Aspettando che il pubblico arrivi

di Micol Di Veroli 1

Le placide giornate al mare sono ormai un lontano ricordo ed i molti vernissage di settembre, organizzati da gallerie private e musei, hanno dato il via alla seconda parte della stagione artistica 2011. Eppure qualcosa non torna, le manifestazioni girano con i motori a mezzo servizio, persino le gallerie che inaugurano mostre con nomi altisonanti si ritrovano semivuote con scorte le vino che avanzano per le settimane a venire. Qualcuno ha subito dato la colpa alle aperture anticipate che hanno colto impreparate le molte persone ancora in ferie ma oramai siamo giunti ad ottobre e la situazione non sembra migliorare.

Il conto è facile da stilare, alle mostre d’arte contemporanea manca attualmente circa la metà del pubblico dello scorso inverno. Ovviamente noi addetti del settore non possiamo che sperare in una pronta “guarigione” ma il problema risiede nella qualità dell’offerta e non nella quantità. Se il pubblico non confluisce significa che ha trovato di meglio da fare e questo, per il nostro sistema post Padiglione Italia by Vittorione Nazionale e post crollo dei poli museali, non è una gran bella faccenda. Quelle poche mostre che hanno sino ad ora salvato la baracca hanno meritatamente beneficiato di una grande affluenza di pubblico attirato da proposte veramente interessanti. Il grande spauracchio è quindi la noia e le proposte fritte e rifritte. Colpa degli artisti? No, colpa di un sistema che obbliga gli artisti a produrre lamiere gettate in terra e quadretti con fotografie e found images zeppe di triangoli e linee. D’altronde abbiamo attraversato la moda dei teschi e dei cervi, ora ci toccano i pezzi di cemento e le formine geometriche. Forse la scena ha deluso tutti con la sua chiusura, con il suo disprezzo per gli artisti emergenti che mandano curriculum senza ottener risposta, con i collezionisti turlupinati da troppe bufale a breve scadenza, con i curatori all’ultimo grido che ignorano le sperimentazioni del passato riproponendo cose già fatte, con i testi criptici ed inconcludenti ed infine con i musei mangiasoldi svenduti ai privati.

Tempo di cambiare come si mormora da tempo, altrimenti rimarranno gli addetti ai lavori a farsi i complimenti a vicenda su mostre ed eventi sempre più noiosi.

 

Commenti (1)

  1. Molti addetti ai lavori sembrano Vladimiro e Estragone di Aspettando Godot: ripetono stancamente le solite cose sperando in un evento messianico che non arriverà mai.
    Lo scandalo di Art2night a Roma lo dimostra pienamente: l’anno scorso è stata una grande festa e una bellissima occasione di confronto; quest’anno uno spettacolo scadentissimo organizzato da quattro gallerie che si considerano élite culturale ed intellettuale (poveri noi!).
    La mostra-evento sull’Arte Povera presentata alla Gnam, nonostante i grandi artisti che rappresentano l’ultimo grande movimento artistico italiano di respiro internazionale, trasformata in una stanca kermesse per critici al tramonto e direttori che si beano del loro ruolo istituzionale ma che non fanno il minimo sforzo per far conoscere la loro attività al grande pubblico (tanto con i soldi che pigliano!!! vedi Rivoli).
    Ci lamentiamo della casta politica, ma l’Italia è una casa d’appuntamenti di caste più o meno importanti. Il risultato, comunque, è che i soldi sono nostri e questi quando hanno finito di sperperarli ne chiedono altri.
    Il pubblico diserta?
    Che strano… forse è stufo di essere preso in giro!

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