Il silenzio di Peter Belyi

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La Galleria Pack di Milano il 29 settembre inaugura la seconda mostra personale dell’artista russo Peter Belyi dal titolo Silence. Con questo progetto, l’artista russo prende le distanze dall’indagine introspettiva di quegli elementi culturali tipici del carattere post-Sovietico che avevano caratterizzato la sua produzione precedente per lasciare spazio alla materialità e all’imponenza fisica delle opere.

L’indagine dell’artista in questa nuova mostra, si fa ancora piu’ profonda e matura, senza tuttavia perdere la poeticità ed il carattere evocativo che contraddistinguono il suo linguaggio. Belyi persegue la sua ricerca evocando gli elementi che piu’ lo interessano: linguaggio, parola e memoria commemorativa.
Silence quindi, oltre ad essere il titolo della mostra, sembra rappresentare la poetica che sottintende le due grandi installazioni realizzate per l’occasione. Absolute Text, la prima delle due, e’ costituita da alcuni ritagli di gomma attorcigliati attorno a dei tubi di neon fluorescenti appesi al muro. La sovrapposizione della gomma nera ai tubi crea la visione di una scritta indecifrabile il cui significato sfugge alla nostra comprensione. Un testo oscuro, un richiamo forse al paradiso perduto e alla dispersione dei linguaggi della Torre di Babele, la rappresentazione di un’utopia, quella del disperato tentativo di leggere, conoscere e condividere un testo e una parola comuni.

Di dimensioni monumentali e’ invece la seconda installazione intitolata Wooden Explosion, un’esplosione di schegge di legno che viene congelata dalle pareti della stanza della galleria che pare non riuscire a controllarne la potenza. Un’esplosione bloccata e silenziosa, che paradossalmente crea una sorta di rumore metafisico.

Wooden Explosion sembra anche, nella sua muta ieraticità, esprimere un atto di ribellione al vuoto sterile della galleria, alla costruzione politica e sociale dello spazio pubblico in generale e a quello dell’arte in particolare. L’artista affida a se’ stesso il non facile compito di fissare e immobilizzare la frenesia, l’irreversibile natura del mondo all’interno delle pareti di una stanza. Esplosione Silenziosa e’ un ossimoro che in questo caso diventa metafora del processo che accade nella mente dell’uomo contemporaneo. Per l’artista -Lo stress continuo, l’aggressione e la pressione che vengono dal mondo esterno alla fine provocano un’esplosione che si fissa nel tempo e nello spazio della coscienza di ciascun individuo-. È ancora una volta il legno che si fa portavoce dell’opera di Peter Belyi. Materiale grezzo che l’artista sceglie usato, sporco, in voluto stato di decomposizione per meglio esprimere la condizione di fragilità e instabilità dell’uomo moderno.

Silence (silenzio) sembra quindi in ultima istanza voler dare voce alla rappresentazione dell’utopia di un linguaggio comune, alla metafora del tentativo fallito dell’uomo di liberare i propri desideri e speranze che si cristallizzano invece negli ingranaggi della società post-industriale.

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