L’origine: un intervento di Chiara Mu e Baldo Diodato

di Daniela Cotimbo Commenta

 

 

 

Ogniuno di noi, almeno una volta nella vita, si è trovato ad immaginare come poteva essere l’inizio, il momento in cui l’indistinto prende forma e diviene sostanza, e diviene mondo. E molti di noi conservano sotto forma di traccia, di sfocata percezione “quel dolce bisogno di niente” che sembra aver caratterizzato l’esperienza del proprio concepimento. Qui le dissertazioni psicoanalitiche si sprecherebbero ma non è su questo che ci si vuole focalizzare. Lo spunto per questa riflessione nasce da un evento svoltosi lo scorso 21 giugno presso Bibliothé Contemporary art Gallery e intitolato L’origine che prevedeva un intervento congiunto di due artisti differenti per generazione e metologie operative: Chiara Mu e Baldo Diodato.

Il tema non è nuovo al panorama artistico, ed anzi nelle sue molteplici accezioni ha caratterizzato il lavoro della maggior parte degli artisti contemporanei e non, sotto forma di ossessione, traccia, scopo finale (l’origine intesa come meta del ritorno); gli artisti stessi coinvolti in questa operazione si sono esplicitamente riferiti al lavoro altrui ed in particolare al celeberrimo dipinto di Gustave Courbet rappresentante, per l’appunto, L’origine del mondo. Il soggetto, un organo genitale femminile, è più volte ripreso durante la mostra; lo vediamo in una foto pixellata appesa ad una parete, lo ritroviamo anche nell’opera di Diodato, un foglio applicato sul pavimento su cui una silouette femminile che si copre i genitali va lentamente delineandosi attraverso il calpestio dello spettatore, ed ancora, in maniera altrettanto esplicita, nell’ingresso che introduce all’intervento performativo di Chiara.

Un tendaggio in seta rosa cade lungo la parete aprendosi centralmente in una fessura che riprende le forme di una vagina segnando il passaggio tra la dimensione conosciuta e quella ignota dell’originale. Il legame con l’immaginario  diventa  ancora più esplicito quando, una volta entrati, il primo elemento che appare riconoscibile nella penombra della stanza, è costituito da due pagine tratte dal libro di Gaston Bachelard, La poetica dello spazio: in esso  si analizza lo spazio, ed in particolare quello intimo della casa, per sottolinearne la natura individuale, frutto dell’oggettivazione dell’esperienza di chi lo abita. Questo primo elemento ci aiuta a capire di cosa Chiara stia parlando, di come intende nella sua opera L’origine; ma non basterebbe a farne un’opera, l’artista è abilissima invece nel ricreare un luogo emotivo di sospensione e al tempo stesso di chiarezza, attraverso il suo sbucare silenziosamente da una valigia e versare del te riesce a rendere con delicatezza l’atmosfera sottile e rarefatta e tuttavia rassicurante, nota ad un livello intimo, profondo, di quel placido modo di essere al di là della coscienza.

Quello che i due artisti sembrano volerci comunicare attraverso le loro opere è che l’origine, quel necessario momento rassicurante che sembra contenere il senso ultimo  dell’esistenza, non è qualcosa che va ricercato in forme collettive o nella strada impercorribile della memoria volontaria, ma è piuttosto materia iridescente, percepibile attraverso forme molteplici, continuamente smarrita e riacquistata, ma pur tuttavia elemento appartenente al presente e al futuro dell’essere umano.

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