Ed Anche Jerry Saltz accusa il mondo dell’arte

Se Charles Saatchi si è detto deluso dall’attuale mondo dell’arte, il celebre critico Jerry Saltz non può essere da meno ed ha quindi risposto idealmente al dealer con un articolo comparso sul New York Entertainment. Attaccare un sistema in cui fino ad oggi tutti hanno ben mangiato sembra esser divenuto lo sport nazionale degli Artsters di tutto il mondo. A differenza di Saatchi, Saltz se la prende con i musei, accusandoli di essersi trasformati in enormi parchi di divertimento o circhi consumistici, votati allo spettacolo ed al voyeurismo.

L’inizio della fine, secondo il grande critico, è databile attorno al 2008 con l’inaugurazione della mostra theanyspacewhatever al Guggenheim di New York, una sorta di baraccone iperconcettuale intriso di parole e luci con tanto di top stars dell’arte del calibro di Angela Bulloch, Maurizio Cattelan, Liam Gillick, Dominique Gonzalez-Foerster, Douglas Gordon e Carsten Höller.

Phillip Glass, Lou Reed e Laurie Anderson dalla parte di Occupy Museums

Dopo l’occupazione del Teatro Valle e la successiva serie di assemblee al MACRO di Roma indette da Occupiamoci di Contemporaneo (da cui è in seguito scaturita l’associazione per la consulta permanente per l’arte contemporanea), la recentissima occupazione di sabato del PAC di Milano e dopo tutto questo sano attivismo dicevamo, anche New York ha deciso di darsi una mossa.

Dal movimento Occupy Wall Street è infatti nato Occupy Museums, movimento ispirato dal fratello più grande e proposto dall’artista newyorchese Noah Fischer. L’artista ha da poco redatto il manifesto del monumento e lo ha pubblicato sul blog del collega Paddy Johnson. “I giochi sono conclusi, abbiamo osservato per torppo tempo gli schemi piramidali dell’elitismo dell’arte controllato da quell’1% di privilegiati appartenenti ad una vera e propria casta. Ebbene, non siamo più disposti ad osservare passivamente, noi siamo gli artisti, il restante 99% e siamo caduti in un sistema-trappola che si muove solo tramite burocratiche gerarchie e corruzione”.

Schema Ponzi nell’arte contemporanea? dove finisce il “fare sistema” ed inizia la truffa vera

Chissà se davvero esiste un “cartello” dell’arte contemporanea, una sorta di Schema Ponzi che promette forti guadagni alle vittime, sempre che esse siano disposte a gettare nel calderone altri nuovi investitori. Questa catena di Sant’Antonio mirata ad ottenere ingenti ritorni economici e soprattutto a breve termine è una sorta di marketing piramidale della truffa e come già ipotizzato nel nostro incipit, potrebbe attecchire anche nel dorato mondo dell’arte, a patto che non lo abbia già fatto.

Giusto pochi giorni or sono il Guardian ha pubblicato la notizia della scoperta di uno sconcertante giro di estorsioni nel mondo dell’antiquariato. Migliaia di dealers, organizzatori di fiere e case d’asta sono stati per lunghi anni bersagliati da un manipolo di traders internazionali che li hanno costretti a pagare migliaia di euro sotto forma di inserzioni pubblicitarie fasulle. Cosa ha spinto le vittime a pagare tali somme non è ben certo ma un’indagine internazionale sta cercando di gettare un poco di luce su questo losco meccanismo.

Le Olimpiadi di Londra fanno alzare i prezzi degli studio del 60%

Come già accennato in alcuni precedenti articoli, le Olimpiadi di Londra 2012 hanno gettato la city in un totale subbuglio. Dalle parti dell’arte contemporanea però le cose sembrano andare a gonfie vele, visto che l’attesissimo evento olimpico ha dato vita ad una lunga serie di interessanti iniziative dal Quarto Plinto di Trafalgar Square passando per i posters creati da Tracey Emin e compagnia cantante.

