SmileMe, Yoko Ono alla Sepentine Gallery di Londra

di Alessia Avallone Commenta

Sorridimi. Sorridimi adesso e non lasciar passare altro tempo. Sorridimi sempre e lascia che il tuo viso comunichi tutta la tua energia positiva. Fai che attraverso il tuo sorriso anche io sorrida e che condivida il mio sorriso con un altro, con gli altri, con il mondo intero. Cosa c’è di più semplice di un sorriso?

Pensate se tutti i nostri sorrisi potessero unirsi e comunicare insieme milioni di messaggi positivi attraverso tutto il globo terrestre. Qualcuno si è preoccupato di farlo per noi. Come? Basta semplicemente sorridere, scattare una foto ed inviarla via web alla “bambina dell’oceano” che sapientemente si preoccuperà di raccoglierle e unirle tutte in un film dal titolo “Smile Film”. Ma chi è la bambina dell’oceano? Il suo nome risuona. Almeno per una volta è arrivato alle orecchie di tutti, accarezzandole, incuriosendole.

Il suo nome attraversa il tempo e si muove nello spazio. Nell’immaginario collettivo creatosi col passare delle decadi attorno alla sua figura, sembra quasi dissonante la reazione che si percepisce avendo l’onore di incontrarla: minuta, composita, tenera, dalla voce dolce e dalle parole profonde. Yoko Ono ci guida attraverso il suo percorso che ci condurrà “Verso la luce”.

Serpentine Gallery London. Sembra che l’artista abbia messo all’interno delle pareti della galleria tutte le tappe salienti della sua vita e della sua carriera artistica attraverso films, installazioni e performances.

Conceptual art: semplice, diretta, limpida, pronta a cogliere nel segno.

Istallazioni dentro e fuori le pareti della Serpentine e sparse nei prati di Kensington Garden.

“Play it with trust”: una gigantesca scacchiera bianca; “Sky Ladders”: scale a pioli che inducono a salire e a guardare verso l’orizzonte. Ancora una scala che conduce questa volta ad un pezzetto di carta sul soffitto, “Ceiling Painting”, con una lente di ingrandimento che ci consente di leggere “YES” scritto in corsivo piccolo.

La bambina dell’oceano ci invita a guardare in alto mai in basso. “Tree mounds”: tre mucchietti di terra; “Apple”: una mela verde posta su un cubo di plexiglass che quando marcisce viene sostituito da una nuova mela.

Yoko Ono ama sorprenderci: “AMAZE” ossia un labirinto, una serie di lastre di plexiglass nelle quali sarebbe facile perdersi se non fossero trasparenti; nel mezzo c’è una colonna d’acqua nel quale si riflette il volto di chi l’ammira. “Cut piece”: invita gli spettatori a tagliare un pezzo del suo “corpo”. “Voglio condividere il mio corpo con voi” diceva a suo tempo.

Tempo, memoria: fili conduttori sui quali attraversiamo la nostra vita. Memoria della famiglia. Memoria dell’amore.

Yoko Ono + Jhon Lennon. “Two Virgins”: amore. “War is Over”: pace. Sembra di percepire l’ombra di Jhon Lennon, ancora accanto a lei prendere parte attiva ad ogni suo progetto ed ancor di più alla sua vita. Ma le ombre per la bambina dell’oceano non sono altro che parte della nostra memoria ed esse andranno via soltanto nel momento in cui saremo noi stessi ad allontanarci da esse, voltando le spalle, guardando verso l’alto e sorridendo ancora una volta.

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