Garden Project alla Z2o, quando la galleria si trasforma in giardino delle meraviglie

di Redazione Commenta

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La Z2O Galleria | Sara Zanin di Roma inaugura il 10 novembre la personale dell’artista Michele Guido dal titolo Z2O Garden Project _2009, con la presentazione di opere che riconfermano il suo interesse botanico per la natura.

Nello spazio della galleria l’artista ricostruisce una griglia, con adesivi che salgono dal pavimento su tutti i muri e le pareti, che rappresenta un giardino, all’interno del quale “sbocciano” (o nascono) le sue foto. Utilizza il mezzo fotografico per studiare da un punto di vista molto ravvicinato le particolarità botaniche del giardino: il suo sguardo ravvicinato e l’immagine stampata ingrandita fanno sì che l’osservatore si immerga completamente in essa. Così le superfici di piante esotiche divengono piani irriconoscibili nella loro ondulazione e le imperfezioni diventano strane evoluzioni della forma.L’allestimento proposto dall’artista evidenzia un aspetto saliente della sua ricerca fotografica: lo slittamento tra l’esperienza puramente visiva e quella tattile ottenuta dalla collocazione delle fotografie all’interno di una installazione. Riproducendo “al chiuso” la realtà della natura, il visitatore combina l’osservazione con l’esperienza fisica dello spazio: entra in giardino e passeggia tra le piante.
Ecco dunque che l’obiettivo della macchina fotografica diviene una sorta di prolungamento dell’occhio dell’artista, mentre l’iride diviene una superficie sensibile paragonabile alla pellicola fotografica, su cui si imprimono le immagini. Il giardino è il luogo privilegiato di questa ricerca in cui osservazione e azione, occhio e mano, coincidono. La macchina fotografica è una protesi che potenzia la capacità dello sguardo al punto da penetrare la superficie della realtà, scendere giù in profondità, tra gli elementi vegetali, alla scoperta di un dettaglio: una spina, una muffa, la peculiare flessione di una foglia. L’occhio allora mette a fuoco questo singolo elemento e ne imprime il contorno sulla pellicola così come sulla retina, mentre lo spazio intorno si dissolve in un insieme confuso e sbiadito di ombre e colori

Michele Guido nasce ad Aradeo (Le) nel 1976, ha studiato e si è diplomato nel 2002 presso l’A.A.B.B. di Brera. Oggi vive e lavora a Milano.

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