
Le placide giornate al mare sono ormai un lontano ricordo ed i molti vernissage di settembre, organizzati da gallerie private e musei, hanno dato il via alla seconda parte della stagione artistica 2011. Eppure qualcosa non torna, le manifestazioni girano con i motori a mezzo servizio, persino le gallerie che inaugurano mostre con nomi altisonanti si ritrovano semivuote con scorte le vino che avanzano per le settimane a venire. Qualcuno ha subito dato la colpa alle aperture anticipate che hanno colto impreparate le molte persone ancora in ferie ma oramai siamo giunti ad ottobre e la situazione non sembra migliorare.
Il conto è facile da stilare, alle mostre d’arte contemporanea manca attualmente circa la metà del pubblico dello scorso inverno. Ovviamente noi addetti del settore non possiamo che sperare in una pronta “guarigione” ma il problema risiede nella qualità dell’offerta e non nella quantità. Se il pubblico non confluisce significa che ha trovato di meglio da fare e questo, per il nostro sistema post Padiglione Italia by Vittorione Nazionale e post crollo dei poli museali, non è una gran bella faccenda. Quelle poche mostre che hanno sino ad ora salvato la baracca hanno meritatamente beneficiato di una grande affluenza di pubblico attirato da proposte veramente interessanti. Il grande spauracchio è quindi la noia e le proposte fritte e rifritte. Colpa degli artisti? No, colpa di un sistema che obbliga gli artisti a produrre lamiere gettate in terra e quadretti con fotografie e found images zeppe di triangoli e linee. D’altronde abbiamo attraversato la moda dei teschi e dei cervi, ora ci toccano i pezzi di cemento e le formine geometriche. Forse la scena ha deluso tutti con la sua chiusura, con il suo disprezzo per gli artisti emergenti che mandano curriculum senza ottener risposta, con i collezionisti turlupinati da troppe bufale a breve scadenza, con i curatori all’ultimo grido che ignorano le sperimentazioni del passato riproponendo cose già fatte, con i testi criptici ed inconcludenti ed infine con i musei mangiasoldi svenduti ai privati.
Tempo di cambiare come si mormora da tempo, altrimenti rimarranno gli addetti ai lavori a farsi i complimenti a vicenda su mostre ed eventi sempre più noiosi.