Matteo Basilé alla Guidi & Schoen di Genova

di Micol Di Veroli Commenta

Venerdì 18 maggio, alla galleria inaugura Landing, la nuova mostra personale di Matteo Basilé.  C’è chi sogna di dominare il mondo e chi dedica tutta la vita alla creazione di una spada. E se c’è un sogno a cui sacrificare tutti se stessi, c’è anche un sogno simile a una tempesta che spazza via migliaia di altri sogni. Non c’entra la classe, né lo status, e neppure l’età. Per quanto siano irrealizzabili, la gente ama i sogni. Il sogno ci dà forza e ci tormenta, ci fa vivere e ci uccide. E anche se ci abbandona, le sue ceneri rimangono sempre in fondo al cuore… fino alla morte. Se si nasce uomini, si dovrebbe desiderare una simile vita. Una vita da martiri spesa in nome di un dio chiamato “sogno”. (Kentaro Miura).

Da sempre viaggiatore che attraversa le geografie umane e terrestri raccontando storie di luoghi e persone di tutto il mondo, attraverso il suo lavoro Matteo Basilé ha nel tempo dato vita alle proprie visioni, riportando il suo immaginario in luoghi reali. Oggi, con Landing, il suo tentativo è invece quello di ricostruire il sogno altrui, quel momento di sospensione e stallo, l’ultimo paesaggio prima dell’“atterraggio”. Un sogno dentro il sogno dove, seguendo coordinate date dai suoi protagonisti, Basilé raggiunge quei luoghi sognati e li immortala come in un ultimo photo finish prima del risveglio. Non l’intero sogno, ma l’ultima porzione di esso, per poi restituirla al suo “autore” in un estremo gesto di sfida nei confronti del reale.

Non più una regia che inscena una sua visione, ma il racconto di undici sognatori viaggiatori ritratti due volte, prima quali protagonisti del reale e poi quali creatori dell’onirico. Come un passeggero che guarda fuori dal finestrino – non è infatti un caso la scelta del formato circolare – l’artista vede scorrere davanti a sé i landscapesdei suoi protagonisti durante quel galleggiamento tra la terra e il cielo, tra un emisfero e l’altro; la fase REM, dove in qualsiasi istante una brusca frenata porrà fine al viaggio.  L’artista viaggia per la prima volta in territori a lui sconosciuti, e pur rimanendo fisicamente nella sua terra d’origine è a bordo di uno dei mezzi di trasporto tecnologicamente più evoluti e veloci: la mente umana.  E’ testimone di confessioni intime che risvegliano in lui la responsabilità di archiviare e conservare questi diari di viaggio per una memoria futura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>