Insomma la comunità creativa ha il morale alle stelle, direte voi. Ed invece non tutto è come sembra, ma spieghiamoci meglio. Come succede anche dalle nostre parti, alcune zone di Londra si sono trasformate negli ultimi anni in veri e propri art districts. Questo poiché le zone più disagiate dispongono di locali a basso costo che possono essere affittati dagli artisti emergenti. Una di queste zone è Hackney nell’East London, polo creativo preso in considerazione per un’attenta analisi effettuata dal magazine Hyperallergic. Il Blog ci illustra infatti la storia di Dragica Carlin, giovane artista giunta dalla Croazia circa 20 anni fa.

Il MAN ed i pranzi “luColluani” dei musei italiani

Leggevo proprio ieri un articolo scritto da Massimo Mattioli per Artribune riguardo la minaccia di chiusura del Museo MAN di Nuoro. Nello specifico il magazine ha pubblicato dei documenti ufficiali della provincia dove è possibile leggere lo stipendio del direttore del museo Cristiana Collu, che ad esser precisi ammonta a circa 171 mila euro. Questo compenso fa sorridere amaramente, soprattutto in relazione all’offerta della struttura ed alle sue possibilità legate ad una provincia non certo gigantesca e fertile riguardo l’arte contemporanea.

Il fondo di funzionamento disposto dalla provincia per il MAN di Nuoro per l’anno 2010 è stato pari a 579.915 euro, cui vanno poi decurtati gli emolumenti per il direttore. Ne consegue che tolte le altre spese, poco resta per l’amministrazione museale. Con la cultura non si mangia, ma sembra che qualcuno riesca lo stesso ad organizzarci dei pranzi luculliani. Del resto non si può certo organizzare una forca mediatica per Cristiana Collu, il suo stipendio non è dissimile da quello degli altri grandi dirigenti del mondo della cultura. Il problema riguarda quindi l’intero sistema museale italiano, dove fin troppo spesso a fronte dei soldi spesi dai contribuenti non si contrappone un programma espositivo degno di questo nome. Ed allora che fare?

Dalla top 100 alla top 10, la crema della crema dei potenti dell’arte

Dopo le varie top list delle personalità più influenti dell’arte contemporanea stilate dalle testate e dalle case d’asta più prestigiose del mondo, eccoci come di consueto a pubblicare la lista dei potenti dell’arte made in Art+Auction. A dire il vero il magazine aveva già pubblicato una sua Power 100, vale a dire una lista con i 100 nomi più influenti del mondo dell’arte ma ora da questa hit parade è stata attuata una scrematura, in modo tale da stilare una Top 10. Questa nuova classifica rappresenta in termini il meglio del meglio dell’arte contemporanea, nomi che in poche parole fanno il bello ed il cattivo tempo. Ma non perdiamoci in chiacchiere e vediamo di chi stiamo parlando:

1 Sheikha Al-Mayassa Bint Hamad Bin Khalifa Althani – Il nome è senz’altro impronunciabile ma la figlia dell’emiro del Qatar è membro del Qatar Museums Authority, vale a dire mani in pasta dappertutto.

2 Larry Gagosian – Lui non ha certo bisogno di presentazioni. Stiamo infatti parlando dell’inventore del supermarket dell’arte contemporanea con sedi sparse in tutto il globo.

3 Eli Broad – Uomo d’affari e collezionista. E’ fondatore di diversi musei tra cui il MOCA e il LACMA. Nel 2013 delizierà il mondo con il suo nuovo museo.

4 Dasha Zhukova – Bella, ricca e potente. La zarina dell’arte contemporanea dirige il Garage Center di Mosca ed il nuovo Pop Magazine.  

La moglie di Ai Weiwei nuovamente sotto torchio

Secondo quanto dichiarato da Ai Weiwei in persona ai microfoni del The Guardian, alcuni agenti della polizia si sarebbero introdotti all’interno dell’abitazione dell’artista a Pechino lo scorso weekend. Gli agenti avrebbero poi prelevato Lu Qing, moglie di Weiwei, e l’avrebbero in seguito condotta in centrale per interrogarla.

