I Voina incendiano un automezzo della polizia e sconfinano nel teppismo

di Micol Di Veroli Commenta

Ormai il collettivo Voina ci ha abituati ad azione artistiche spettacolari ad alto tasso rivoluzionario. Come ben ricorderete Leonid Nikolaev e Oleg Vorotnikov (i due membri fondatori del gruppo/movimento) hanno avuto grosse grane con il governo che fino a pochi mesi or sono li aveva confinati in gattabuia e, stando a quanto affermato da Nikolaev, persino seviziati. Certo è che i Voina non sono quel che si suol dire un gruppo di collegiali. Basti pensare a quando hanno tirato dei gatti vivi addosso a dei lavoratori del McDonald’s o quando hanno dato il via ad una vera e propria orgia all’interno di un museo statale o meglio ancora quando hanno rubato un pollo al supermercato per poi nasconderlo dentro la vagina dei un membro del gruppo.

Tra le loro azioni memorabili va inoltre ricordato il pene gigantesco disegnato sul ponte levatoio di fronte al palazzo del KGB, opera meglio nota come Dick FSB Captivity. Ebbene, venendo ai giorni nostri, proprio durante la vigilia di capodanno il collettivo ha portato a termine un ulteriore attacco fuori dal comune. Alcuni membri dei Voina hanno infatti assaltato un veicolo blindato della polizia, lanciando alcune bombe Molotov. Gli ordigni incendiari hanno impattato contro i copertoni del mezzo blindato (un veicolo usato per il trasporto di prigionieri), scatenando un nugolo di fiamme. L’azione, successivamente intitolata Cops Auto da Fe, è stata descritta come un: “Regalo a tutti i prigionieri politici in Russia” stando agli assurdi versetti in rima comparsi sul blog del collettivo come spiegazione del gesto storico.

A questo punto sorgono numerosi interrogativi sulla reale natura di queste azioni di guerriglia urbana. Ci chiediamo infatti fino a che punto tali azioni possano essere considerate arte, prima che si trasformino in brutale violenza. Le gesta dei Voina in passato ci hanno divertito, appassionato e commosso, ma a questo punto non sappiamo se sia possibile continuare a chiamare performance art una lotta politica contraddistinta da continue violenze da ambo le parti.

 

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