Roberto Ciaccio – INTER/VALLUM

di Micol Di Veroli Commenta

L’esposizione monografica di Roberto Ciaccio Inter/vallum segue due importanti eventi espositivi e costituisce il terzo momento di un percorso che mette a confronto l’opera di Ciaccio con l’architettura (Milano 20 settembre 2011 Palazzo Reale Sala delle Cariatidi), con la filosofia (Berlino 2006 Kulturforum Kupferstichkabinett Musei Statali) e con la musica (Roma 2008 Istituto Nazionale per la Grafica – Palazzo della Fontana di Trevi).

La mostra, promossa dal Comune di Milano Assessorato alla Cultura e co-prodotta da Palazzo Reale e Skira, si costituisce come opera/installazione site specific, in stretto rapporto all’identità architettonica del luogo. Il carattere di temporalità  sospesa della Sala delle Cariatidi e il ritmato scandirsi a “intervalli” delle Cariatidi rendono il luogo quanto mai appropriato alla poetica del tempo, della traccia e della “revenance” espressa dall’opera di Roberto Ciaccio. Soglie, aperture, specchi della Sala interagiscono con le opere in un percorso architettonico illusionistico e musicale, intriso di tempo, di riflessi, di visioni e di suoni. Gli “intervalli” che spazialmente descrivono il luogo nei suoi ritmi essenziali sono riecheggiati dalle sequenze seriali delle grandi lastre metalliche che si sviluppano secondo fughe prospettiche.  

Le grandi lastre di metalli diversi – ferro, rame, ottone, zinco – e le grandi opere su carta, così come la serie dei piccoli fogli di papier japon, aprono spazi illusori tridimensionali al proprio interno attraverso le molteplici stratificazioni dei piani e dei valori cromatici. Dalla sottile modulazione delle velature dei colori dal timbro oscuro – dai viola ai blu, ai rossastri, ai bruni – scaturiscono figure come presenze fantasmatiche – Revenants – in un continuo apparire e dissolversi dell’immagine, in un suo divenire nella trasparenza stessa dell’opera.

Un forte magnetismo cromatico – che oltrepassa la grande stagione dell’astrazione lirica da Kandinsky, a Klein, a Rothko – impregna lo spazio atmosferico irradiandosi dalle cangianti e oscure textures delle opere. Pervasi sottilmente dalla luce e da un apparente monocromatismo, i lavori di Roberto Ciaccio ad una attenta percezione rivelano invece infiniti colori, affidando alla visione un’arte spirituale, solenne e misteriosa. Tra le opere che costituiscono l’installazione – lastre di metalli diversi e opere su carta – i grandi Revenants della Suite Cariatidi, appositamente realizzati per l’esposizione, tracciano nella loro immaterialità un percorso magnetico della luce e del colore.

La serie dei rinvii, dei rispecchiamenti e dei riflessi risulta infinita, soprattutto nelle sequenze delle lastre metalliche dall’intensa e abbagliante luminosità. Se il rigore delle serie, il loro ritmo, la scelta dei materiali freddi come i metalli e taluni procedimenti analitici sembrano aderire ad una accezione minimalista dell’opera, una dimensione più intensamente lirica ne pervade tuttavia la poetica. I caratteri timbrici, cromatici delle opere e il ritmo delle loro variazioni sequenziali inducono un pensiero visivo intensamente musicale in cui la tensione intervallare e il riverbero del suono assumono particolare rilevanza.

La singolarità  e la specificità del lavoro di Roberto Ciaccio lo collocano nel solco delle più interessanti e innovative ricerche nel panorama artistico contemporaneo; in particolare è da segnalare il rapporto del suo lavoro con la filosofia: dal pensiero heideggeriano a quello fenomenologico di Merleau-Ponty, fino alle più recenti riflessioni di Gilles Deleuze e Jacques Derrida. Le opere presenti in mostra – grandi lastre di metalli diversi e grandi opere su carta – costituiscono gli esiti più recenti di una ventennale collaborazione di Roberto Ciaccio con Giorgio Upiglio e dell’attuale collaborazione con Alberto Serighelli.

Il lavoro di Ciaccio ha ridefinito le modalità tradizionali degli strumenti e delle processualità della stampa originale, così  come il concetto di matrice, di serialità e di riproducibilità tecnica. Le grandi lastre matrici, origine di monoprints e monotipi, divengono nel corso del processo operativo opere a se stanti dotate di una assoluta autonomia ed espressività.

In occasione della mostra Skira Editore pubblica un importante catalogo con i saggi dei tre curatori Remo Bodei, Kurt W. Forster e Arturo Schwarz e le illustrazioni, nelle loro diverse e complesse cromie, dei lavori esposti.

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