Il MAXXI, una Tate Modern “de noantri”

di Micol Di Veroli Commenta

 

Continuano le MAXXI baruffe, Giovanna Melandri sembra sempre più decisa a trasformare il museo romano in una Tate Modern alla “volemose bene” nominado un direttore internazionale capace di far decollare la baracca. Noi di queste parole ne abbiamo sentite sin troppe e dei rottamatori di turno ci fidiamo ben poco. Fino ad ora il MAXXI è riuscito nell’impresa di trasformarsi da museo nazionale a museo provinciale, un polo culturale da sbadiglio che ha presentato un programma spaventoso con nemmeno 5 mostre in due anni e tutte di livello bassino, un museo alla Amatriciana insomma. Già, il MAXXI è sorto e nessuno se ne è accorto ed ora la strada per diventare internazionale è lunga e tortuosa. Intanto possiamo gustarci le baruffe politiche, i “non ci sto” delle fazioni opposte che hanno già proclamato come incostituzionale la nomina della Melandri. A dire il vero il governo qualche dubbio sulla nomina lo ha già sollevato, visto che Monti ha convocato Lorenzo Ornaghi per capire cosa è successo, mentre il rottamatore per eccellenza, Matteo Renzi ha commentato con un secco: “La Melandri al MAXXI? Io non l’avrei fatto”. Ecco quindi che magicamente l’arte contemporanea ha svelato il suo vero volto, un campo da lottizzare, una torta da spartire, un pollo da spennare. I soli beneficiari di tutto ciò sono sempre loro, i nostri cari politici che invece di discutere su di un vero programma culturale riescono solo ad affannarsi nello scegliere chi metter sulla poltrona. Dubito che con questa mentalità il MAXXI potrà mai diventare come il Tate, noi purtroppo siamo italiani.

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