale. Si tratta di una mia lettera posta in una cornice. La lettera è un compito che mi ha assegnato la mia insegnante di italiano, poi corretta da lei, in cui cerco di presentarmi e dire chi sono. La seconda opera è un lavoro scultoreo. La forma è quella di un piede di un mammuth in vetroresina, tagliato all’altezza della pancia. Questa opera Ë una continuazione dell’installazione “Klub Europa”, lavoro che ho mostrato all’ultima Biennale di Berlino e che evocava un’esigenza di confronto con il passato e il problema della sua spettacolarizzazione.

Allegory of the cave

“Allegory of the cave” nasce dalla collaborazione tra Quattrocentometriquadri gallery (Ancona), sede che ospita il progetto, e Zelle Arte Contemporanea (Palermo). La mostra a cura di Guillaume Von Holden affronta l’attuale ricerca di un nucleo di artisti che, attraverso linguaggi spesso distanti, determina un sistema di traduzione semantica in grado di preservare l’immagine originale, la matrice, generando infine sottili spostamenti di senso.

Che si tratti della pittura minore dell’800 o della ritrattistica d’epoca romana, di vecchi giocattoli recuperati tra le macerie o di anonimi archivi fotografici, così come di testi medici e scientifici, ogni fascinazione da cui germogliano le opere di “Allegory of the cave” si compone all’interno di complesse relazioni, in un tempo primordiale, archetipico, rituale. Il “Mito della caverna” (La Repubblica, libro VII), la più conosciuta tra le allegorie di Platone, è probabilmente il pretesto più adatto per affrontare un’indagine sulla natura stessa della realtà, attraverso la codifica e la rappresentazione mentale degli oggetti del mondo di cui l’uomo non è in grado di ottenere la verità, conoscendo esclusivamente una copia di questa, ovvero l’effetto che la realtà esterna esercita sulle nostre menti.

Un’Espressione Geografica, il viaggio in Italia intrapreso da venti artisti provenienti da diverse nazioni europee

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta la mostra Un’Espressione Geografica realizzata in collaborazione con Banca Fideuram (Gruppo Intesa Sanpaolo). Un’Espressione Geografica, a cura di Francesco Bonami, ha il patrocinio del Comitato Italia 150. La mostra aprirà a Torino, negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il 19 maggio per concludersi il 27 novembre 2011. Attraverso lo sguardo di venti artisti internazionali, la mostra racconterà la varietà del territorio italiano, esaltando le ricchezze e la specificità di ciascuna Regione.

Ne emergerà un ritratto inedito del panorama sociale, politico e culturale dell’Italia dei nostri giorni. Un racconto delle meraviglie e delle contraddizioni che caratterizzano il nostro Paese, sempre in bilico tra tradizione e innovazione, storia e contemporaneità. Un’Espressione Geografica sarà il risultato di un viaggio in Italia intrapreso da venti artisti, provenienti da diverse nazioni europee, ognuno in una delle venti Regioni italiane. Ogni artista sarà accompagnato nel suo viaggio da un giovane corrispondente della Regione prescelta, che lo guiderà attraverso il territorio di quest’ultima rivelandone l’identità e le specificità.

MARCO BONGIORNI | MARCO STRAPPATO – LA RIPETIZIONE, QUALORA SIA POSSIBILE, RENDE FELICI

Dal 2 maggio al 2 luglio 2011 The Gallery Apart di Roma ospiterà la doppia personale di Marco Bongiorni e Marco Strappato, entrambi alla loro prima mostra nella capitale. Il titolo, scelto da Andrea Bruciati che per l’occasione ha anche scritto un testo disponibile in galleria, è tratto dagli scritti di Søren Kierkegaard, il filosofo della prima metà del XIX secolo secondo il quale la felicità è desiderio di ripetizione.

Marco Bongiorni, che vive e lavora a Milano, e Marco Strappato, da qualche mese trasferitosi a Londra, si incontrano per la prima volta confrontando ed unendo le loro ossessioni: il disegno per Bongiorni e l’immagine per Strappato sono più che una mera fonte di ispirazione, sono l’oggetto delle loro ricerche, il tema della loro ossessione; e l’ossessione, si sa, comporta la coazione a ripetere.

Nico Vascellari – Lago Morto

Dal 16 aprile al 19 giugno 2011, alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli, Nico Vascellari (1976) presenta Lago Morto, un’opera che l’artista ha realizzato nel 2009 come contributo alla mostra Rock – Paper – Scissors presso la Kunsthaus Graz a cura di Diedrich Diederichsen e che qui per la prima volta viene presentata nella sua interezza.

