Robert Ryman e le dissolvenze in bianco

di Micol Di Veroli Commenta

Per oltre 50 anni Robert Ryman (oggi splendido 70enne) ha indagato la natura della pittura come mezzo di espressione artistica, in particolare egli ha posto la sua attenzione sulle relazioni tra la superficie dipinta ed il supporto sottostante. I risultati di queste sperimentazioni hanno condotto il grande artista a risultati incredibilmente e sorprendentemente diversi, come è possibile ammirare alla presente mostra dedicata al grande pittore, attualmente in visione al museo Dia:Beacon, situato vicino al fiume Hudson a New York e diretto dalla Dia Art foundation.

Ovviamente la celebre istituzione offre molte altre meraviglie in collezione permanente, opere di grandi nomi del contemporaneo come Joseph Beuys, Walter De Maria, Dan Flavin, Donald Judd, Cy Twombly, Andy Warhol, Louise Bourgeois e On Kawara, ma l’evento dedicato a Ryman non è certo cosa da poco. Il pubblico, nel corso della presente mostra, potrà ammirare 21 importanti dipinti creati tra la fine degli anni ’50 ed i giorni nostri, le opere fanno tutte parte della collezione permanente della Dia ma è la prima volta che vengono esposte tutte assieme, fornendo un’affascinante panoramica a 360 gradi sul lavoro del celebre maestro.

La critica ha sempre sostenuto che Ryman è un artista difficile da analizzare, effettivamente i suoi dipinti in bianco su bianco potrebbero limitare una visione critica ma il punto è che molti non si sono mai resi conto delle combinazioni fra diversi materiali che Ryman mette in gioco. Ad esempio, confrontando le opere Untitled (1960) e Untitled (1965) è possibile notare alcune differenze sostanziali, si tratta di due opere sicuramente minimal e bianche ma estremamente diverse per i gesti pittorici e per le texture di superficie che passano da una consistenza ruvida ad una perfettamente liscia.

La semplicità e la ripetitività estetica di Ryman pone in risalto la sua capacità di compiere infinite variazioni sul bianco, sia esso il riflesso della nostra realtà od il silenzio religioso in cui l’essere umano si avvicina al suo lato più mistico.

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