Filthy Fluno vs Jeff Lipsky

di Micol Di Veroli Commenta

Filthy Fluno con una sua opera

Filthy Fluno ha compreso un meccanismo importante del sistema dell’arte contemporanea: per vendere le proprie opere devi in primo luogo saper vendere te stesso. Così ogni giorno l’artista si crea nuove amicizie, nuovi contatti promuovendo la sua faccia ed il suo lavoro. Ecco perché potete incontrare Filthy Fluno ad ogni party alla moda o ad ogni evento mondano in cerca di qualcuno che compri le sue variegate opere.

Filthy Fluno ha inoltre un’altra particolarità: non è reale! O quantomeno, non del tutto trattandosi di un avatar. Fluno si muove nel virtuale mondo di Second Life ed il suo alter ego reale è l’artista Jeff Lipsky. “Ho scoperto Second Life su un magazine di finanza mentre ero dal dentista” afferma sorridente l’artista che da quel momento si è interessato a Second Life proiettandosi in un’avventura che ha cambiato radicalmente la sua carriera.

Jeff Lipsky ha aperto uno studio sulla piattaforma virtuale e nel giro di poco tempo si è creato il giro di contatti giusti ed ha cominciato a comprare le opere nella vita reale. Il risultato? Un guadagno di migliaia di dollari, e dire che prima di conoscere Second Life le vendite non erano poi così esaltanti.

Non è certo la prima volta che la piattaforma virtuale di Second Life si lega al mondo dell’arte, negli ultimi tempi eventi e progetti artistici come una mostra di fotografie di Jeff Wall, la redazione di un magazine che è stato presentato dal Whitney Artport o il Contemporary Art Museum of Second Life che presenta principalmente opere create da artisti residenti, sono stati sviluppati in tutto il mondo con alterne fortune. Persino in Italia sono sorte gallerie e studi d’arte ma emergere è difficile.

” Second Life non solo aiuta a vendere l’arte che produco nella vita reale ma ha anche cambiato il mio modo di creare e ed il modo di trasmettere al pubblico la mia arte” dice l’artista. Jeff Lipski ha persino creato un’isola virtuale chiamata Artopolis dove ha messo a disposizione degli studios per artisti residenti.

Il New York Times si chiede se simulando la vita di una star dell’art system sia possibile tramutarsi nella vita reale in un idolo dell’arte.

Sicuramente Jeff Lipsky c’è riuscito ma ricordatevi che solo uno su mille ce la fa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>