Lago Morto è il nome della band che Vascellari ha creato per realizzare un tour di 16 concerti in 15 giorni consecutivi (10-24 maggio 2009) a Vittorio Veneto, città dove è nato e attualmente vive. Lago Morto nasce con l’intento di invertire il modello di pop-band fabbricata, creata e formata artificialmente. Nelle parole di Diedrichsen: “l’industria culturale attuale utilizza questo modello per trarre profitto dalla musica pop in maniera particolarmente spregevole, impiegando i suoi effetti di immediatezza e schiettezza per sottomettere piuttosto che emancipare le persone coinvolte”.

Gianni Politi – Le cose non saranno mai più come prima

Sabato 30 aprile dalle ore 12:00 presso PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE di Spoleto, nello spazio della ex Chiesa SS. Giovanni e Paolo e al Piano Mostre del Museo, inaugura la personale di Gianni Politi dal titolo le cose non saranno mai più come prima a cura di Alessandro Facente.

Inserito nella serie di aperture “PRIMA PRIMAVERA A SPOLETO” del Museo, l’intervento consiste nell’installazione di tre tele della nuova serie quadri bianchi la cui brutale traduzione in pittura e matita su tela mostra il sacrificio di tre mucche appese in piena putrefazione, inteso come momento sacro di restituzione dell’anima allo spazio ospitante. Il luogo svuotato della sua sacralità sottolinea quel sapore di compimento verso cui il progetto si proietta – evocando una fine per esprimere il fallimento e l’immolazione dei tre animali – è il tentativo ultimo di espiazione.

Marco Maria Giuseppe Scifo – Running Glance

La z2o Galleria | Sara Zanin di Roma è lieta di presentare la prima personale romana dell’artista Marco Maria Giuseppe Scifo dal titolo Running Glance. Sguardo rapido sulla realtà, corsa fugace (ed efficace a trasformare il quotidiano), occhiata offensiva sui problemi che devastano il diario planetario, Running Glance si pone come necessario antidoto riflessivo nei confronti di una natura addomesticata e maltrattata dal circuito internazionale.

Ricreazione felice di luoghi, cose, eventi e occasioni, l’opera di Marco Scifo rappresenta una azione di disapprovazione nei confronti di alcuni avvenimenti infelici della storia. Di collassi e di perdite di senno in cui l’uomo d’eternità s’arroga il vanto (Leopardi) e distorce, con noncuranza, l’organizzazione naturale del mondo. Ai fenomeni attuali di inaridimento della natura e della fantasia umana l’artista contrappone, con eleganza, un nuovo universo incontaminato in grado di riscattarsi, tuttavia, dai territori dell’ecologia e della denuncia tout court per dar luogo ad un comportamento culturale di chiara impostazione analitica che non dimentica di interrogarsi sulle ragioni e le implicazioni della propria attività (Menna).

DOWN THE RABBIT HOLE

Down the Rabbit Hole
Arnold Mario Dall’O – Massimo Giacon – Antonio Riello
fino al 25 maggio

LipanjePuntin artecontemporanea ha il piacere di presentare Down the Rabbit Hole, una mostra di Arnold Mario Dall’O, Massimo Giacon e Antonio Riello che tra reale e fantastico si inserisce nel filone tipicamente contemporaneo di ridefinizione del rapporto tra l’uomo e il mondo animale.

In un’epoca in cui anche gli scienziati hanno difficoltà a fissare i confini tra il mondo degli umani e quello faunistico, gli artisti contemporanei hanno spesso radicalizzato l’utilizzo degli animali al fine di porsi una serie di domande sulle grandi questioni quali ad esempio moralità o responsabilità e il loro contrario. D’altra parte è pur vero che una delle ragioni della continua attrazione da parte degli artisti visuali per il mondo animale deriva dal fatto che la bestia, sia essa un coniglio o un giaguaro, è spesso associata con il concetto istintivo di creatività: indagare attraverso l’arte ciò che è animale conduce evidentemente ad una maggiore comprensione di quello che significa essere umani.

Per Ben Vautier “La libertà non esiste”

La galleria Mara Coccia di Roma il 28 aprile dedica una mostra ad uno dei principali artisti Fluxus, movimento cui Ben Vautier aderisce fin dal 1962, dopo essere entrato in contatto con George Maciunas. Maestro «…nel gioco sistematico delle annessioni all’universo dell’arte di tutto ciò che sembrerebbe esserne fuori…», usa la sua scrittura dal tratto infantile per indicare tutto ciò che è arte, e allo stesso tempo per togliere ad ogni oggetto indicato la propria fisicità, facendolo assurgere a concetto astratto.

