Capolavori della modernita’ al Mart di Rovereto

di Micol Di Veroli Commenta

Dopo aver ospitato le straordinarie opere della Phillips Collection di Washington, della Österreichische Galerie Belvedere e dell’Israel Museum di Gerusalemme, al Mart e’ ora la volta delle ricchissime raccolte del Kunstmuseum Winterthur.

240 capolavori assoluti della storia dell’arte del XX secolo dalle collezioni del museo svizzero, saranno nelle sale del Mart di Rovereto dal 19 settembre al 10 gennaio 2010. L’esposizione si articola in un ricco percorso cronologico e tematico che attraversa l’impressionismo, il cubismo, il surrealismo e le ricerche astratte, per giungere ad una apertura di altissima qualità sulle ricerche internazionali del secondo dopoguerra.La collezione del Kunstmuseum di Winterthur ha origine grazie ad una sapiente campagna di acquisti avviata alla fine dell’Ottocento dalla Società di Belle Arti della città svizzera, e sostenuta in seguito da generosi donatori, la raccolta si e’ concentrata fin dall’inizio su capolavori impressionisti di Degas, Sisley, Pissarro, Monet e post-impressionisti.

La mostra si apre proprio con una sezione dedicata alla pittura francese agli albori della modernità, con alcuni suggestivi paesaggi di Corot e Boudin che anticipano le ricerche pittoriche degli impressionisti, qui rappresentati da un nucleo di opere di alta qualità, tra cui una serie di paesaggi di Monet, alcuni studi di luce di Sisley e le vedute affollate di Pissarro. All’affermazione di una pittura assolutamente libera nell’impianto e nella pennellata giunge Vincent van Gogh con due capolavori che documentano la straordinaria evoluzione della sua ricerca in un brevissimo arco di tempo: Soffioni del 1889 e Ritratto del postino Roulin (1888), interamente costruito sulle gamme del giallo e del blu.

Un altro affascinante capitolo e’ dedicato alla pittura romantica-simbolista dove, come scrive Schwarz -il colore e’ inteso come fenomeno materiale ma anche come esperienza soggettiva-, con opere di Eugène Delacroix, Odilon Redon e Ferdinand Hodler, fino ai nabis Maurice Denis, Édouard Vuillard e Pierre Bonnard, cui si affianca lo svizzero Fèlix Vallotton.

Una sezione e’ dedicata alla scultura e all’evoluzione del linguaggio plastico, a partire da Medardo Rosso, che alla fine del XIX secolo supera il concetto tradizionale di scultura per accogliere nella materia le vibrazioni atmosferiche e luminose (Henri Rouart, 1889), fino alle radicali sperimentazioni formali di Pevsner, Duchamp-Villon e Lipchitz e all’estrema sintesi di Brancusi (Danaide, 1913) e Giacometti presente in mostra con il bellissimo marmo Testa che guarda (1927-1929).

La stagione delle avanguardie si apre con un capitolo che sottolinea il passaggio della pittura verso l’astrazione, con opere di artisti che abbandonano ogni riferimento oggettivo, dal cubismo orfico di Delaunay all’astrattismo lirico di Kandinsky e Klee. Un nucleo particolarmente importante di opere illustra le ricerche di quegli artisti che, a partire dal primo dopoguerra, rivolsero il loro sguardo oltre -le cose sensibili- per indagare il lato piu’ nascosto e profondo della realtà, fino alla dimensione del sogno e dell’inconscio, partendo da Giorgio de Chirico che apre la strada ai surrealisti come Max Ernst, Rene’ Magritte e Yves Tanguy.

Il sottilissimo fil rouge che dalle ricerche surrealiste conduce fino alla nascita dell’informale e’ rappresentato dalle opere di Asger Jorn e Karel Appel, e Antoni Tàpies che verso la metà degli anni Cinquanta abbandona le rappresentazioni fantastiche e grottesche per dedicarsi a rilievi in cui ricerca l’espressività di materiali poveri ed essenziali.

La collezione del Museo di Winthertur, grazie ad importanti donazioni, presenta anche le ultime ricerche artistiche figurative con opere di Richard Hamilton, protagonista della cultura pop, Richard Artschwager e Gerhard Richter fino agli esiti della cultura artistica contemporanea.

Photo: Vincent van Gogh, Joseph Roulin, 1888, Olio su tela, 65 x 54 cm, Donazione degli Eredi di Georg Reinhart, 1955

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