Bondage e tecniche sadomaso si celano dietro l’arte di Francis Bacon

di Redazione 2

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Francis Bacon ha vissuto una vita caratterizzata da stravaganti eccessi. A cominciare da quando era ancora ragazzo e suo padre lo sorprese con indosso le mutandine della madre fino ad arrivare all’alcol ed alla sua rovinosa e carnevalesca generosità. Tutto questo non ha fatto altro che alimentare la sua meravigliosa carica artistica caratterizzata da dipinti torturati e rivoluzionari.

Ma oggi il noto storico d’arte John Richardson, che ha già scritto un libro su Picasso salutato dalla critica come la miglior biografia mai pubblicata e che ha conosciuto Bacon sin dagli anni ’40, ha avanzato l’ipotesi che la creatività del grande artista provenga in gran parte dalle sue relazioni sessuali sadomasochiste che hanno portato alla morte alcuni dei suoi amanti. Secondo Richardson fu proprio il padre di Bacon ad innescare nel giovane tale passione per il sadomaso quando lo picchiò a morte a causa dell’episodio che abbiamo già citato all’inizio dell’articolo. Il desiderio di violenza del giovane Bacon fu poi soddisfatto in età adulta anche grazie al suo amante Peter Lacy. Secondo John RIchardson, Peter Lacy in uno dei suoi deliri alcolici spinse Bacon contro una finestra di vetro. La faccia del grande pittore fu talmente lesionata da tale urto che l’occhio fu ricucito nell’orbita. Eppure Bacon amava Lacy alla follia. Secondo quanto scritto da Richardson: “Lacy possedeva un cottage dove Francis Bacon spendeva molto del suo tempo praticando il bondage (un insieme di attività sessuali basate sulle costrizioni fisiche realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli o più in generale sull’impedimento della libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare o di sentire). Sfortunatamente l’alcol rese Lacy uno psicopatico che molte volte sfogava la sua rabbia sui dipinti di Bacon. Comunque Lacy ha ispirato numerose e memorabili opere come la serie Man in Blue dove la figura principale è sempre il giovane amante”.

Uno dei più famosi amanti di Bacon fu George Dyer anche perchè il grande pittore immortalò nell’opera Triptych, May-June 1973, il suicidio di Dyer in un hotel nel 1971 alla vigilia della retrospettiva dell’artista al Grand Palais di Parigi. Quindi le teorie dello stimato critico John Richardson potrebbero essere in parte vere ma noi crediamo che dietro le torturate tele di Francis Bacon si celi molto ma molto di più che una serie di storie sadomaso.

Photo Copyright: Jane Bown

Commenti (2)

  1. Ciao, molto bello il tuo articolo. poi io adoro bacon..
    Solo una cosa… Il saggio di Richardson è già uscito in italia? se si, dove lo trovo?
    grazie mille!

  2. Non ancora purtroppo..quando uscirà lo comprerò anch’io e ne riparleremo su GlobArtMag!
    grazie a te..

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