Il mito di Shirley Verrett visto da Gian Domenico Sozzi allo Studio Stefania Miscetti

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Studio Stefania Miscetti è lieto di presentare una edizione speciale della rassegna video SHE DEVIL ospitando BRAVA (2006) l’opera di Gian Domenico Sozzi (Cremona, 1960) che dopo il debutto presso la Galleria Zero di Milano a cui son seguite varie tappe in Italia e all’estero, giunge quest’anno a Roma in una special edition a lei dedicata.

“Milano, Teatro alla Scala, 1977. La direzione del Macbeth di Giuseppe Verdi è affidata a Claudio Abbado, mentre la messa in scena a Giorgio Strehler. Il frammento selezionato da Gian Domenico Sozzi si apre con una figura sola al centro del proscenio; tutto tace e si concentra sul volto di lei, la diva. Il filmato a bassa definizione della cineteca Rai rende particolarmente intensa quella che sta per divenire una delle più straordinarie performance nella carriera della soprano afro-americana Shirley Verrett. Il tragico personaggio shakespeariano è giunto ad una risoluzione definitiva: pur di far avverare la profezia che riguarda l’ascesa al potere del marito, è disposta ad invocare tutte le potenze infernali perché fortifichino la sua incerta determinazione. L’interpretazione è resa con un’impronta drammatica mai disgiunta da una femminilità estenuata, nervosa e sensibile. Una Lady Macbeth che seduce e atterrisce allo stesso tempo. Il Male, in questa coincidenza di opposti, non è più il principio contrapposto all’ordine naturale, ma diviene la necessità di superare un confine, di varcare una soglia. Al termine dell’aria un boato incontenibile scuote il teatro, un trionfo che lascia impietriti sia l’interprete sia l’orchestra. Anche il regista sembra incerto se concentrarsi sul palcoscenico o documentare l’entusiasmo della platea. Più forte di tutto è però il primo piano che ritrae il volto di Shirley Verrett. L’identificazione fra il personaggio e l’interprete si assottiglia a tal punto che questa soglia non ha più limiti definiti. Accogliere l’ovazione del pubblico, concedersi ad esso, o rimanere fedele al personaggio e alle esigenze narrative dello spettacolo?

Questa dicotomia rende proteico il volto della cantante; si assiste ad una battaglia estrema fra pulsioni contrastanti e fortissime, fra la rigidità del corpo, come pietrificato, e l’incontrollabile vivacità degli occhi. Questo vertiginoso crescere di tensioni si sublima in una lacrima, che solo la sensibilità di un primissimo piano riesce a cogliere. È qui che Gian Domenico Sozzi sceglie di concludere il suo frammento. Questo lavoro nasce da un incontro fortuito e la sua forma è determinata da differenti fattori esterni che ne hanno seguito la genesi. Il dono e l’inciampo, quindi, la volontà di condividere qualcosa di prezioso ed inatteso che il caso può riservare, stanno alla base della prassi dell’artista.”
Gyonata Bonvicini

In mostra sarà esposta anche l’edizione Red Carpet nata dall’installazione realizzata presso la Galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea di Palermo nell’ottobre del 2009.

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