Loverkillerloop, personale di Jessica Iapino alla Dora Diamanti di Roma

di Micol Di Veroli Commenta

Si inaugura oggi alla galleria Dora Diamanti arte contemporanea la mostra Loverkillerloop, personale di Jessica Iapino a cura di Micol Di Veroli.

Artista dal curriculum interdisciplinare, con interessi che vanno dal video al cinema alla fotografia. La sua ricerca consiste in un’indagine sociologica e culturale. Un’analisi introspettiva con uno sguardo alla società contemporanea ritraendone gli aspetti più semplici, più umani di una quotidianità e umanità che non vogliamo vedere. Un’operazione contro un’ipocrisia generale. Attraverso una filosofia di pensiero in costante “costruzione-costrizione”.

Loverkillerloop analizza i delicati meccanismi psichici e sociali che agiscono sull’essere umano. Il modus operandi è netto e deciso nella negazione dei concetti di catalogazione e nella oggettivazione della materia grezza come elemento al di là della materia stessa e quindi inclassificabile. Jessica Iapino pone lo spettatore innanzi ad una profonda riflessione, se si è in grado di assegnare un ruolo od un nome preciso può quindi esistere una condizione al di fuori della nominabilità, una sorta di limbo senza il quale sarebbe inutile sentire il bisogno di etichettare una data cosa. Nell’algida ed anonima aura di tale luogo empirico si muovono i protagonisti del video in stop and motion e delle microambientazioni scultoree.

Uno scenario privo di riconoscibili appigli architettonici ed immerso in toni di bianco e grigio che sembrano voler riprodurre uno stato emozionale, una raffigurazione dell’identità psichica piuttosto che un reale ambiente scenico. All’interno di questo teatro mentale agiscono due soggetti, completamente simili al punto di essere confusi tra loro o essere inglobati in un unico organismo ambivalente. Doppia personalità, doppia identità e doppia visione filmica che riorganizza i punti cardinali di ogni consuetudine.

Jessica Iapino piega la tecnica rappresentativa per portarla alla dimensione dell’opera, l’animazione frame by frame in velocità dissimili contribuisce a distorcere l’impianto narrativo e a scomporre freneticamente l’immagine, la divisione della scena in due separate proiezioni accentua il dualismo visivo e psichico mettendo in risalto l’alienazione e la spasmodica ricerca dei personaggi. Le forme scultoree sono spartane e primordiali, plasmate con il pongo  che nasconde ogni carattere distintivo e copre di bianco ogni possibile stato emozionale. Sotto l’influenza di asettici elementi ed estrema asciuttezza visiva uniti alla mancanza di esempi ideologici e comportamentali, la percezione della realtà è inevitabilmente alterata. Ed in questa condizione al di fuori della nominabilità delle cose Jessica Iapino ci costringe a guardare togliendo la possibilità di catalogare per generi e sottogeneri, ad assegnare un ruolo ben definito poiché questo non è ciò di cui abbiamo realmente bisogno.

Photo copyright di Jessica Iapino

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