Che fare? ci pensa Dan Perjovschi

di Redazione Commenta

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Che fare?/What Is To Be Done? è un ciclo di eventi partito il 3 aprile negli spazi del Castello di Rivoli. Ogni appuntamento si tiene in una differente area del museo e coinvolge alcuni tra i protagonisti della performance contemporanea.

Che fare? prende il titolo dalla celebre opera di Mario Merz che, realizzata nel vivo della contestazione del 1968, riflette sul dubbio perenne che accompagna l’artista nel relazionarsi con il mondo.

La Performance art nasce negli anni Sessanta e si sviluppa ampiamente negli anni Settanta, anche se esempi di azioni performative si contano già nei primi anni del secolo scorso con le manifestazioni dei dadaisti e dei futuristi. Genere oggi ampiamente riscoperto, la performance occupa un ruolo rilevante nell’arte dei nostri giorni – tra permanenza ed effimero.Il progetto al Castello di Rivoli diviene occasione per riflettere sul rapporto tra arte, pensiero e azione. Gli artisti invitati includono Ana Prvacki, Nedko Solakov, Massimo Grimaldi, Mark Leckey e Dan Perjovschi. Con motivazioni diverse, vengono affrontate le difficoltà dell’agire contemporaneo, a volte reso impossibile da forme di conflittualità senza apparente soluzione. Filo conduttore delle opere è tuttavia la generosità espressiva che prevede anche la partecipazione del pubblico. Le performance sono accompagnate da incontri tra gli artisti e curatori contemporanei. Al termine di ciascun intervento, ogni artista lascia alcuni elementi sotto forma di installazione temporanea nelle sale del museo.

Venerdì 19 giugno è la volta dell’artista Dan Perjovschi (nato a Sibiu in Romania nel 1961) in conversazione con Carolyn Christov-Bakargiev. Verrà presentata la performance All Over Again/Da capo. Nel corso della performance realizzata appositamente per il Castello di Rivoli, ricopre pareti nere con disegni a gessetto bianco. Ogni intervento crea un nuovo livello che, sommandosi al precedente, lo rende illeggibile.

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