Il Jazz? non è espressione della cultura italiana, Umbria Jazz a rischio

di Micol Di Veroli Commenta

Il mitico Lorenzo Ornaghi ha tirato fuori un altro coniglio dal suo cilindro infinito. Stavolta si parla di Umbria Jazz, manifestazione musicale che dovrebbe tenersi tra il 28 dicembre 2012 ed il 1 gennaio 2013. Premesso che oramai di grande Jazz in questo evento se ne trova ben poco, va detto che si tratta pur sempre di un appuntamento culturale capace di raccogliere numerosi consensi. Comunque sia, dopo undici anni di glorioso servizio, Umbria Jazz potrebbe chiudere i battenti, questo a causa del taglio dei fondi operato dal ministero. Il motivo? “il Jazz non è espressione diretta della cultura italiana”. Complimenti signor ministro, un bel calcio in faccia a chi come Enrico Rava, Stefano Bollani, Paolo Fresu e Roberto Gatto ha fatto del Jazz una musica senza barriere, perché la musica è sempre senza barriere. Complimenti signor ministro, perché nel 2012 siamo ancora qui a parlare di “territorio” mentre nel resto del mondo questo concetto è stato completamente abbattuto. Quali sarebbero quindi gli eventi da sovvenzionare? Il tennis o il calcio? I balletti russi? I festival del cinema? Tutte espressioni non dirette della cultura italiana se scava in profondità, sin dentro le loro “radici”. Quindi cosa ci resta? Il Futurismo, la sagra della polpetta e del saltapicchio. Sia come sia, l’autarchia non sarà mai il metodo migliore per diventare cittadini del mondo o per fare cultura.  

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