L’artista giapponese Aoki Noe a Napoli per il progetto ‘Magma Vivo’

di clara salpietro Commenta

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Aoki Noe è un’artista giapponese contemporanea conosciuta non solo nel suo Paese ma anche in Europa e negli Stati Uniti. Ha all’attivo centinaia di mostre e oltre quaranta anni di attività nella lavorazione della scultura in ferro. La sua mostra più recente è stata ai primi di settembre al Frieze Seoul a Seoul, in Corea del Sud.

Nel corso della sua carriera di artista ha ricevuto molti premi, tra cui il Premio del Ministro dell’Istruzione per le Belle Arti, il Teijiro Nakahara Prize for Excellence e il Mainichi Art Award. È famosa per le sue monumentali opere in ferro, anche se in quelle più recenti è presente il sapone e il gesso.

In questi giorni è a Napoli, insieme ad altre due importanti artiste giapponesi: Noriko Ambe e Yoshiko Shimada.

Le tre artiste, invitate dalla Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, sono le protagoniste del progetto “Magma Vivo nell’arte contemporanea giapponese”, proposto dall’Accademia di Belle Arti e realizzato con la collaborazione dell’Università di Napoli L’Orientale, l’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, il Parco Archeologico dei Campi flegrei, il MANN e l’Associazione Altro Giappone.

Il progetto prevede un workshop a cui partecipano gli studenti della Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti. Il processo creativo di Aoki Noe porterà alla realizzazione di un’opera specifica che verrà inaugurata sabato 29 ottobre presso il Tempio di Serapide di Pozzuoli e sarà visitabile dal 30 ottobre al 29 novembre. Mentre l’opera delle altre due colleghe verrà installata al Parco Archeologico di Cuma.

Abbiamo incontrato Aoki Noe a Napoli e ha accettato di rispondere ad alcune domande. Per questa intervista abbiamo avuto il supporto di tre studenti dell’Università L’Orientale di Napoli. A facilitare la comunicazione dal punto di vista linguistico sono stati Simone Maugeri studente del corso di Laurea in Lingue e Culture Asia-Africa, Andrea Ferrara e Pierangelo Monaco del corso di Laurea in Letterature e Culture Comparate.

Per Aoki Noe si tratta della sua seconda volta a Napoli a distanza di 10 anni. È affascinata dalle bellezze dell’Italia, dalla sua storia e considera Roma più bella rispetto ad altre capitale europee.

Attualmente a Tokyo al National Museum è in corso la mostra “Pompeii” e l’artista racconta di essere rimasta colpita dai mosaici presenti all’esposizione. La mostra, realizzata con 160 reperti del MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli e che si muoverà anche verso altre città nipponiche, ricostruisce attraverso un allestimento suggestivo la vita nelle antiche città vesuviane.

Prima di venire qui – ci dice – ero preoccupata, temevo che sarebbe stato molto impegnativo, ma quando sono arrivata ho trovato un ambiente molto caldo, sono contenta di questa esperienza. Ho già avuto modo di visitare il sito archeologico di Cuma e il Tempio di Serapide a Pozzuoli e sono rimasta colpita dalla loro bellezza”.

Come lavorerà con gli studenti durante il workshop?

Ho scoperto che il Tempio di Serapide è un antico Macellum romano, un mercato pubblico, e questo per me è molto interessante. Coinvolgerò gli studenti nel pensare in che modo il mercato e la dea Serapide siano collegati, se esiste una correlazione tra i due. Su questo argomento baserò il mio workshop e l’opera finale.

Quanto è importante per lei questa interazione con gli studenti?

Ognuno ha una sensazione diversa in merito al Tempio di Serapide quindi durante il workshop vorrei che ogni studente potesse dare la propria visione su questo luogo. Sarà un confronto tra la mia interiorità e quella singola degli studenti. Di solito lavoro da sola nella realizzazione delle mie opere, stavolta invece avrò la collaborazione di altre persone e ognuno porterà la propria idea. Idee singole che verranno messe insieme e il risultato finale sarà un’opera unitaria. La collaborazione è la parte bella di questo workshop, che porterà ad un’unico progetto che ognuno di noi singolarmente non avrebbe potuto realizzare.

C’è una sua opera a cui è maggiormente legata?

Sono più legata alla mia attività di artista che ad un’opera specifica. Quando realizzo un’opera lo faccio come persona che vive una sua quotidianità.

Clara Salpietro

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