Negli ultimi tempi la polizia ha interrogato due assistenti del celebre artista-dissidente: “Sembrerebbe che stiano facendo le cose in grande ma non ho ben capito di cosa si tratta. In famiglia non ci sentiamo particolarmente nervosi, anche perché non abbiamo violato nessuna legge. Anzi, devo dire che siamo piuttosto curiosi sui prossimi sviluppi dell’intera faccenda perché se abbiamo sbagliato in qualcosa non sappiamo proprio in cosa” ha dichiarato l’artista al celebre quotidiano inglese. Eppure, come già scritto in un nostro precedente articolo, Ai Weiwei è attualmente indagato per vari reati tra cui quello di pornografia illegale.

Sara Wookey accusa Marina Abramovic ed il MOCA

La serata di gala organizzata dal MOCA di Los Angeles con tanto di performance progettata da Marina Abramovic è tornata nuovamente sulle prime pagine dei maggiori magazine di arte contemporanea. Artinfo ha infatti pubblicato una lunga lettera scritta dalla performer Sara Wookey la quale si è rifiutata di partecipare alla performance organizzata dalla celebre artista.

Vorremmo qui di seguito pubblicare le parti salienti della lettera, evitando ulteriori commenti e lasciando così al nostro affezionato pubblico il diritto di giudicare su alcune consuetudini dell’establishment artistico. Comportamenti ampiamente diffusi anche nel nostro belpaese. Ecco il testo della lettera:

“Il 7 novembre ho partecipato ad un’audizione per la performance di Marina Abramovic al gala annuale del Museum of Contemporary Art di Los Angeles. L’ho fatto perché volevo essere coinvolta nel progetto di un’artista che ho seguito con interesse per moltissimi anni. Alle selezioni hanno partecipato 800 persone ed il mio nome è stato inserito nella lista dei 200 selezionati, in particolare il mio ruolo era quello di rimettere in scena la celebre opera Nude with Skeleton (2002) di Marina Abramovic sopra i tavoli del gala.

Il direttore del Brooklyn Museum sull’orlo del…WC!

Come previsto il vespaio di polemiche sollevato dalla tappa newyorchese della mostra Hide/Seek non accenna ad attenuarsi, anzi la vicenda sembra regalare siparietti da avanspettacolo ad ogni nuovo giorno. Pietra dello scandalo è sempre lui, il povero e compianto David Wojnarowicz che con il suo video A Fire in My Belly sembra essere divenuto il bersaglio preferito del peggior bigottismo cattolico.

Il pretesto è sempre il solito fotogramma con il crocifisso infestato dalle formiche ma è chiaro che la tematica di Hide/Seek (incentrata sulle diversità e sui molteplici aspetti della creatività LGBT) crea fastidio a molti benpensanti statunitensi. L’ultima strana vicenda ha visto come protagonista il pittore Scott LoBaido il quale, alla luce della prossima apertura di Hide/Seek, ha deciso di comporre un ritratto del direttore del Brooklyn Museum intento a sporgersi dal bordo di una tavoletta del WC.

Con l’arte si campa? Richard Phillips ci riesce benissimo

Capita spesso di imbattersi in artisti di successo che fanno venir alla mente una subitanea domanda: “come fa costui ad aver tutto questo successo?” la risposta ovviamente non è così intuitiva, molto dipende dallo spiccato senso per l’attitudine commerciale che trasuda dalle opere dell’artista in questione e dalle dinamiche di mercato che si costituiscono attorno ad esse. A volte però questo benedetto artista è talmente privo di talento e visione creativa che il segreto del suo successo rimane un mistero insolubile.

Uno di questi misteri viventi è Richard Phillips, giovane pittore classe 1962 proveniente dal Massachussets nonché pezzo forte della premiata scuderia Gagosian. Solitamente Phillips è autore di gigantesche tele di stampo iperrealista che raffigurano idoli della pop music, modelle famose, attori di grido e politici. Si tratta di ritratti in primissimo piano che si riallacciano allo stile pittorico delle copertine dei magazine patinati anni ’50 e ’60.

