Guido Van Der Werve e le regole degli scacchi

di Redazione Commenta

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Guido Van Der Werve torna alla galleria Monitor di Roma e lo fa in grande stile. L’opening del 21 settembre oltre ad attirare un folto pubblico ha offerto agli astanti la meraviglia di una visione artistica completa, interdisciplinare e soprattutto poetica. Per Minor Pieces, l’artista ha infatti presentato un video, una serie di fotografie, una performance ed un concerto per archi, il tutto incentrato sulla matematica e sul mistero di rebus irrisolti, nuclei centrali di tutte le cose visibili ed invisibili. Van Der Werve parte dal gioco degli scacchi per formulare teorie celesti, il suo lavoro corre sul filo di movimenti minimi disegnati su una scacchiera ideale che regola il tempo, lo spazio e la natura del destino umano.

Ed ancora tattiche e mosse scacchistiche ritornano nelle opere fotografiche e nel film di quaranta minuti girato in tre location diverse tra il Marshall Chess Club di Manhattan, il vulcano attivo del monte St Helens e la valle di Sant’Andrea in California, come a voler ribadire la costante presenza di un fato pre-organizzato e regolato da schemi ben precisi. Con incredibile visionarietà ed una liquidità degna e composta Van Der Werve propone paesaggi silenti, attese, riflessioni e ripensamenti, il suo approccio stilistico ricorda la filosofia Zen, l’immaginario visivo abbraccia gli stalli sacri di maestri come Andrej Tarkovskij e Aleksandr Sokurov. Artista colto e sperimentale Van Der Werve, ardimentoso a tal punto da costruire uno strumento musicale formato dalle meccaniche di un pianoforte ed una comune scacchiera, per poi farlo suonare in un concerto in tre movimenti che riempie l’anima e funge da perfetto incastro sonoro per l’opera video.

Guido Van Der Werve con Minor Pieces conferma un approccio estetico orientato verso la perfezione a cui fa da contrappunto un corollario di movimenti minimi e complessi attraverso i quali la nera figura dell’artista scorre sommessa ed esile come un pedone, pezzo minore della scacchiera celeste , archetipo della fragilità dell’uomo rapportata alla monumentalità della natura e della perfezione cosmica.

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