Attenti alla Russia, parte seconda

di Micol Di Veroli Commenta

Mentre tutti erano distratti dalle mosse della Cina noi, in tempi non sospetti, avevamo lanciato una profezia: “attenti alla Russia”. Già, perché avevamo notato un grande fermento creativo da quelle parti.  Oggi, prendendo in esame la città di San Pietroburgo, è possibile notare come a distanza di un paio d’anni questa metropoli sia divenuta ancor più potente all’interno della scena dell’arte internazionale, affiancandosi a veri e propri colossi come Stati Uniti e Regno Unito.

In pochi mesi due sponsors privati hanno sovvenzionato i restauri di ben due musei, vale a dire l’Erarta Museum e il Novy Muzei (New Museum). Tra le altre cose l’Erarta Museum è un museo non-governativo e quindi oltre a disporre di una nutrita collezione di opere cercherà in futuro di generare un mercato attorno ad esse, cosa che anche i nostri musei dovrebbero fare, dopo una tanto sospirata privatizzazione. Questi due nuovi (o rinnovati) gioielli si uniscono al Museum of Nonconformist Art, un museo fondato 20 anni fa da un manipolo di agguerriti artisti che occuparono l’edificio per lanciare una nuova ondata di arte contemporanea al di fuori dalle consone regole della scena russa. Quegli artisti sono ancora li ed hanno contribuito ad un vero e proprio rinnovamento creativo, se ci permettete una divagazione: dalle nostre parti il collettivo Urto ha recentemente occupato il PAN di Napoli, auguriamo a questi coraggiosi artisti di riuscire a sovvertire le sorti della creatività campana. Dicevamo del Museum of Nonconformist Art, vicino a questo spazio sorge un vero e proprio distretto artistico composto da un nutrito drappello di gallerie private.

Inutile poi citare nomi di artisti sovietici come AES+F, Andrey Bartenev, Voina, Arseny Mescheryakov, Julia Milner e Andrei Molodkin, veri e propri astri nascenti che sono ormai divenuti protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. C’è poi da vedere cosa combineranno Andrei Monastyrski e the Collective Actions Group nel padiglione della Russia alla prossima Biennale di Venezia. Insomma ancora una volta noi puntiamo sui sovietici.

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