Un nuovo libro svela la “vita spericolata” di Leo Castelli

di Micol Di Veroli Commenta

Leo Castelli ha gestito dagli ’50 fino alla fine degli anni ’90 la Leo Castelli Gallery al numero 420 di West Broadway, diventando un vero e proprio mito dell’arte contemoporanea. Dalla sua scuderia sono infatti passati i più grandi artisti del ventesimo secolo come Jackson Pollock, Willem de Kooning, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Frank Stella, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Robert Morris, Donald Judd, e Dan Flavin.

La lunga e mitica carriera di Castelli è ora documentata in una nuova biografia di Annie Cohen-Solal dal titolo Leo and His Circle. La pubblicazione offre buoni spunti per saperne di più sulla figura del grande dealer e vorremmo fornirvi qualche stralcio che ci sembra decisamente divertente. Ad esempio la scrittrice ci informa che Castelli iniziò la sua carriera di gallerista a 50 anni suonati, prima di ciò aveva assunto un’infinità di attività: ”da collezionista senza soldi a marito con molte donne”. Castelli usava Marcel Duchamp come unità di misura per gli artisti che intendeva rappresentare: “La figura chiave della mia galleria è un artista che non ha mai esposto con me, sarebbe a dire Marcel Duchamp. I pittori che non sono influenzati da Duchamp non mi interessano”.

Robert Rauschenberg invitò il gallerista al suo studio verso la fine degli anni ’50 e gli offrì un drink. Castelli chiese del ghiaccio e l’artista lo accompagnò al piano di sotto poiché il frigorifero si trovava nello studio di Jasper Johns e i due lo usavano a turno. Castelli vide i bersagli e la bandiera di Johns e ne rimase folgorato offrendo una mostra personale al giovane artista. Sempre secondo il libro, Castelli a detta di Larry Gagosian, era un vero latin lover anche se il divorzio con la moglie Ileana nel 1959 non fu molto proficuo visto che quest’ultima si associò con il nuovo marito Michael Sonnabend, dando vita alla Sonnabend Gallery che diede filo da torcere a Castelli (nelle ultimi decadi ha lanciato artisti del calibro di Jeff Koons).

Infine un’altra vera chicca è quella raccontata dall’artista Keith Sonnier che giura di aver udito il minimalista Dan Flavin litigare con Castelli, dichiarando: “Perché fai entrare queste femminucce nella tua galleria? (in riferimento a Johns e Rauschenberg)”. Insomma di episodi divertenti se ne possono trovare a bizzeffe, speriamo solo che qualcuno traduca il libro anche in italiano. Vi terremo informati.

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