Ancora due parole sul tracollo dell’arte contemporanea

di Micol Di Veroli Commenta

Visto che ieri ho pubblicato l’articolo su Artissima e sulla triste fine del New Industrial Minimalism, vi ripropongo un articolo da me scritto circa 2 anni or son, sperando che questi siano gli ultimi spari di un sistema allo sbando: Avete mai assistito ad una mostra di New Industrial Minimalism? Parliamo della nuova avanguardia artistica che va tanto di moda tra gli spazi più cool del momento. Anche nella vostra città ne stanno organizzando una proprio oggi e se uscite di casa potrete vederla, o forse non vederla. Mi riferisco ad una tendenza sconcertante che ha ormai preso alla gola l’intera scena dell’arte nazionale. Il tremendo processo irreversibile dell’Industrialminimalism comincia più o meno così: Vi recate in una galleria che sembra in bilico tra un magazzino in disuso ed una segheria dei prestigiosi mobilifici della brianza. Il titolo della mostra in programma suona tipo Floating Structures o magari qualche altra paroletta in tedesco che fa molto figo. All’interno della galleria il pubblico, con in mano dei magazine d’arte italiani (rigorosamente scritti in inglese e con articoli sovrasensibili), pilucca ibridazioni gastronomiche in bilico tra il sushi e il caciucco mentre si aggira con aria finto-annoiata-impegnata per tutto lo spazio espositivo.  L’ambiente è spoglio ma aguzzando la vista notate dei lastroni di cemento ammassati l’uno sull’altro, oppure delle lamiere appoggiate al muro, oppure dei tubi innocenti languidamente posati sul suolo, oppure delle tavole di legno in bilico, oppure dei pezzi di ceramica misti a tavoli ed altri materiali di risulta, oppure delle fibre tessili annodate, oppure della schiuma poliuretanica o della semplice gommapiuma. A questo punto siete spiazzati, non capite bene che cosa vuole trasmettervi questa mostra e annaspate alla ricerca di un appiglio.

Ed ecco che in lontananza scorgete il testo critico, quel foglietto fotocopiato che può salvarvi la vita e l’orgoglio. Una volta letto il testo però vi sentite più spaesati di prima: in mostra ci sono oggetti ammassati senza senso ed il testo fa riferimenti al Woyzeck di Buchner e viene citato pure Baudrillard? Eccovi dunque giunti nell’inferno dell’Industrialminimalism una manifestazione artistica incomprensibile che incomprensibilmente si avvale di un’estetica da cantiere edile ed è corredata da testi ancor più incomprensibili. L’Industrialminimalism è un male incurabile che strizza l’occhio alle avanguardie storiche ma tramite un sinistro processo di decantazione le priva di ogni senso compiuto e di ogni indagine concettuale o ambientale. Ed allora voi del pubblico non capite ed il curatore, il gallerista e l’artista sono compiaciuti e si rallegrano del fatto che voi siete gli ignoranti mentre loro sono i sapienti, quelli che hanno creato l’enigma e non vogliono svelare a nessuno una soluzione inesistente. In questa disonestà intellettuale si compie il dramma dell’Industrialminimalism, una tendenza artistica concepita da un cantiere edile e da un critico con la stitichezza.

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