E’ un MONA…da record

di Redazione Commenta

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L’abbiamo preso in giro, l’abbiamo per così dire sottovalutato e deriso per il suo nome che ha una vaga assonanza con una volgare espressione dialettale italiana in voga nel Triveneto ed invece ecco che l’outsider riesce in qualche modo a far parlare positivamente di sé. Stiamo ovviamente parlando del celeberrimo MONA il nuovissimo Museum of Old and New Art, costruito in Tasmania dal tycoon e giocatore d’azzardo David Walsh.

Il museo, costato la bellezza di 100 milioni di dollari e dotato di un bel bancone bar all’ingresso al posto della biglietteria, è partito subito alla grande con una mostra abbastanza provocatoria dal titolo Monanism. A questo punto molti detrattori si aspettavano il successivo tracollo di questa Disneyland dell’arte contemporanea ed invece il pubblico ha decretato il trionfo del museo, confermando il buon fiuto per gli affari di Walsh, che in fatto di scommesse non è secondo a nessuno. Insomma, per sciorinare un poco di cifre, dal giorno della sua apertura (6 mesi fa) il MONA è riuscito a totalizzare la ragguardevole cifra di 220.000 visitatori, vale a dire poco meno di 1000 persone al giorno. Il bello è che durante il periodo invernale la Tasmania non è certo frequentatissima, eppure la gente a continuato ad andare al museo, la metà dei visitatori è inoltre non residente in Tasmania. Ciò significa che il MONA, con il suo bancone bar, con l’insolita installazione Cloaca di Wim Delvoye (che dovrebbe simulare i complessi meccanismi della digestione) e con la bizzarra possibilità di lasciare le proprie ceneri una volta trapassati per la modica somma di 75.000 dollari, ha praticamente conquistato il pubblico internazionale.

Ora il prossimo step è quello di eliminare la tariffa fissa di 20 dollari e commutarla in una somma da versare a discrezione del visitatore, un meccanismo che potrebbe tramutarsi in un fallimento o in un completo successo. Tra colpi ad effetto ed opere affascinanti, la macchina di Walsh è a pieno regime.


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