Burj Khalifa Tower, il declino dell’architettura contemporanea

di Redazione 3

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 La nuova meraviglia (se così possiamo definirla) dell’architettura è la Burj Khalifa Tower di Dubai. Inaugurato pochi giorni fa l’edificio è detentore del primato di costruzione più alta del mondo con i suoi 818 metri di altezza per 160 piani in totale. 12.000 operai hanno lavorato al giorno e notte al faraonico progetto che è stato completato in pochissimo tempo. D’altronde nel campo dell’architettura, come nella vita del resto, il tempo è tutto ma la tempistica della Burj Khaifa non poteva essere peggio di così.

L’edificio giunge a noi in 21esimo secolo impoverito dalla crisi economica dove il primato di edificio più alto del mondo è divenuto un noioso cliché che infastidisce per la sua insulsa opulenza oltre che risultare offensivo se messo in relazione con povertà che ci circonda. Di questo negli Emirati Arabi se ne sono ben resi conto visto che pochi giorni prima della fine dei lavori Dubai ha dovuto mettere i suoi creditori in attesa, segno evidente che gli eccessi della nazione sono giunti al capolinea. Il sistema che ha prodotto la Burj Khalifa sta ormai cadendo in pezzi e questo dovrebbe far riflettere le frotte di Archistar sempre pronte a realizzare edifici stravaganti e sfarzosi che oramai non hanno più senso all’interno di tessuti urbani sempre più poveri e sconnessi. La Burj Khalifa Tower è un dinosauro, il simbolo supremo di un’architettura contemporanea frutto di una mentalità superata che oggi come non mai appare incredibilmente fuori luogo. Per portare a termine il progetto Dubai ha ingaggiato Skidmore, Owings and Merrill, archistars di Chicago quotati e rispettati ma il risultato è stato un edificio freddo e proletario, una sorta di casa rapida contemporanea che trova nelle dimensioni il suo unico primato architettonico. Ma non è mistero che anche la più grande meraviglia architettonica della terra farebbe fatica ad inserirsi in una città cacofonica come Dubai, dove ogni edificio sembra estraneo al suo prossimo in un caos architettonico senza fine.

Questo dovremmo evitare, noi che in Italia vorremmo costruire nuvole di cristallo a Roma e pensiline agli Uffizi fiorentini per scuotere l’opinione pubblica e dare nuova linfa (ne abbiamo davvero bisogno?) ad architetture vecchie di 500 anni. Dubai insegna che il futuro può essere già obsoleto e con tutti i soldi del mondo si può essere infinitamente poveri.

Photo Copyright: Ahmed Jadallah/Reuters

Commenti (3)

  1. Sono perfettamente d’accordo con quanto scrive. Ormai si segue soltanto la via del calcolo: quanti calcoli prodigiosi possono essere sfruttati per realizzare una curva superextralarge-che-invada-lo-spazio-e-raggiunga-l’infinito! Inizia a darmi la nausea.
    E mi accorgo che qualcosa non va in questi involucri, mi sembra sia andato perduto il senso. Ormai si gioca a chi è più bravo.

  2. complimenti davvero… bell’articolo.. nn tutti saranno d’accordo diranno solo “ke figata!! è altissimo” senza capire che in realtà è una stronzata e che il mondo sta andando a puttane..

  3. Per Fra e Bru, grazie dei commenti,
    tornate a trovarci, non vi deluderemo!

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