Le quotazioni fai da te e la crisi del mercato dell’arte italiano

di Redazione Commenta

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Le quotazioni di mercato nel nostro Belpaese rappresentano un vero e proprio oggetto volante non identificato ed il reale problema dell’anemia economica legata all’arte contemporanea risiede proprio nella loro instabilità, un punto critico che di fatto spaventa e scaccia i possibili collezionisti. Partiamo da un esempio pratico, il nostro giovane artista comincia la sua carriera partecipando a piccole mostre in piccole gallerie, vincendo qualche premio e così via. Le quotazioni delle sue opere sono medio basse e qualcuno comincia ad acquistarle. Ad un certo punto però il nostro artista decide che la sua carriera è arrivata ad una svolta, del resto ora ha 40 anni ed ha fatto numerose mostre in galleria, qualche comparsata in ambasciata o in un museo di provincia e qualche presenza in collezioni private di consiglieri regionali e direttori di banca ma zero passaggi d’asta o altri termometri di mercato. Il nostro artista decide quindi di alzarsi da solo le quotazioni ed il gioco è fatto, da domani una sua opera avrà un valore di 100 invece che 10. Ed il bello è che in Italia nessuno può impedire questa autoregolamentazione del sistema. Non esistono piattaforme di controllo, non esiste un regolatore di mercato, non esistono piattaforme in grado di gestire la maturazione del suddetto artista e di guidarlo in eventi oltreconfine per far lievitare naturalmente le quotazioni delle opere. Il problema reale è che dopo pochi anni le quotazioni fai da te ideate dal nostro artista/tipo si afflosciano inevitabilmente  ed il collezionista si ritrova con un pugno di mosche in mano. La prossima volta quel collezionista ci penserà due volte prima di comprare opere di un artista nostrano. Ecco quindi uno delle tante cause della crisi del nostro mercato interno.  

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