Quando l’artista supera il critico

di Micol Di Veroli Commenta

Molti sono concordi nel definire le figure del critico e del curatore d’arte contemporanea come l’unico mezzo per presentare, avvalorare e spiegare l’opera di un determinato artista. Questo potrebbe suonare bene per personaggi come Pierre Restany, Harald Szeemann, Germano Celant o Achille Bonito Oliva che di fatto hanno accentrato diverse forze creative, coniando nuove avanguardie ed hanno partorito nuove architetture per l’esegesi dell’opera alimentando il mito e la mitopoiesi.  Inoltre non è un mistero che artisti come Maurizio Cattelan avrebbero di certo meno appeal senza gli scritti di altrettanti Massimiliano Gioni del caso.

La scrivente, in qualità di critico e curatore d’arte contemporanea, è però fermamente convinta che in moltissimi casi l’artista riesce a superare il critico, rendendo superfluo il ruolo ed il bisogno di quest’ultimo. A riprova del fatto basti citare i Paragraphs on Conceptual Art redatti dal grande Sol LeWitt per comprendere quanto un artista sia in grado di divenire il più grande teorico di se stesso. Parlando di artisti italiani, nomi come Giulio Paolini hanno scritto trattati fondamentali sul processo artistico. Senza andar troppo indietro nel tempo, lo scorso anno l’artista Mark Wallinger ha curato la mostra The Russian Linesman alla Hayward Gallery di Londra. Ebbene, secondo il mio parere Wallinger ha mostrato al pubblico cosa significa il termine “curatela creativa” riuscendo a fondere in maniera estremamente poetica opere storicamente ed esteticamente dissimili.

Lo stesso miracolo è riuscito all’artista Adam McEwen che attualmente presenta (fino al prossimo 16 gennaio 2011) la mostra Fresh Hell al Palais de Tokyo di Parigi. Anche in questo caso si è riusciti a creare un insperato dialogo tra la scultura medievale e l’arte concettuale con opere di 30 artisti contemporanei come Sarah Lucas Michael Landy e Martin Creed. Questi esempi citati dimostrano  che gli artisti, in alcuni casi, possono superare gli orpelli della critica e le impacciate strutture della curatela, agendo in totale libertà e autonomia.

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