Roy Lichtenstein e i fumetti copiati su un sito internet

Parliamo oggi di Roy Lichtenstein, uno dei più grandi esponenti della Pop Art a stelle e strisce. Come molti di voi ben sapranno, nel bel mezzo degli anni sessanta il celebre pittore aveva avviato una sperimentazione sull’uso del retino tipografico, inventato nel 1878 da Benjamin Day, attuando una cesellatura manuale talmente accurata ed elaborata da rendere ogni opera simile ad una riproduzione meccanica.

Lichtenstein era solito utilizzare delle scene cannibalizzate dal mondo dei fumetti. Riviste, giornali, albi e pubblicazioni di vario genere, queste le fonti più utilizzate ed in seguito riproposte con grande successo su tela. Sebbene furono in molti a criticarlo in vita, la fama postuma di Lichtenstein non conosce limiti tanto che le sue opere hanno raggiunto in questi ultimi giorni delle quotazioni da capogiro. Il dipinto I Can See The Whole Room!… And There’s Nobody In It!, ad esempio è stato battuto all’asta da Christie’s agli inizi di novembre, raggiungendo la cifra record di 43 milioni di dollari. Eppure anche la scena che caratterizza quel dipinto e stata copiata a piè pari da una striscia a fumetti, Lichtenstein si è guadagnato fama imperitura ma così non è stato per l’ignoto autore di quel fumetto.

Mr. Brainwash, ancora Art Basel per dimostrare di essere artista

Mr. Brainwash lo spaccone, il finto street artist o il vero naif della street art, il sognatore, il pazzo. Molti, pensando all’identità segreta di Banksy, hanno pensato a lui ed alla fine un legame tra Brainwash al secolo Thierry Guetta ed il beniamino della street art esiste sul serio. Banksy ha infatti utilizzato le immagini video di Guetta per il suo documentario Exit through the Gift Shop (2010), pellicola pluripremiata che è subito entrata nel cuore di tutti gli aficionados della street art.

Chi ha visto il documentario sa già che Mr. Brainwash non si separa mai dalla sua videocamera, che ha seguito per anni i più grandi street artists del mondo ed in seguito ha fagocitato le loro estetiche per poi mixarle nelle proprie opere. Mr. Brainwash si è inventato artista e nel 2008 ha prodotto ed organizzato una mostra titanica dal titolo Life is Beautiful in un magazzino abbandonato di Los Angeles. La mostra è stata un successo ma Guetta vi aveva puntato tutti i suoi risparmi, tutto (anche la casa) sulla sua prima faraonica mostra. Ed ora le fatiche di Mr.Brainwash sono state ripagate, l’uomo che si è autoproclamato artista ha beffato anche il mercato raggiungendo quotazioni record (120.000 dollari) per alcune delle sue opere all’asta che di fatto triplicano le stime previste.

Massimo Minini contro Berlusca e la notizia finisce su Artinfo

Visto che oggi ci piace tanto parlare di Berlusconi, allora vorremmo comunicarvi che restiamo su Berlusconi. Non ci accusate di esser monotematici ma dobbiamo per forza di cose “restare sul pezzo” per rendervi partecipi di una gustosa e saporita novella proveniente dritta dritta da Artinfo e poi ogni tanto bisogna pur parlare di politica.

Finalmente si parla d’Italia all’estero e questo grazie al liberatorio atto del dealer Massimo Minini che proprio nella mattinata dello scorso 14 novembre ha rilasciato un comunicato stampa all’alba della caduta del governo di Silvione dove è possibile leggere: “L’italia è stata vittima di alcuni semi-dittatori per metà stupidi e per metà calcolatori, essi hanno promesso di far diventar tutti ricchi e felici ma si sono unicamente impegnati ad accrescere i loro possedimenti.