Supermarket dell’arte in crisi? Gagosian chiude il suo Store di Madison Avenue

di Micol Di Veroli Commenta

 Quella del supermaket dell’arte contemporanea è oramai divenuta una vera e propria moda all’interno di un sistema sempre più alla disperata ricerca di soluzioni per un mercato stitico. Teorizzato da Charles Saatchi e messo in pratica da Larry Gagosian, l’art supermarket è il nomignolo attribuibile alle attività di dealers internazionali che decidono di aprire numerose sedi in tutte le parti del globo, colonizzandolo alla stregua di una partita a Risiko.

Il supermarket dell’arte non rappresenta però un reale tempio dell’arte, in quanto è facile trovarvi opere costosissime di artisti-meteore che scompaiono così come erano apparsi, in un battibaleno. Ne consegue che per i poveri collezionisti, turlupinati da quotazioni fuori dal mercato, si prospetta un magro futuro all’interno del quale vendere l’opera dell’ex artista del momento rappresenta una titanica impresa. Il mito del supermarket dell’arte è però una chimera che potrebbe trasformarsi in un brutto sogno, visto che a forza di espandersi si rischia di far la fine di Napoleone in Russia. In questi ultimi giorni è inoltre accaduto un fatto molto strano: proprio il colosso Gagosian ha fatto registrare una singolare battuta d’arresto. Mr. Gaga è solito aprire sedi in città sempre diverse ma di chiudere i suoi avamposti sino ad ora non se ne era mai parlato. Ed invece anche Gagosian ha deciso di retrocedere, chiudendo il suo Gagosian Store di Madison Avenue a New York, aperto due anni or sono e quindi ancora giovanissimo. Lo Store non ha mai seguito lo stesso funzionamento di una galleria ma quello di una sorta di punto vendita di multipli, libri d’artista ed oggetti di design.

Ovviamente parliamo sempre di opere d’alto lignaggio vista la selezione di artisti, tra cui Jeff Koons, Damien Hirs, Richard Prince e chi più ne ha più ne metta. Alcune voci di corridoio hanno confermato la chiusura del Gagosian Store per mancata affluenza di fondi, sarebbe a dire che il punto vendita non guadagnava poi tanto. Insomma dopo lo scivolone della mostra dedicata a Bob Dylan, il “povero” Gaga deve fare persino i conti con i conti che non tornano.

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