La libertà non esiste è il tema su cui si incentra l’esposizione che Ben Vautier ha realizzato per questa mostra. Intorno a questa iperbole, così viva nella quotidiana condizione dell’esistenza, l’artista ha realizzato circa trenta opere, fra tele, carte e oggetti soliti e insoliti, che riscatta e rimuove dalla memoria del passato per farne testimonianza di una visione priva di limiti, giocata sempre sull’azzardo.

Gli Itinerari inconsapevoli di Elena Arzuffi per Lithium project

Continua il ciclo espositivo Lithium presso la NOTgallery di Napoli che si prefigge di presentare le ultime esperienze nel campo della video-animazione d’autore. Questa volta, è il lavoro dell’artista bergamasca Elena Arzuffi a far da protagonista di  una personale, a cura di Alessandra Troncone che si terrà dal 21 aprile al 5 maggio.

I suoi Itinerari inconsapevoli si dispiegano in un universo frammentario in cui fotografia e disegno si avvicendano come elementi fondativi della narrazione. Tale peculiarità formale appare uno degli aspetti più interessanti del lavoro dell’artista; l’immagine fotografica, che appare sotto forma di frammento, di suggestione mnemonica, va gradualmente dissolvendosi per lasciar spazio al segno, un segno che potremmo definire sensibile, come filtro percettivo attraverso cui l’artista propone i suoi personali itinerari. Ma questo mix di medium non è l’unico elemento rilevante, non lo sarebbe almeno se non sottolineasse un processo narrativo complesso. Un’esperienza che per sua natura si presta ad essere assimilata e tradotta nella sensibilità altrui.

Cosa succede nel museo d’arte contemporanea della tua città?

Attenzione, segue dialogo fittizio ma molto probabile:

“Ed il vernissage al museo quando lo facciamo, di Giovedì come di consueto? No meglio il venerdi, anzi meglio il sabato. Anzi no scusate, facciamolo di martedì che fa più radical chic. E poi fatemi il piacere di non chiamarlo vernissage ma opening. Potremmo anche organizzare una sorta di brunch e magari piazzarlo all’interno di una preview per collezionisti e giornalisti.

Poi verso la primavera organizziamo un appuntamento con aperitivo e musica electro, così vengono i giovani. Una bella situazione tipo discoteca avant-garde così facciamo 4000 presenze in un sol colpo e quando mandiamo i comunicati stampa possiamo dichiarare di esser l’istituzione con più visitatori in assoluto.

Aids-3d con Exotic Options alla T293 di Napoli

Per la sua prima mostra personale presso T293, (dal 15 aprile al 15  giugno 2011) il duo Keller/Kosmas (Aids-3d), ha adottato la posizione ambivalente di agente di mercato produttore-consumatore che naviga abilmente all’interno di una rete web valorizzata da una sfida commerciale, concettuale e creativa. Agendo come padrone di un buffet infinito, Aids-3d riveste in modo dinamico il proprio ruolo, decidendo, giustapponendo e creando un network per affrontare i rischi derivanti dal tentativo di realizzare opere uniche che soddisfino i criteri del marketing.

Il titolo della mostra è un’appropriazione indebita di un termine economico che indica un tipo di complesso derivato coniato dall’ingegnere finanziario Mark Rubinstein nel suo Exotic Options del 1990. Si tratta di operazioni rischiose riassunte dall’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker come “attività speculative e puramente finanziarie che hanno poco a che fare con l’economia americana.” L’uso di questi e altri strumenti astratti e di difficile comprensione hanno creato un mercato quasi tautologico, in cui le banche hanno pensato di eliminare i rischi per vincere in ogni situazione.

Dovrei smettere di andar per fiere – MiArt 2011

Potevo non andarci? Non avevo mica voglia, ma poi tutti mi avrebbero chiesto ci sei stata e ad ammettere la propria pigrizia (mica intellettuale né) non ci si fa bella figura. E poi diciamolo c’erano solo 31° gradi fuori un po’ di luce di neon fa bene alla pelle. Il problema è che il rischio che la fiera uccida l’arte è alto e ti ritrovi a pensare forse mi sto disinnamorando. Non è bello.

Vorrei quindi concentrarmi sugli aspetti positivi di questo MiArt che si è presentato come innovativo, ma l’effetto della comunicazione era un po’ che il mio catetere è nuovo di zecca, mica il resto… Dicevamo, le cose positive: positivo il numero di cento gallerie, abbastanza ma non troppe. Certo la gestione degli spazi era un po’ a sfavore delle “nuove” in quel corridoietto risicato all’ingresso, ma son dettagli. Buoni i servizi, scusare se è poco ma c’erano sushi da un lato e angolo americano dall’altro, con bagel e leccornie, poi se uno preferisce comunque un rustichello affari suoi. Positivo il tentativo di fare rete, coinvolgendo diverse realtà nell’organizzazione degli eventi collaterali.