C’è la crisi ma non per le aste di arte contemporanea

di Micol Di Veroli Commenta

Il destino dell’Unione Europea è nelle mani di Atene e le mani di Atene sono mani di burro. Giusto oggi, la prima pagina de la Repubblica è occupata dalla profonda crisi ellenica e pare che la popolazione sia ormai nel più completo sconforto. Non a caso sono in molti ad aver già ritirato i propri contanti dalle banche. Insomma la crisi è una brutta bestia ed è chiaro che non la Grecia non è la sola nazione ad avere l’acqua alla gola. Eppure non possiamo non notare un fatto assai curioso vale a dire la totale disomogeneità tra il sistema economico mondiale ed il mercato dell’arte.

Già perché se il mondo non riesce più a scendere a patti con l’ormai imperante crollo dei mercati finanziari, le compravendite di beni di extra lusso come le opere d’arte, dopo aver subito un leggero contraccolpo dovuto alla bolla speculativa innescata da Hirst, sono risalite alla grande totalizzando una lunga serie di record. Ad inizio mese un’asta di arte contemporanea che ha avuto luogo da Christie’s New York ha totalizzato la bellezza di 388 milioni di dollari di bottino mentre Sotheby’s ha chiuso con tutti i lotti venduto per un totale di 266 milioni di dollari. Sempre a maggio, durante una vendita di lotti di arte moderna ed Impressionismo, Sotheby’s ha chiuso con 330 milioni di dollari. Nello specifico, un’opera di Mark Rothko è riuscita da sola a raggranellare la bellezza di circa 87 milioni di dollari, battendo così il suo precedente record (sempre da Sotheby’s) di 72 milioni di dollari del 2007.

 Parlando invece di Christie’s uno dei lotti che ha totalizzato il cash più alto è stato Yves Klein con l’opera FCI (Fire Color) che ha raggiunto 36 milioni di dollari. Ma il primato appartiene alla popstar Roy Lichtenstein che con Sleeping Girl si è portato a casa 44 milioni di dollari, stessa sorte toccata a Figure Writing Reflected in a Mirror di Francis Bacon.  Insomma la crisi esiste o non esiste?

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