Marcello Mantegazza – ‘SPOILER: YOU WILL DIE’

di Maila Buglioni Commenta

Lo scorrere del tempo e le trasformazioni che esso comporta, il pericolo, la corruzione e la consunzione, l’estraniamento, la precarietà e la caducità della vita. Sono questi i temi su cui ruota la personale di Marcello Mantegazza (Potenza, 1974 – vive e lavora a Rieti), curata da Barbara Martusciello ed allestita all’interno degli spazi di CECILIA – Centro per la Creatività a Contrada Santa Venere, Tito (Potenza).

L’accattivante titolo ‘Spoiler: You Will Die’ nasce grazie a un intuizione di Emmanuele I. Pilia dopo aver visto nello studio dell’artista la serie PostMortem ovvero semplici libri chiusi ma dalle pagine letteralmente e faticosamente scavate per evidenziare la ‘parola chiave’ indicata nel foro prodotto: morte. Un chiaro riferimento alla profondità di un pozzo in cui, specchiandoci, scorgiamo un’amara verità, una regola, un compresso a cui ogni essere vivente deve sottostare.

Per comprendere l’esposizione occorre in primo luogo soffermarsi sul termine ‘Spoiler’, comunemente utilizzato in campo cinematografico ma attualmente impiegato anche in ulteriori contesti. Il suo uso segnala un testo – filmico, letterario, artistico, etc.. – contenente informazioni che potrebbero svelare i punti salienti della sua trama. Inoltre, tale vocabolo è implicitamente in rapporto con la vita stessa in quanto già conosciamo il suo spoiler: la sua conclusione ci è nota.

Attraversando le sale del Centro ed osservando le opere lo spettatore è costantemente circondato da lemmi, oggetti o locuzioni che lo invitano a riflettere sullo scomodo concetto di ‘fine’.

La drammatica meditazione è affievolita grazie alla costante attrazione del potentino nei confronti della catalogazione. Infatti, come afferma la curatrice nel testo critico egli è affascinato “da abecedari, manoscritti, tavole anatomiche, manuali, indici, elencazioni di nomi, di date significative o sequenze telefoniche…” Una passione morbosa innata e generata dall’esigenza di Marcello di  ricopiare, scrivere o disegnare contenuti di tipo linguistico o grafico-visivo su agende personali, album, fogli o altri supporti cartacei o analogici con l’obiettivo di fissarli, studiarli, memorizzarli e possederli contemporaneamente. Scopo ultimo di tale pratica manuale è una ponderazione sulle continue mutazioni e sul tempo inteso come padrone assoluto, come colui che divora ogni cosa esistente nel mondo. Una ricerca che ci riporta al lontano V secolo a.C., ad Eraclito ed alle sue considerazioni sul ‘fluire’.

Benché gli argomenti affrontati dall’artista risultino cupi occorre ribadire che, contrariamente, i risultati operativi si caratterizzano per una forte attenzione nei confronti del dato estetico. In effetti, osservandoli scorgiamo immediatamente che i suoi lavori sono curati fin nei dettagli e contraddistinti da un gusto raffinato.

Se ad un primo sguardo queste piacevoli peculiarità ci allontanano dal pessimismo che le ha generate, l’abissale visione riemerge rafforzata quando lo spettatore si accinge a ‘leggere’ l’opera.  Esemplare è la grande composizione a parete The End che, come fosse una calamita, attrae chiunque, anche il visitatore più indifferente, il quale soffermandosi di fronte ad essa dà vita ad un confronto serrato tra colui che guarda e l’oggetto artistico esaminato fino a generare una riflessione sulla nozione ‘fine’. Ulteriore  richiamo a tale concetto è insito nel supporto inizialmente scelto poiché l’opera fu concepita per essere realizzata direttamente sul muro per scomparire con la conclusione della mostra. Unici documenti che intrappoleranno la sua memoria saranno le fotografie scattate durante il periodo espositivo. Tuttavia, l’intervento al CECILIA è stato condizionato da problemi tecnici che hanno comportando una lavorazione su carta, successivamente fissata sul tramezzo con nastro adesivo volutamente lasciato a vista. Un operazione che acquista maggior valenza se si considera che l’incipit della sua ideazione sia stata la visione, all’interno della sinagoga di Praga, di un lungo elenco di vittime ebree deportate dai nazisti e poi decedute nei lager. Inoltre, le estese dimensioni di The End richiamano lo schermo cinematografico riportando l’attenzione dell’utente a riconsiderare l’iniziale idea ribadita nell’intestazione della mostra. La scritta, realizzata attraverso la sovrapposizione di date inchiostrate da timbri-datario, attua un analisi sulla fugacità del tempo poiché l’obiettivo di Marcello è ricreare uno spazio claustrofobico in cui dare sfogo alla propria fissazione: lemmi e date che si affastellano davanti ai nostri occhi e, se viste ad una certa distanza, formano parole che rimandano ai concetti precedentemente elencati. Qui, memoria, tempo e tutto ciò che ne consegue collega l’enumerazione di Marcello ad autorevoli predecessori come Alighiero Boetti, On Kawara, Gino De Dominicis, Vincenzo Agnetti, Roman Opalka, Annette Messager, Christian Boltanski fino a Esther Ferrer o Christian Marclay.

La classificazione torna anche nell’installazione Cadavre Exquis, disposta lungo un unica parete. In essa una serie di storie sono raccontate attraverso immagini fotografiche che ripetono ossessivamente un semplice modulo: il nome del noto personaggio (ad es. Alessandro Manzoni) ed i suoi dati anagrafici (nato a Milano il 7 marzo 1785 – morto ivi il 22 maggio 1878).

In tutta l’esposizione molteplici significati si susseguono, stratificandosi l’uno sull’altro, rinviando sia all’idea di tempo, di durata e di caduta, sia alla prassi della catalogazione. Dalla semplice registrazione manuale di un dato casualmente captato Marcello giunge a replicarlo all’infinito attraverso segni che denunciano l’unica cosa certa esistente: la morte.

 di Maila Buglioni

 

 

Marcello Mantegazza – SPOILER: YOU WILL DIE

dal 21 dicembre 2012 al 31 gennaio 2013

CECILIA_Centro per la Creatività

Contrada Santa Venere, Tito (Potenza)

orario: lunedì 11-13 / mercoledì 17-19 e su appuntamento (tel: 389 8185034)

ingresso libero

info: t.+39 0971.798342 – email: [email protected] – www.amnesiacarts.com

 

 

 

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