KayOne in mostra alla Triennale Bovisa

di Redazione Commenta

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L’estate della Street art è sempre più ricca e variegata, se in tutto il mondo le stars di questo movimento compiono azzardate performance ed invadono i più famosi luoghi deputati all’arte, anche Milano non è da meno ed a sorpresa tira fuori dal cilindro Caratteri Mobili, evento espositivo dedicato al talento tutto italiano di KayOne che dal 15 settembre al 2 ottobre sarà parte integrante della Triennale Bovisa.

Caratteri Mobili come quelli dei primi graffiti sui treni della metropolitana di New York, caratteri mobili come la stampa di Gutenberg, caratteri mobili come quelle lettere che nei quadri di KayOne fluttuano in uno spazio di colore ed energia gestuale e materica. Pioniere a Milano quando i graffiti comparivano solo nelle serie riciclate dei telefilm americani, Marco Mantovani in arte KayOne classe 1972 ha cominciato nel 1988 a soli 16 anni. Oggi ha 37 anni e passa gran parte del suo tempo negli uffici dell’agenzia pubblicitaria Mantovani ADV, fondata insieme con suo fratello lavorando come art director e dipingendo quadri. Fondatore agli inizi degli anni ‘90 della prima rivista italiana di graffiti writing Tribe Magazine, non ha mai abbandonato la sua passione per l’arte ed il writing, che fa parte ancora oggi della sua quotidianità, organizzando e partecipando a numerose manifestazioni di writing ed eventi artistici in tutta Italia.

La mostra raccoglie la ricerca di KayOne dalla partecipazione nel 2007 alla mostra Street Art, Sweet Art presso il PAC di Milano ad oggi e la traduce in gesto pittorico, confrontandosi con molteplici supporti, partendo dal muro per arrivare alla tela, al metallo e ai tessuti tecnici Eastpak. Sotto la curatela di Marco Meneguzzo, KayOne trasporta nel contesto istituzionale della Triennale Bovisa il sapore della strada e del suo fermento artistico, coinvolgendo il pubblico in un percorso che l’artista vive sui muri delle strade nazionali e internazionali da oltre 20 anni. Insomma evento imperdibile per tracciare la storia recente di un movimento che dalle nostre parti è ancora giovane e pulsante ed in confronto diretto con la scena internazionale da cui prima o poi la street art nostrana dovrebbe separarsi per camminare con le proprie gambe.

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